L’infermiere? Non è un lavoro per giovani: “Urge investire”

Pietro Giurdanella, numero uno dell'Ordine degli infermieri di Bologna e presidente del Coordinamento regionale degli ordini infermieristici dell'Emilia-Romagna
Pietro Giurdanella, numero uno dell'Ordine degli infermieri di Bologna e presidente del Coordinamento regionale degli ordini infermieristici dell'Emilia-Romagna, intervistato oggi dall'agenzia Dire.
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BOLOGNA – Se mancano infermieri negli ospedali per combattere contro il Covid, è anche un problema di formazione. O meglio, è “una professione su cui nessuno ha mai investito” negli anni e che oggi “non è appetibile per i giovani”. A sollevare la questione è Pietro Giurdanella, numero uno dell’Ordine degli infermieri di Bologna e presidente del Coordinamento regionale degli ordini infermieristici dell’Emilia-Romagna, intervistato oggi dall’agenzia Dire.

“Sulla formazione abbiamo due ordini di problemi- spiega Giurdanella- il primo è che sovraccaricare le Università aumentando gli iscritti non è un problema da poco. Gli infermieri fanno migliaia di ore di tirocinio, quindi bisogna organizzarne la gestione, avere i tutor che li accompagnano e i coordinatori didattici”. L’Italia tra l’altro ha una media tra le più basse in Europa nel rapporto tra insegnamenti infermieristici e infermieri. Quindi “non abbiamo chi li forma”, sottolinea Giurdanella.

Il secondo problema, continua il presidente dell’Ordine, è che “più della metà degli studenti abbandona al primo anno, perchè non è una professione appetibile per i giovani. Oggi un infermiere guadagna 1.400 euro al mese rischiando la vita e facendo le notti. E’ una professione su cui nessuno ha mai investito negli anni, oggi ne abbiamo bisogno ma i problemi rimangono”. Per gli infermieri, oltretutto, manca anche “uno sbocco professionale- segnala Giurdanella- da anni chiediamo che possano specializzarsi, ma a questo non viene dato un risvolto organizzativo”.

Secondo il presidente dell’Ordine degli infermieri di Bologna, dunque, è necessario un intervento deciso nel campo della formazione dei professionisti sanitari. Ma non solo. Dalla pandemia “usciremo migliori se riusciremo a cambiare l’organizzazione del sistema sanitario- sostiene Giurdanella- che oggi è fortemente concentrato sull’ospedale e sulle cure di emergenza”. Ma allo stesso tempo, rileva, “abbiamo una popolazione in gran parte anziana con malattie croniche, che si possono gestire solo a livello domiciliare e territoriale, non in ospedale”.

Su questo punto, serve però un impegno forte della politica. Ma su questo “voglio essere positivo- afferma il presidente dell’Ordine degli infermieri di Bologna- oggi Draghi ha sostenuto la volontà di fare delle riforme, a iniziare da quella sanitaria. Purtroppo il sistema sanitario nazionale è datato e va fatta una manutenzione. Ma confido nella riuscita di questa riorganizzazione e nella politica che può rispondere ai nostri bisogni”, conclude Giurdanella.

“LOCKDOWN? MEGLIO EDUCARE”

Dal punto di vista statistico, “più si chiude e più si combatte il virus”. Ma dopo un anno di pandemia, più che un lockdown generalizzato, occorre “educare le persone e prenderle per mano”. E’ la ricetta di Pietro Giurdanella, numero uno dell’Ordine degli infermieri di Bologna e presidente del Coordinamento regionale degli Ordini infemieristici dell’Emilia-Romagna.

Intervistato oggi dall’agenzia Dire, Giurdanella non nasconde l’amarezza nel vedere tante persone in giro nonostante il covid faccia ancora vittime e contagi. “Vedo le strade del centro e mi preoccupo- afferma Giurdanella- perchè non riusciamo a trovare una via di mezzo. Convivere col virus significa anche mantenere norme come il distanziamento e le mascherine. Purtroppo questo non sta avvenendo”. Secondo il numero uno degli infermieri di Bologna, “da una parte c’è troppo allarmismo e dall’altro il liberi tutti. Dobbiamo trovare una sana via di mezzo. Penso che le persone vadano educate in questo senso”.

