lunedì 7 Settembre 2026

FOTO | VIDEO | Sui boschi “non green washing ma tutela vera”, patto con gli istituti diocesani

Alleanza sul carbon credit col Parco tosco emiliano e con Regione Emilia-Romagna

BOLOGNA – Risolvere il problema della gestione polverizzata dei boschi dell’Emilia-Romagna, vista la mappa dei suoi proprietari a macchia di leopardo, per raggiungere migliori risultati di biodiversità e sostenibilità del patrimonio verde regionale. Con un obiettivo vero di tutela, oltre ogni ‘green washing’, che liberi le foreste dalle sue principali minacce: l’abbandono e, dalla parte opposta, lo sfruttamento intensivo. Si tratta del progetto “Patrimonio bosco. Patrimonio di futuro”, iniziativa pilota targata Istituto diocesano per il sostentamento del clero, in collaborazione col Parco nazionale dell’Appennino tosco-emiliano e con la Regione Emilia-Romagna, per una gestione forestale innovativa. Ci si concentra sull’Appennino parmense, con l’obiettivo di allargarsi al resto d’Emilia e della regione.

TRASFORMARE I BENEFICI ‘VERDI’ IN CREDITI DI SOSTENIBILITÀ

Tutto il percorso si fonda sulla valorizzazione delle proprietà del bosco, dalla biodiversità alla protezione di acqua e suolo, trasformando gli stessi benefici ‘verdi’ in crediti di sostenibilità (centrati sulla CO2 risparmiata all’atmosfera che si può acquistare per compensare le proprie emissioni) acquistabili da imprese ed enti vari. È considerata un’esperienza nel suo genere, e nel suo sviluppo, unica in Italia, sperimentale, da far crescere e testare sempre più. Spiegano Fausto Giovanelli e Giuseppe Vignali, presidente e direttore del Parco nazionale dell’Appennino tosco-emiliano, all’illustrazione del progetto oggi a Bologna, in presenza dell’arcivescovo Matteo Maria Zuppi: “Vendiamo crediti di sostenibilità alle aziende, loro li comprano e noi al 100% li ridiamo ai proprietari, che migliorano gestione e creano nuovi crediti. All’insegna di tutte le certificazioni e rendicontazioni del caso, a prova di green washing”. L’esperienza, avviata nel 2018 e nel vivo dal 2022, ha avuto successo arrivando da 10.000 ettari ai 30.000 attuali e generando più crediti di sostenibilità, non solo per acchiappare il carbonio ma appunto per estendere le funzioni ricreative del bosco.

GIOVANELLI: “BOSCHI DIVENTINO A TUTTI GLI EFFETTI UN GRANDE PATRIMONIO SOSTENIBILE”

Evidenzia in particolare Giovanelli: “Estendiamo ad alcune migliaia di ettari di proprietà verdi diocesane il modello di gestione dei boschi che abbiamo sviluppato fin qui nell’alto Appennino, con oltre 32.000 ettari di bosco pianificati e certificati, con assorbimento della CO2, depurazione dei acque e tutela del suolo. Sosteniamo comunità di crinali ed enti pubblici proprietari di aree demaniali, quindi, in modo che i boschi diventino a tutti gli effetti un grande patrimonio sostenibile, oggi purtroppo ancora a metà tra abbandono e sfruttamento intensivo”. Il tutto, enfatizza ancora il presidente del Parco, “con capacità migliori di resilienza al cambiamento climatico in questa terra tra Emilia e Toscana, che noi chiamiamo ‘la nostra Amazzonia’…”.

MALIZIA: “CONTIAMO CHE QUESTI MODELLI POSSANO ESSERE REPLICATI IN TUTTA ITALIA”

Ci crede Claudio Malizia, direttore generale Istituto centrale per il sostentamento del clero, definendolo un “progetto pilota che stiamo seguendo con molto interesse, che può mettere a frutto competenze e conoscenze dell’attività boschiva per la produzione di carbon credit. Contiamo che questi modelli possano essere replicati in tutta Italia, da altri istituti con le loro Regioni”. Plaude anche la sottosegretaria alla presidenza della Regione Manuela Rontini (“Partiamo con questa sperimentazione e speriamo di allargarla ad altri territori dell’Emilia-Romagna, con benefici anche per il coordinamento della ricostruzione post-alluvione e la prevenzione nella cura del territorio”) così come l’assessora regionale a Parchi e Forestazione, Gessica Allegni: “È la prima volta che si sviluppa un progetto del genere, quindi grazie al Parco e all’ente diocesano di sostentamento al clero per aver fatto questa scelta, verso una gestione condivisa nel segno della biodiversità. Teniamo insieme conservazione e innovazione“.

Leggi anche