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La senatrice Binetti presenta un libro sulla disabilità: “Urgente cambiare prospettiva sui diritti”

La senatrice dell'Udc presenta il libro 'Abili, disabili, ma tutti diversamente abili'

Pubblicato:17-01-2022 18:00
Ultimo aggiornamento:18-02-2022 14:44
Canale: Sanità
Autore:
paola binetti
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ROMA – “Si capisce con la testa ma si condivide con il cuore, che non è sentimentalismo, ma significa che ognuno di noi deve potersi mettere nei panni degli altri. Ognuno di noi deve poter fare un viaggio in primo luogo dentro noi stessi, a vedere le nostre stesse difficoltà e quelle delle persone che amiamo. Solo quando la comprensione intellettuale diventa comprensione affettiva, allora si sciolgono i nodi e le difficoltà”. Così esordisce Paola Binetti, senatrice dell’Udc, presentando il suo libro ‘Abili, disabili, ma tutti diversamente abili‘, alla biblioteca Giovanni Spadolini di Roma.

“Per capire le difficoltà degli altri dobbiamo farne esperienza – prosegue Binetti -, che non significa fare lo stesso tipo di esperienza ma dobbiamo sentire la porta del limite che si chiude dietro di noi: prendere un treno per un disabile, un bus, per stare solo alle esperienze più banali. Non sarà vivere la stessa difficoltà e lo stesso disagio ma significherà acquisire la consapevolezza di quel disagio, la relazione tra noi e l’altro. Quando questo succede, quando acquisiamo quella consapevolezza, quel disagio ci consente di non arroccarci su posizioni di presunta normalità. Il nostro obiettivo, dice l’articolo 3 della Costituzione, è rimuovere gli ostacoli, perché la forza di ragionare sulle difficoltà significa superarle”.

“URGENTE CAMBIARE PROSPETTIVA SUI DIRITTI”

“Oggi ho scelto di presentare in Senato il mio ultimo libro dedicato al complesso tema della disabilità. Ho voluto farlo assieme alle associazioni di categoria, coinvolgendo anche l’impresa e la filiera dello sport. È urgente cambiare prospettiva sui diritti delle persone disabili. Senza dubbio l’assistenza è essenziale e va potenziata ma non basta. È necessario, infatti, investire in maniera strategica e strutturale sull’inserimento lavorativo di queste persone, rendendole parte attiva della società”, dichiara Binetti a margine della presentazione del suo ultimo libro ‘Abili, disabili, ma tutti diversamente abili’. “Questo libro affronta tutte le tappe politiche, giuridiche e sociali che hanno conferito centralità ai diritti dei disabili – aggiunge la senatrice dell’Udc – Un libro che è stato pubblicato proprio a ridosso dell’approvazione del Testo unico sulle Malattie rare e della legge sulla disabilità, dopo trent’anni dalla legge 104/1992”.

È intervenuta con un videomessaggio anche Erika Stefani, ministro per le Disabilità, che ha tenuto a precisare la necessità di sviluppare un approccio diverso in materia: “L’inclusione, specie nel mondo del lavoro, non può essere prevista soltanto da una legge. Serve una nuova visione della disabilità, un rinnovato approccio culturale. Pensiamo troppo spesso che una legge possa risolvere qualsiasi problema. L’iter legislativo è essenziale e contribuisce al miglioramento della vita delle persone fragili ma non basta – sottolinea il ministro – L’attività legislativa deve essere seguita da campagne di comunicazione e di sensibilizzazione efficaci. Eventi come quello di oggi ne sono la dimostrazione”.

Hanno partecipato all’iniziativa l’onorevole Giusy Versace; Vincenzo Falabella, presidente Fish, Federazione italiana per il superamento dell’handicap; Luca Pancalli, presidente del Comitato italiano paralimpico e il manager Michelangelo Simonelli. L’incontro è stato moderato dal giornalista Daniel Della Seta, supportato da Andrea Vianello, direttore di Rai Radio uno.

“DISABILITÀ NON È LIMITE ALLE NOSTRE AZIONI MA NUOVA POSSIBILITÀ”

Binetti anticipa all’agenzia Dire il senso del suo volume sulla disabilità: “Con quello che abbiamo vissuto negli ultimi due anni, che ci hanno messo di fronte a tutte le nostre fragilità, è cresciuta la sensibilità per ogni tipo di disabilità e la nostra percezione del benessere è cambiata. Non è più un’immagine teorica di piena disponibilità di ogni nostra abilità. Ed ogni volta che siamo stati messi davanti all’esperienza del limite, non solo durante la pandemia, scopriamo che c’è una disabilità in noi. Questo ci rende, contestualmente, più sensibili, più collaborativi e pronti ad agire affinché la diversità non diventi un limite alle nostre azioni”.