Rispetto a un nuovo lockdown generale, ragiona quindi Giurdanella, “dal punto di vista statistico, più si chiude e più si combatte il virus. Ma a distanza di un anno dobbiamo accompagnare per mano i cittadini. E forse va ricalibrato anche il sistema. Più che chiudere in alcune fasce orarie, andrebbe ampliata l’apertura“, per avere cioè un flusso più ‘leggero’.

“Se si dice che si può uscire solo quattro ore al giorno- sottolinea- è chiaro che tutti usciranno in quelle quattro ore”. Secondo Giurdanella, dunque, “il punto principale rimane il fatto che i cittadini possono capire bene, ma c’è troppa gente che parla. Anche gli stessi esperti, troppi dicono sì e troppi dicono no. E questo fa confusione. Se posso fare un invito al Governo: parlare meno, ma dare spiegazioni più efficaci”.

Il presidente dell’Ordine degli infermieri di Bologna ribadisce comunque la “preoccupazione” del momento, perchè “vediamo che le persone non hanno fino in fondo capito l’importanza delle poche misure” di prevenzione, che “bisogna rispettare sempre. Leggere che viene fatto fare ai ragazzini un pigiama party, vuol dire che i richiami non servono a nulla”. All’inizio, insiste Giurdanella, “andava bene dare regole ferree. Oggi invece le persone vanno educate nel vero senso dalla parola. Abbiamo bisogno di fidelizzarle, non trattate come bambini dicendo: ‘tutti dentro’ o ‘tutti fuori’. Alle persone mature bisogna parlare con tranquillità”.

Rispetto alla primavera di un anno fa, rileva infine il numero uno degli infermieri, si nota una minore solidarietà nei confronti degli operatori sanitari da parte delle persone. “Il fenomeno c’è- conferma Giurdanella- ma è marginale. Voglio ricordare piuttosto le tante donazioni, sono più le immagini delle persone che ci hanno chiamato per aiutarci. Quindi se da una parte esiste il problema del vandalismo, dall’altro c’è il grande cuore di una comunità che ci sta sostenendo tuttora”.

“C’È PROBLEMA TENUTA PSICOLOGICA”

Negli ospedali cresce il problema della “tenuta psicologica” degli operatori sanitari, dopo un anno di pandemia. A rilanciare l’allarme è Pietro Giurdanella, numero uno dell’Ordine degli infermieri di Bologna e presidente del Coordinamento degli ordini infermieristici dell’Emilia-Romagna. “Nella prima fase il problema erano le tutele e i sistemi di protezione, che erano contati- ricorda Giurdanella, intervistato oggi dall’agenzia Dire- oggi invece abbiamo costruito dei percorsi per i pazienti positivi e negativi, ma a un anno di distanza il problema è la tenuta psicologica degli operatori”. Il presidente dell’Ordine conferma: “C’è il problema del burnout, ma c’è anche un problema di gestione generale. Così come un cittadino sente l’esigenza di andare in ferie, la sente anche un infermiere o un medico. E anche noi siamo obbligati a stare dentro quattro mura”.

Quindi oggi “il problema è la tenuta psicologica di gruppi che non vedono una fine e vedono il susseguirsi di ondate” di Covid, insiste Giurdanella. A questo si aggiunge che “in diverse realtà, come a Bologna, c’è anche il blocco delle ferie. Quando però si esce di casa e si vede il liberi tutti, viene da dire: ma io sto ancora lavorando senza poter andare in ferie”. Per alleggerire la situazione, suggerisce il numero uno degli infermieri di Bologna, occorre “potenziare fin da ora l’assistenza domiciliare e territoriale, perchè tanti casi possono essere gestiti a domicilio, evitando il sovraccarico degli ospedali. Lo diciamo da sei-sette mesi”.

A livello nazionale, ricorda ancora Giurdanella, “è stata individuata la figura chiave dell’infermiere di comunità, programmando l’assunzione di 9.000 unità. Ad oggi però ne contiamo poche centinaia in tutta Italia. Chiediamo a gran forza di accelerare su questo”.

