Protesta dei balneari a Roma: “Le concessioni siano trentennali”

Concessioni demaniali marittime di almeno trent'anni. E' la principale richiesta degli operatori balneari, che oggi hanno manifestato in centro a Roma contro la direttiva europea Bolkenstein
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ROMA – Concessioni demaniali marittime di almeno trent’anni. E’ la principale richiesta degli operatori balneari, che oggi hanno manifestato in centro a Roma contro la direttiva europea Bolkenstein, che prevede che i servizi pubblici sulle spiagge siano messi a gara dopo la scadenza delle concessioni. Una protesta in rappresentanza delle oltre 30mila imprese sparse sulle spiagge della Penisola. Tra le richieste degli oltre mille operatori arrivati a Roma c’è anche il riconoscimento del valore commerciale dell’azienda balneare, l’alienazione con diritto di opzione in favore dei concessionari delle porzioni di demanio marittimo e la modifica dei criteri di determinazione dei canoni. Le richieste saranno inoltrate ad un incontro interregionale che riunirà gli assessori al Turismo, in programma oggi pomeriggio a Roma.

“Vogliamo difendere il lavoro e le nostre famiglie- afferma Riccardo Borgo, presidente del Sindacato italiano balneari (Sib) – ma nonostante l’aiuto delle Regioni non riusciamo a risolvere il problema”. Positivo un incontro avuto in mattinata con Enrico Costa, nuovo ministro agli Affari regionali e alla famiglia. “Ci ha ascoltato – prosegue Borgo – e ha promesso che convocherá un tavolo Stato-Regioni per la prossima settimana. Urge una legge che garantisca le nostre imprese in futuro”. ‘No alle aste’ e ‘Giù le mani dai nostri lidi’ gli slogan piu’ gettonati dagli operatori balneari su magliette e striscioni. “Siamo il motore del turismo- dicono- ma la politica sembra non accorgersene”.

Ancora più diretto l’assessore all’Urbanistica della Liguria, Marco Scajola (nel video), che svolge le funzioni di coordinatore delle Regioni sul tema. “Siamo Regione capofila- ricorda- e ribadiamo che non si cedono le imprese italiane all’estero. Non e’ protezionismo, semmai tutela della nostra cultura. Se il governo e le altre Regioni non ci dovessero seguire- conclude- siamo comunque pronti a portare avanti una norma regionale che possa dare proroga alle aziende per trent’anni, dando forza agli investimenti fin qui fatti”.

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