Coronavirus, come donare online evitando truffe: i consigli dell’esperto

L'ntervista all'avvocato Andrea Lisi, esperto di diritto digitale e presidente di Anorc Professioni
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ROMA – Lodevoli raccolte fondi che si scopre, poi, essere nient’altro che trappole di qualche malintenzionato che prova ad arricchirsi approfittando dell’altrui buonafede. E’ questo purtroppo un tema che ricorre ad ogni emergenza di grande portata, perche’ col moltiplicarsi delle iniziative di solidarieta’ diventa altissimo il rischio di truffe, soprattutto online. Insidie sparse qua e la’ tra social network, mail e siti web che si possono pero’ evitare seguendo alcune semplici regole.
Lo spiega all’agenzia Dire l’avvocato Andrea Lisi, esperto di diritto digitale e presidente di Anorc Professioni.

– Avvocato Lisi, in questo momento c’e’ il rischio di essere truffati aderendo a iniziative di solidarieta’?

“Il rischio e’ altissimo, come in tutti i casi di emergenza. Ci sono state in passato truffe on-line a seguito di terremoti o altre emergenze di questo tipo. Ovviamente anche adesso arrivano truffe con raccolte fondi inesistenti, legate a conti correnti non attribuibili realmente a ospedali o Asl, ma invece a persone e per di piu’ in Paesi esteri dove poi e’ anche difficile recuperare il denaro versato. Purtroppo il web si presta benissimo per sviluppare questo tipo di tentativi di truffa e i malintenzionati non perdono occasione”.

– Quali attenzioni deve avere un cittadino prima di effettuare un versamento?

“Le donazioni tendenzialmente e’ bene farle sui siti istituzionali. Questa e’ la prima accortezza. È chiaro che se vado sul sito della Croce Rossa o della Protezione Civile e trovo un conto corrente sul quale fare una donazione, posso stare sicuro che questa andra’ a buon fine. Per questo approfitto di questa intervista per invitare tutti a lanciare due hashtag, #attentialletruffe e #donacontroilvirus, indicando nei post questo link ufficiale dove poter fare una donazione in favore di chi sta combattendo ogni giorno per noi una difficile lotta, la Croce Rossa Italiana: https://www.cri.it/emergenza-coronavirus.
Per quanto riguarda i casi di raccolta fondi a partire da iniziative private, bisogna verificare sempre la trasparenza.
Cioe’ capire bene se quel sito web si presenta bene, chi c’e’ dietro, se c’e’ un comitato organizzatore, cosi’ possiamo verificarne la serieta’”.

– Dove si possono verificare le informazioni?

“Ci sono delle norme europee che impongono ai titolari di app e siti web di essere trasparenti quindi bisogna andare a vedere le privacy policy del sito o le note legali e capire se quel determinato sito web e’ attribuibile a chi viene dichiarato. Se viene indicato sul sito un conto corrente istituzionale (intestato ad esempio alla Presidenza del Consiglio, a un ospedale o una Asl) dove effettuare un versamento e poi l’intestazione del sito e’ sotto un altro nome, c’e’ quantomeno da avere qualche sospetto. Questo vale anche in generale per i siti di e-commerce”.

– Quindi le iniziative che non hanno nulla da nascondere dovrebbero fare particolare attenzione alla trasparenza proprio per distinguersi dai fake?

“Si’, ultimamente mi sono imbattuto in un’iniziativa sicuramente seria e lodevole che si chiama ‘L’Italia chiamo” patrocinata da Mibact e partecipata da giornalisti, cantanti e celebrita’ di ogni tipo. Si tratta di un’iniziativa – lo ripeto – senz’altro importante, ma non posso non notare che e’ stata sviluppata in maniera un po’ discutibile, soprattutto agli occhi di una persona esperta come me, perche’ non e’ facile dal sito web della stessa capire chi la porta avanti. Sembrerebbe un’iniziativa della Protezione Civile, quindi istituzionale, poi guardando l’intestazione del sito si scopre che il titolare è un privato cittadino, sicuramente una persona altrettanto seria, ma che in questo caso ha trascurato alcuni fattori di trasparenza se ha portato avanti da solo – come sembrerebbe – questa raccolta fondi. Ed e’ proprio l’intestazione dei siti web uno degli elementi che dovrebbe invece aiutarci a distinguere immediatamente un sito affidabile da un sito sospetto”.

– Tra siti web, spam e app, su quali canali corrono di piu’ le truffe?

“Corrono via mail prima di tutto perche’ e’ facile creare degli account fasulli. Poi naturalmente si diffondono sui social perche’ e’ semplicissimo sui social organizzarsi e sviluppare iniziative fasulle. E’ anche facilissimo confezionare app o siti web truffa proprio per l’occasione. Oggi realizzare un sito web e’ semplice a maggior ragione se si tratta di un sito di poche pagine e costruito appositamente per lanciare un’iniziativa”.

– I social network non sono tenuti a garantire sulle iniziative che fanno circolare?

“I social provider non possono andare a verificare nel dettaglio tutti i contenuti postati dai loro utenti perche’ di iniziative di questo tipo ce ne sono tantissime. In casi sospetti si devono dunque fare delle segnalazioni perche’ si innesca cosi’ un meccanismo di verifica, e in questo caso il titolare del social network e’ tenuto ad intervenire perche’ ha una responsabilita’ indiretta proprio in quanto provider. Secondo un decreto legislativo del 2003, infatti, loro potrebbero avere questo tipo di responsabilita’ e in realta’ anche secondo il GDPR, (quindi le regole europee sulla protezione dei dati personali). Tali norme europee infatti impongono a colui che e’ intermediario di servizi un’azione generale di sorveglianza sui contenuti postati che si attiva in caso di evidenze di illecito segnalate dagli utenti/interessati o ovviamente in caso di provvedimenti di un’autorita’ competente. Quindi se ricevono una denuncia di un’iniziativa falsa devono intervenire”.

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17 Marzo 2020
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