giovedì 12 Marzo 2026

Referendum sulla giustizia, Giovanni Storti per il No: “Sorteggiare il Csm? Un azzardo pericoloso”

Il comico ha deciso di schierarsi per il No al Referendum sulla riforma della giustizia, usando l’arma che gli è più congeniale: l’ironia

ROMA – Un’urna improvvisata, qualche nome pescato a caso e una domanda semplice, quasi disarmante: ha senso affidare scelte cruciali al caso? È da qui che parte l’intervento di Giovanni Storti, che ha deciso di schierarsi per il No al Referendum sulla riforma della giustizia, usando l’arma che gli è più congeniale: l’ironia. Negli ultimi anni, infatti, il comico ha affiancato all’attività artistica un crescente impegno pubblico, in particolare sui temi ambientali e civili, diventando una voce riconoscibile nel dibattito social.

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L’attore del famoso trio comico Aldo, Giovanni e Giacomo ha affidato ai social una riflessione che prende la forma di una piccola scena teatrale. “Con Aldo e Giacomo stiamo preparando un nuovo film. Siamo nella fase in cui bisogna scegliere gli attori. Quest’anno abbiamo pensato: perché sceglierli? Estraiamoli a sorte“, racconta, mostrando un’urnetta e leggendo nomi a caso, con l’effetto di sottolineare l’assurdità della situazione.

La metafora diventa presto politica. “Ma vi sembra sensato scegliere i propri collaboratori estraendoli a sorte?”, incalza Storti, prima di collegare l’esempio alla riforma della giustizia in discussione: il sorteggio dei componenti del Consiglio Superiore della Magistratura, l’organo che garantisce autonomia e indipendenza alla magistratura.

Secondo l’attore, la proposta rappresenta “un azzardo, anche molto pericoloso”, soprattutto perché il nuovo assetto prevedrebbe un ampliamento del Csm e un coinvolgimento indiretto del governo nella scelta di parte dei membri. “Per questo– conclude– al referendum voterò No“.

La riforma del Csm è uno dei punti più controversi del referendum. L’obiettivo dichiarato del governo è ridurre il peso delle correnti interne alla magistratura, ma le opposizioni e diverse associazioni di magistrati temono che il sorteggio finisca per indebolire l’autogoverno della categoria.

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