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“Una Giornata nazionale contro il figlicidio”, l’appello di mamma Penati

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Suo figlio, Federico Barakat, fu barbaramente ucciso dal padre a 9 anni il 25 febbraio del 2009, durante un incontro protetto
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di Laura Monti

ROMA – “Una Giornata nazionale contro il figlicidio”: è l’appello lanciato alla Camera dei deputati e al presidente Roberto Fico da Antonella Penati, la mamma di Federico Barakat, il bambino barbaramente ucciso dal padre a 9 anni il 25 febbraio del 2009, durante un incontro protetto. Ed è proprio il 25 febbraio la data chiesta da Penati perché, come ha scritto lei stessa in una lettera pubblicata sulla pagina Facebook dell’associazione di cui è presidente ‘Federico nel cuore’ onlus, “lo dobbiamo a Federico Barakat, affidato allo Stato e restituito a sua madre in una bara bianca, perché non creduto, non ascoltato, non protetto, non salvato da coloro che dovevano proteggerlo da un padre violento”.

Quell’incontro infatti, di Federico con suo padre, doveva essere ‘protetto’. L’uomo, Mohamed Barakat, era stato più volte denunciato per maltrattamenti e minacce dalla mamma di Federico che era addirittura stata giudicata da una c.t.u ‘iperprotettiva’. Anche il piccolo Federico si diceva terrorizzato dal padre. “Coloro che giustificano padri violenti sostenendo ragioni come il ‘raptus’, la disperazione per la separazione disconoscendo il fattore principale, ovvero la violenza- scrive ancora Penati nel suo appello su Fb- sono per lo più misogini pro Pas”, la cosiddetta sindrome di alienazione parentale.

La mamma di Federico non ha mai ottenuto giustizia per quanto accaduto a suo figlio perché, stando alla sentenza della Cassazione, non era lo Stato italiano a essere responsabile dell’incolumità fisica di Federico. Nel 2015 Penati si è rivolta quindi alla Corte europea dei diritti umani (Cedu) ma anche qui il suo ricorso è stato respinto con le stesse motivazioni. E anche per quanto riguarda la proposta formale di una Giornata contro il figlicidio, questo non è il primo tentativo: la prima istanza formale fu depositata dalla onlus Federico nel cuore alla Camera e all’allora presidente Ferrante nel 2014, “in memoria di Federico Barakat, dei fratellini Iacovone figli di Erica Patti e di tutte le piccole vittime di figlicidio” ma, si legge nella sua lettera, “la richiesta è rimasta lettera morta”.

Ora Penati torna a fare un nuovo appello, non solo per ricordare Federico e gli altri bambini, ma perché sia da monito: perché un figlicidio “non accade per caso, vi sono sempre dei segnali di allarme ed episodi precedenti che segnalavano il pericolo e perché- incalza Penati- è fondamentale ribadire che il raptus non esiste”.

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