In questi mesi, rileva il presidente dell’Ordine degli infermieri di Bologna, “la Regione Emilia-Romagna ha alzato gli standard quantitativi del personale, ma bisogna ricordarsi che un infermiere va cresciuto e specializzato. Quindi oggi per mettere più risorse nei reparti, bisogna valutare anche che questi infemieri vanno formati. E in questa fase stiamo specializzando gli infermieri per avere maggiori risorse”.

VACCINO, RESISTENZE TRA INFERMIERI: “MA NESSUN NO VAX”

Anche tra gli infermieri a Bologna e in Emilia-Romagna “abbiamo notizia di qualcuno che sta facendo resistenza per vaccinarsi. Ma non abbiamo casi conclamati di no vax“. Lo assicura Pietro Giurdanella, presidente dell’Ordine degli infermieri di Bologna e numero uno del Coordinamento regionale degli ordini infermieristici dell’Emilia-Romagna, intervistato oggi dall’agenzia Dire.

“La federazione nazionale degli infermieri- ricorda Giurdanella- già tre anni fa ha emanato un documento in cui si dice che noi ci vacciniamo sempre, senza se e senza ma. Prima ancora del Covid. Anche oggi valgono queste regole e invitiamo tutti gli infermieri ad affidarsi alla scienza e di vaccinarsi”.

Anche in Emilia-Romagna, rileva il presidente dell’Ordine, “abbiamo notizia di qualcuno che sta facendo resistenza per vaccinarsi, ma non abbiamo casi conclamati di no vax. Parliamo di persone che a livello individuale fanno fatica. Li stiamo aiutando, perchè prima della punizione c’è l’accompagnamento e il far capire il problema. E su questo andremo avanti. Ma il nostro codice deontologico è chiaro: ci affidiamo alla scienza e proteggiamo i cittadini”.

“SOSTA OPERATORI PROBLEMA DRAMMATICO”

Quello della sosta per gli operatori sanitari in ospedale a Bologna “è un problema annoso”. E vedere già al mattino “gli infermieri in fila per cercare un parcheggio, in un momento in cui riceviamo ogni giorno richieste per averne di più, è drammatico”. A dirlo è Pietro Giurdanella, presidente dell’Ordine degli infermieri di Bologna, che torna così sulla richiesta avanzata da operatori, sindacati e anche dalla stessa Ausl di garantire la sosta gratuita vicino agli ospedali per il personale sanitario. Intervistato oggi dall’agenzia Dire, oltre al problema dei nosocomi, Giurdanella cita anche il caso della Casa della salute Navile.

“Lì intorno ci sono solo posti a pagamento- sottolinea- e ci sono mamme che non possono andare a lavorare in autobus, perchè devono prima portare i figli a scuola e poi tornare a prenderli. Queste persone devono lasciare l’auto in un parcheggio a pagamento, pur avendo stipendi bassi“. Quindi “il problema c’è- insiste il presidente dell’Ordine- non si risolve in maniera facile, ma quel parcheggio oggi serve agli infermieri e a chi lavora in ospedale. Con i pochi infermieri che ci sono, dobbiamo fare tanto”.

Nel frattempo, sul tema della sosta per gli operatori sanitari tornano alla carica anche i sindacati di categoria dei confederali. Le sigle della funzione pubblica di Cgil, Cisl e Uil di Bologna infatti colgono “con favore la decisione del Comune di aprire un tavolo di confronto che possa affrontare positivamente il tema”. Per questo, mandano a dire i sindacati, “auspichiamo che l’annunciato tavolo di lavoro, oltre alla partecipazione delle direzioni delle strutture sanitarie, veda anche il coinvolgimento del sindacato, anche in ragione dell’esigenza di rappresentare i bisogni degli operatori sanitari al fine di trovare le più opportune soluzioni”. Secondo Cgil-Cisl-Uil, del resto, “riteniamo che questo tema meriti una risposta per andare incontro a una criticità oggettiva che subiscono gli operatori sanitari delle aziende bolognesi, anche alla luce delle numerose nuove assunzioni che si sono verificate in questi mesi”.

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