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In Libia milizie minacciano gli uffici del premier, elezioni a rischio

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Nel Paese si verificano sempre più scontri a soli otto giorni dalle presidenziali, le prime dopo anni di conflitto civile
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ROMA – In Libia si moltiplicano gli scontri e le tensioni tra milizie rivali a otto giorni dal 24 dicembre, data prevista per le elezioni presidenziali, le prime dopo anni di conflitto civile. Nella notte tra ieri e oggi uomini armati non identificati hanno circondato gli uffici del primo ministro Abdul Dbeibah e chiuso la strada che porta alla sede del Consiglio presidenziale, affermando di voler impedire lo svolgimento delle consultazioni. Stando a quanto riferiscono i media locali, non si sono verificati scontri a fuoco, mentre non è chiaro se la situazione di stallo si sia definitivamente sciolta.

L’emittente libica 218, senza attribuirgli direttamente la responsabilità dell’avvenimento, rilancia le contemporanee dichiarazioni del deputato Salah Badi, anche a capo della milizia nota come Brigata Al-Samoud, che aveva annunciato l’intenzione di voler chiudere le istituzioni libiche con l’obiettivo di impedire il voto. Secondo la ricostruzione di Anas El Gomati, direttore del think tank libico Sadeq Institute, l’accerchiamento di ieri notte potrebbe essere una conseguenza della rimozione dall’incarico di comandante militare della regione di Tripoli di Abdel Baset Marwan, ritenuto vicino ad almeno tre milizie attive nella zona della città. Il Consiglio presidenziale, uno degli organismi che compone il governo di transizione unificato istituito a marzo nell’ambito del Forum di dialogo politico libico (Lpdf) mediato dalle Nazioni Unite, ha nominato al posto di Marwan il generale Abdel Qadar Saad Khalifa. Il dirigente militare ha partecipato alla difesa di Tripoli durante l’assedio condotto dalle truppe leali al generale Khalifa Haftar tra l’aprile 2019 e il giugno 2020. 

Nonostante diversi candidati alla presidenza abbiano espresso il loro impegno per una fase pre elettorale pacifica, nel Paese si verificano sempre più scontri. In settimana poliziotti e uomini vicini ad Haftar si sono affrontati a Sabha, capoluogo della regione meridionale del Fezzan.

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