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La montagna perde 12,4 milioni di turisti e 9,7 miliardi di euro

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L'analisi dell’Istituto Demoskopika si focalizza su cinque destinazioni invernali: Trentino-Alto Adige, Piemonte, Valle d’Aosta, Lombardia e Veneto. Qui la perdita di spesa turistica dovuta allo stop agli impianti sciistici è l’86% dei mancati introiti italiani: 8,4 miliardi di euro
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BOLOGNA – Lo stop agli impianti sciistici in nome del contagio anti-Covid significa che 12,4 milioni di turisti resteranno a casa. E questo, a sua volta, vuol dire mancati incassi per oltre 9,7 miliardi di euro. “L’ordinanza che ha stabilito la chiusura degli impianti sciistici fino al prossimo 5 marzo rischia, dunque, di mettere definitivamente in ginocchio il turismo invernale” con i suoi 6.170 chilometri di piste e circa 1.800 impianti di risalita che danno lavoro a 14.000 persone oltre all’indotto. L’analisi è dell’Istituto Demoskopika che focalizza su cinque le destinazioni invernali gli effetti peggiori: Trentino-Alto Adige, Piemonte, Valle d’Aosta, Lombardia e Veneto. Qui la perdita di spesa turistica rappresenta oltre l’86% dei mancati introiti complessivi italiani, pari a 8,4 miliardi di euro.

A questi dati Demoskopika arriva partendo dall’andamento dell’imposta di soggiorno applicando i calcoli al periodo dicembre 2020-marzo 2021. La spesa media pro capite stimata per la settimana bianca, è di 785 euro per persona. Ma il punto è ora sui soldi che devono in qualche modo arrivare al turismo bianco. “Senza un adeguato e immediato ricorso ai ristori per compensare la perdita degli incassi provocati dall’ordinanza di chiusura delle piste da sci e degli impianti- dichiara il presidente di Demoskopika, Raffaele Rio– non vi è dubbio che assisteremo alla stagione di de profundis della montagna italiana”. Al neo-ministro del Turismo, Massimo Garavaglia, “che ha giustamente bollato come atto di mancato rispetto per i lavoratori l’improvvisa decisione di non riaprire le stazioni sciistiche- precisa Rio- non sfuggirà, in alcun modo, che ci sono a rischio immediato almeno 9.000 stagionali oltre ad almeno altri 5.000 assunti a tempo indeterminato”.
Secondo Demoskopika “sarà vincolante pianificare proficue misure e necessari sostegni per operatori e lavoratori che già da due anni non riescono a lavorare con continuità tra cui il prolungamento della cassa integrazione, la proroga del blocco dei licenziamenti, un immediato piano ristori da 3,5 miliardi per gli operatori turistici e l’immediata revisione dei contenuti e delle risorse per l’asse turismo e cultura del Next Generation Italia”. E su queste sfide “si capirà finalmente- conclude il presidente di Demoskopika- se il turismo rappresenta consapevolmente un settore strategico per la nostra economia”.

Guardando in dettaglio, il Trentino-Alto Adige perde 4,1 milioni di turisti seguito da Piemonte e Valle d’Aosta rispettivamente con 2,5 milioni e 1,7 milioni di arrivi. Poi Lombardia con 1,3 milioni di arrivi e Veneto con 1,1 milioni, l’Abruzzo con 494.000 mancati arrivi, l’Emilia-Romagna con 273.000, il Friuli-Venezia Giulia con 209.000, le Marche con 165.000. E, ancora, la Toscana con 163.000, il Lazio con 129.000 e la Calabria con 102.000. Altrove le flessioni sono meno consistenti ma comunque significative: in Molise -44.000 arrivi, in Sicilia -42.000, in Basilicata -30.000, Campania -27.000, Liguria -26.000 e, infine, Sardegna -8.400. Quanto vale economicamente tutto questo? In Trentino-Alto Adige e Piemonte si calcolano mancati incassi per oltre cinque miliardi di euro, la metà dei 9.731 milioni di euro, di minore spesa turistica nell’industria delle “vacanze sulla neve” in Italia.

Come diretta conseguenza dell’assenza dei turisti sulle piste di sci si avrà una sforbiciata degli incassi pari a 3,2 miliardi di euro per il Trentino-Alto Adige, a due miliardi per il Piemonte, a 1,3 miliardi di euro per la Valle d’Aosta, a quasi 1,1 miliardi di euro per la Lombardia e a 886 mila euro per il Veneto. Dall’elaborazione di Demoskopika si rileva, inoltre, un ulteriore raggruppamento di destinazioni turistiche invernali caratterizzato da una possibile flessione della spesa turistica compresa tra i 400 milioni euro e gli 80 milioni euro. Si parte dall’Abruzzo con 388 milioni di euro, immediatamente seguito dall’Emilia-Romagna con 214 milioni di euro, dal Friuli-Venezia Giulia con 164 milioni di euro, dalle Marche con 129 milioni di euro, dalla Toscana con 128 milioni di euro, dal Lazio con 101 milioni di euro e dalla Calabria con 80 milioni di euro.

In coda, anche se con perdite tutt’altro che irrilevanti, compaiono il sistema del turismo bianco del Molise con 35 milioni di euro, della Sicilia con 33 milioni di euro, della Basilicata con 24 milioni di euro, della Campania con 21 milioni di euro, della Liguria con 20 milioni di euro. A collocarsi in fondo a questa particolare graduatoria per livello di contrazione della spesa turistica, la Sardegna con una minore riduzione di possibili mancati introiti pari a quasi sette milioni di euro.

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