Salvini in tribunale sì o no? Lunedì scontro nella Giunta del Senato

L'editoriale di Nico Perrone per Dire Oggi
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ROMA – Il leader della Lega, Matteo Salvini, sta battendo ogni borgo, ogni piazza con una campagna elettorale che se ne frega del governo regionale. Il suo messaggio, infatti, alla fine è solo uno: votate Lega per mandare a casa il governo Conte. Una partita che si giocherà fino all’ultimo, dove alla fine decideranno i tanti incerti, quelli che scelgono poche ore prima in base a scatti umorali e arrabbiature contro la cavolata di questo o quello.

Lunedì in Senato ci sarà un passaggio importante che potrebbe trasformarsi in un bel assist per il capo leghista. Si deciderà dell’autorizzazione a procedere contro Salvini chiesta dai giudici che lo accusano di sequestro di persona. Salvini, se la Giunta dirà sì, non si farà scappare l’occasione per trasformarsi in martire, andando a chiedere consensi contro chi lo vuole mandare in galera per aver difeso gli italiani dall’invasione degli immigrati. Che fare? La maggioranza di centrosinistra aveva cercato di spostare il voto subito dopo le elezioni del 26 gennaio, ma le forze del centrodestra fiutata l’occasione hanno fatto il diavolo a quattro per decidere prima del 26 gennaio. Tra 48 ore si voterà: che cosa faranno i componenti del centrosinistra che in Giunta sono maggioranza? È possibile che decideranno di non partecipare alla riunione facendo ‘assolvere’ Salvini dai suoi del centrodestra e gridando al colpo di mano, visto che il presidente della Giunta, Maurizio Gasparri di Forza Italia, e la presidente del Senato, anche lei espressa da Forza Italia, si sono sbilanciati a favore del centrodestra. Poi la decisione dovrà passare al voto dell’Aula e lì, dopo le regionali del 26 gennaio, Salvini sarà mandato a giudizio.

E intanto i sindacati segnano un punto: “È una giornata importante, perché dopo tanti anni c’è un provvedimento che aumenta il salario netto di una parte dei lavoratori dipendenti, parliamo alla fine di 16 milioni di persone che vedranno aumentare il salario”, ha detto il leader della Cgil, Maurizio Landini, al termine del tavolo a Palazzo Chigi sul cuneo fiscale. Fatti i conti, nelle buste paghe più basse alla fine saranno 1.200 euro l’anno in più, fino ai 192 euro l’anno in più per quelli che arrivano a 39mila euro. Così le parti sociali vincono una partita significativa, lo stesso il Governo e la maggioranza che lo sostiene che in questo modo possono affrontare meglio la campagna elettorale in Emilia-Romagna. Perché è in Emilia-Romagna, dove si vota il 26 gennaio, che si gioca il destino del Governo Conte 2.

 

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17 Gennaio 2020
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