“Poi scopri che puoi aggirare questo ostacolo, se non hai barriere architettoniche, e questo ti pone nell’ottica di vedere tante possibilità, quante, se non di più sono i nostri limiti – osserva la senatrice – Un libro, quindi, che fotografa un momento di cambiamento nella nostra società e che parla a tutti, perché tutti viviamo, ogni giorno, i nostri limiti”.

STEFANI: “PAROLE SONO IMPORTANTI, CONDIZIONE NON COINCIDE CON LA PERSONA”

“Il tema della disabilità è sempre più trasversale, abbraccia lo sport, il turismo e tanti altri settori, ognuno di questi impatta sulla qualità della vita delle persone con disabilità e i cambiamenti su questi settori danno modo di garantire sempre più diritti a tutti. Serve però un cambio di paradigma sulla disabilità: questo mondo fa parte della società civile e della vita di tutti“. È il messaggio di Erika Stefani, ministro per le Disabilità, nell’ambito della presentazione del libro di Paola Binetti, senatrice Udc, ‘Abili, disabili, ma tutti diversamente abili’, nella biblioteca Giovanni Spadolini, a Roma.

“Occorre un cambiamento nel modo di pensare e, per la nostra parte, lavoriamo sulle norme anche se sappiamo che questo non basta; implica un cambiamento di attenzione e sensibilizzazione nel nostro Paese. La sensibilità che ne deriva – aggiunge – dovrà essere sempre più concreta per attuare il cambiamento di paradigma. Noi accompagneremo questi cambiamenti e cercheremo di dare struttura alle trasformazioni della nostra società sul tema della disabilità. “Le parole, in primo luogo, sono importanti – conclude il ministro -, la disabilità non deve coincidere con la persona, non è la sostanza dell’individuo. Anzi, la disabilità, come ci dice la Convenzione Onu è una definizione che si misura sul contesto che limita le possibilità e i diritti della persona con disabilità. Per questo ringrazio la senatrice Paola Binetti per aver lavorato sulle parole e sulle idee, ancora una volta, anche con questo libro”.

FALABELLA (FISH): “NON È UNA MALATTIA, ARRIVA PRIMA INDIVIDUO POI CONDIZIONE”

“La disabilità non è una malattia. Se penso che nel 1992 è stata promulgata una norma, la 104, che rappresentava una grande trasformazione sul tema della disabilità. Non è vero che questo Paese non fa nulla ma è anche vero che tutti gli interventi fatti nel passato, nei confronti delle persone con disabilità, erano risarcitori, rappresentavano quindi la concezione della malattia. Vincenzo Falabella è un uomo, deve arrivare prima lui che la sua carrozzina. Il cambiamento culturale è però in atto e lo era già nel 1992, ricordiamo che il nostro Paese è stato il primo ad abolire le scuole speciali. Integrare significa includere, creare consapevolezza, dare attenzione al linguaggio”. Così Vincenzo Falabella, presidente di Fish, intervenendo alla presentazione del libro della Senatrice Paola Binetti.

“Quando ho letto il titolo del libro di Binetti, ‘Abili, disabili ma tutti diversamente abili’, mi sono chiesto perché parlare di diversamente abili quando la Convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità parla chiaramente di disabilità. Ma poi ho capito, perché la ricostruzione anche normativa fatta dalla senatrice racconta esattamente la trasformazione all’interno della nostra carta costituzionale e di tutti gli interventi normativi mirati“, spiega Falabella.

“Venti giorni fa a Milano un ragazzo disabile è stato picchiato e derubato, ma l’episodio di Milano non è isolato – ricorda il presidente della Federazione italiana per il superamento dell’handicap -. A Viterbo è successa la stessa cosa negli stessi giorni. È un segnale che è sempre più imponente nel nostro Paese. Possiamo quindi scrivere la norma più bella, e a volte mancano i decreti attuativi per rendere concrete le norme più belle, ma dobbiamo lavorare sulla contaminazione e sull’intelligenza delle persone. Anche perché tutti noi potremmo dover convivere con un limite o con una disabilità nel corso della nostra vita, e questo non è un augurio, ma una considerazione sulla realtà: l’età avanzata, un incidente anche temporaneo, una limitazione non necessariamente invalidante”.

“Sulla contaminazione quindi dobbiamo aumentare l’attenzione – aggiunge Falabella – Quello che ancora ci manca è che non abbiamo ancora un approccio concreto alla disabilità, questo libro è quindi uno strumento che sensibilizza in questo senso, che lavora sulla trasformazione e anche sulla comunicazione della disabilità, che spesso descrive i disabili come eroi o come poveri sfigati: gli atleti paralimpici o il disabile bloccato all’ottavo piano senza ascensore. La responsabilità e l’attenzione sulla disabilità si gioca anche su questo aspetto: il riconoscimento della persona prima ancora della disabilità, questo significa riconoscere i diritti della persona come base di tutto e di tutti noi, diversamente abili”, conclude.

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