‘Mamme come tumori’. Cartabia invii ispettori nei Tribunali per i minorenni

Marta Cartabia
Ultimamente è in voga l'alienazione parentale: una pratica con cui taluni psicologi e affini assicurano di dover salvare i bambini da genitrici inadeguate
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ROMA – Si chiama “parantectomia” la moda  del momento e la parola rievoca drammaticamente la chirurgia con cui si asportano organi e si mutilano i corpi per un tumore o altre gravi malattie. Quadrantectomia e ti tolgono un pezzetto di seno, mastectomia e te lo tolgono tutto. Tiroidectomia e ti succhiano via l’orologio del tuo corpo. Parentectomia e ti asportano la madre. E così via. Ora va in voga questa pratica con cui taluni psicologi e affini assicurano di dover salvare i bambini da genitrici inadeguate. Lo ha teorizzato illo tempore lo psicoanalista Bruno Bettelheim a proposito di figli autistici e madri cosiddette ‘frigorifero’. Oggi ci pensano i sostenitori dell’alienazione parentale che nelle loro perizie scrivono di madri simbiotiche, adesive, con conflitto di lealtà, iperprotettive quando non hanno il coraggio di pescare esplicitamente dal cilindro questa teoria, ampiamente sconfessata.

È capitato anche ad alcuni padri di essere processati perché genitori accudenti, ma va detto, casi alla mano, che sono le madri a cadere come birilli sotto la scure di queste sadiche teorie, soprattutto quando si separano per violenza e abusi, anche su minori. Avete capito bene: quando di mezzo c’è lo spettro della pedofilia.

La madre va asportata come una massa tumorale e il bambino resettato con un piano d’azione il cui setting perfetto è la casa famiglia: luogo neutro, senza contatti, terapia riabilitativa per non si sa bene quale patologia, colloqui protetti con la madre se va bene dopo mesi di separazione, lavoro di concerto di psicologi e assistenti sociali. Un trattamento ‘carcerario’ con esperti del follow up post parantectomia. La genitorialità viene alienata, questa volta si, allo Stato e ai suoi emissari. Il piano è perfetto.

Chiamiamo questa ablazione psicologica con il suo nome proprio: una mutilazione dell’anima perpetrata sui minori. Ma per il sistema della giustizia minorile il malato è il bambino e il cancro è la madre. È questa la deriva che si è infilata nei nostri Tribunali, è l’emergenza numero uno della quale deve occuparsi la nuova ministra Marta Cartabia iniziando a tappeto ispezioni nella case famiglia e nei Tribunali per i minorenni, chiamando a raccolta i Garanti dell’Infanzia. O no? Come giornalisti è nostro dovere denunciare, e chiedere alle Istituzioni se ci sia interesse per la questione, almeno tanto quanto se ne ha, doverosamente intendiamoci, a salvare gli over 85 dal covid. Questo Paese ha a cuore di scoprire cosa accade nei centri e case famiglia in cui finiscono i bambini italiani?

È doveroso che siano congelati tutti i procedimenti in cui le perizie abbiano parlato di questa Pas e affini, sindrome che non c’è, perché sono tutti, tutti da rifare. In Italia abbiamo imposto ai fanciulli trattamenti sanitari e coercitivi asportandogli un tumore che non c’era. La madre. 

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