NEL 2025 SOLO 13 CITTÀ HANNO SUPERATO LIMITI PM10
Lo smog nelle città italiane diminuisce, ma non abbastanza da cambiare davvero rotta. Nel 2025 scendono a 13 i capoluoghi di provincia che hanno superato i limiti giornalieri di Pm10 (50 microgrammi per metro cubo per un massimo di 35 giorni all’anno), contro i 25 del 2024, i 18 del 2023 e i 29 del 2022. A scattare questa fotografia è stato il rapporto ‘Mal’aria di città 2026’ di Legambiente. Si tratta di uno dei dati più positivi degli ultimi anni, ma non deve far abbassare la guardia. Se si guarda al 2030, anno in cui entreranno in vigore dei nuovi e più stringenti limiti europei sulla qualità dell’aria, l’Italia resta ancora lontana dai parametri richiesti: applicandoli ad oggi, sarebbe fuorilegge il 53% delle città per il Pm10, il 73% per il Pm2.5 e il 38% per l’No2. La maglia nera quest’anno va a Palermo, seguita da Milano e Napoli.
GREENPEACE: DIPENDENZA DA GAS DI TRUMP MINACCIA L’EUROPA
Durante la Conferenza sulla sicurezza di Monaco, che ha visto la partecipazione del segretario di Stato americano Marco Rubio, un gruppo di attivisti e attiviste di Greenpeace Germania ha protestato contro la crescente dipendenza dell’Unione Europea dal gas statunitense. A due passi dalla sede della Conferenza, gli attivisti hanno srotolato da una gru un grande striscione con la scritta ‘Liberiamoci dai tiranni’ e gonfiato due sagome alte dieci metri di Putin e Trump seduti su una nave gasiera. Secondo i calcoli di Greenpeace International, dal 2022 le società europee hanno firmato contratti per l’acquisto di gas naturale liquefatto statunitense per un valore stimato tra i 190 e i 210 miliardi di euro. In media, ogni giorno, arrivano in Europa due navi cisterna di gas liquefatto provenienti dagli Stati Uniti. Greenpeace esorta i governi europei a ridurre la dipendenza dal gas di Trump e ad affidare la sicurezza energetica dell’Ue alle energie rinnovabili prodotte localmente.
TEMPO D’AMORE ANCHE TRA I ROSPI
Il 14 febbraio, San Valentino, è stata la festa degli innamorati, e il Wwf ha raccontato gli amori del mondo animale. Febbraio risveglia l’istinto riproduttivo di molte specie di anfibi, in primis i rospi. Sul finire dell’inverno, lasciano le aree dove hanno trascorso il periodo del letargo e si muovono verso laghi, fiumi e specchi d’acqua per l’accoppiamento. Nell’area del triangolo lariano, tra le province di Lecco e Como, vive una delle maggiori colonie d’Europa di rospo comune – Bufo bufo – con oltre 20.000 individui censiti. Questi anfibi scendono dai monti verso il lago e i volontari del Wwf si danno appuntamento in questo periodo per facilitarne lo spostamento, salvarli dagli investimenti stradali, bonificare dai rifiuti le aree degradate e raccogliere i rospi rimasti ‘intrappolati’ in manufatti artificiali. Stessa attività viene svolta dai volontari del Wwf Toscana. Qui la migrazione è già iniziata, a causa delle forti piogge associate alle temperature miti.
ENPA: FERMARE UCCISIONI LUPI, NON SAPPIAMO QUANTI SONO
Da “rigorosamente protetto” il lupo è stato declassato a solo “protetto” e questo apre la strada alla sua uccisione in Italia. Per farlo però servono ancora due cose: un decreto con l’ok delle Regioni, da cui però non è ancora arrivato il via libera, e un censimento aggiornato del numero di lupi in Italia. Ma, come ricorda il sottosegretario al Mase Claudio Barbaro, “oggi non c’è una stima recente riferita all’intero territorio nazionale”, con l’ultimo dato disponibile che riguarda solo le Alpi. Per l’Enpa e altre associazioni ambientaliste e animaliste, “questa ammissione conferma che mancano i presupposti scientifici per modificare lo status di tutela” del lupo. Non solo, denunciano, “l’eventuale declassamento potrebbe aprire la strada ad abbattimenti che- sottolineano le associazioni- non sono imposti da alcun obbligo normativo”. Al contrario, con le attuali regole, “l’Italia è tenuta a garantire uno stato di conservazione favorevole”.







