Emergenza coronavirus, riaprire il Forlanini? “Servono anni e milioni, la struttura è compromessa”

L'emergenza coronavirus fa riaprire il dibattito sui vecchi ospedali dismessi, ma il Forlanini di Roma è in una situazione critica
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ROMA – Rimettere in sesto il Forlanini per l’emergenza coronavirus? “È quasi impossibile, servirebbero anni e molti milioni per rimetterlo a posto: anche il padiglione centrale, strutturalmente messo un po’ meglio del resto, potrebbe avere gravi danni all’impiantistica a causa della cannibalizzazione e del furto dei cavi elettrici proseguito negli anni”. A spiegarlo all’agenzia Dire e’ Francesco Ceccangeli, che all’Ospedale Carlo Forlanini di Roma ci ha lavorato per ben 41 anni fino a 4 anni fa, seguendone la logistica e altri servizi da dipendente dell’Economato.

“Inizialmente, quando c’era ancora una parte attiva, nel corpo centrale alcune cose si potevano salvare, ma il problema serio e’ stata la cannibalizzazione da parte di senza fissa dimora e la predazione dei cavi elettrici“, ha sottolineato Ceccangeli.

La zona centrale “forse in parte e’ ancora agibile ma solo quella, ma non e’ neanche detto perche’ mentre venivano rubati i cavi dell’ettricita’, parliamo di cavi grossi di portata, si creavano problemi ai malati che rischiavano di morire e venivano spostati nei nuovi padiglioni del San Camillo“.

E se nel corpo centrale “forse qualcosa si puo’ fare, magari un ospedale da campo ma dipende dalla situazione degli impianti, che fino a qualche anno fa era seriamente compromessa”, nel resto della struttura “assolutamente no: ci sono infiltrazioni d’acqua ovunque, metterci le mani purtroppo sarebbe molto dura“.

Gia’ 6-7 anni fa, racconta l’ex dipendente, “per tenerlo in piedi ai tempi di Renata Polverini con solo pochissimi reparti aperti, come radiologia centrale, malati terminali e medicina nucleare, che credo sia ancora funzionante, il dg dell’epoca mi diceva che erano necessari 20 milioni di euro l’anno. Dispiace a tutti perche’ poteva essere l’ospedale perfetto in questo momento, si poteva tenere isolato, aveva due parchi, due teatri: e’ un un peccato, ma si e’ trattato di una scelta politica. Si e’ cominciato a chiudere i grossi ospedali a causa degli alti costi di manutenzione”.

Il Forlanini, ha ricordato Ceccangeli, “e’ un corpo unico fatto negli Anni 30, e si e’ deciso di dare priorita’ allo Spallanzani e al San Camillo, dove sono state spostate le funzioni. Ora al Forlanini, senza manutenzione e preda di cannibalismo, sono rimasti solo gli ammnistrativi del San Camillo, nell’ex padiglione ortopedico, l’unica struttura separata”.

Per una riapertura celere compatibilmente con i tempi dell’emergenza coronavirus “il problema serio e’ che bisognerebbe conoscere la situazione dell’impiantistica, per i macchinari di autoventilazione puo’ essere un grave problema. Forse ci si potrebbe montare un ospedale da campo ma il problema serio, ripeto, e’ quello dell’impiantistica, anche se 4-5 anni fa non c’erano infiltrazioni d’acqua. C’e’ pero’ da dire che tutti i balconi presentavano gia’ allora problemi di stabilita’, e lo stesso vale per i riscaldamenti: sono delle serpentine a terra montate sotto il pavimento negli Anni 30, chissa’ in che condizioni potranno essere”.

A lungo termine pero’, per Ceccangeli, “la struttura c’e’ e si puo’ ripensare, era una struttura molto importante ma non si puo’ pensare di rimetterla in piedi adesso, servirebbero anni e molti milioni per metterla a posto. Detto questo- ha concluso- una ristrutturazione varrebbe veramente la pena, anche perche’ abbiamo visto che lo Spallanzani da solo non regge e sono stati necessari altri Covid Hospital. Visto che queste epidemie si ripetono ciclicamente, sarebbe intelligente e giusto prevedere altre strutture: non buttiamo un patrimonio che in 3-4 anni potrebbe tornare a disposizione di tutti“.

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17 Marzo 2020
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