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Zerocalcare tra nuovi fan e attacchi social: “Con il nuovo pubblico devo ancora prendere misure”

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Il fumettista di Rebibbia ha incontrato un po' del suo pubblico al Brancaleone, uno dei centri sociali in cui è cresciuto e dove il suo linguaggio e la sua 'politica' hanno preso forma e coscienza
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ROMA – Catapultato com’è in un teatrino che non gli appartiene e gli fa anche molto orrore, Zerocalcare in queste ultime settimane si sente un po’ “La Selvaggia Lucarelli del fumetto“. Titoli e virgolettati sul web (ma anche in edicola) lo raccontano come evidentemente non è, eppure dice lui: “Non me l’ha ordinato il dottore di fare una serie su Netflix. Sto bene, sono contento ma a volte sto malissimo perché devo dare i resti (che in romano vuol dire ‘devo dare risposte e disponibilità’, ndr) a un sacco di gente“. Il fumettista di Rebibbia ha incontrato un po’ del suo pubblico al Brancaleone, uno dei centri sociali in cui è cresciuto e dove il suo linguaggio e la sua ‘politica’ hanno preso forma e coscienza. Un posto che negli anni ha resistito continuando a fare cultura, o controcultura, nella direzione di tutto ciò che può essere definito underground, diverso, non convenzionale e che per una città come Roma ha un valore inestimabile. Ma soprattutto uno dei luoghi che entrano nelle narrazioni di Michele Rech, dove la periferia è sì teatro di svariati disagi ma è anche ‘radici’, famiglia, cittadinanza attiva, musica.

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E infatti al ‘Branca’ il fumettista è di casa. ‘Niente di nuovo sul fronte di Rebibbia’ è stato solo il pretesto per parlare della nuova ‘fase Zerocalcare’. La raccolta (pubblicata da BAO Publishing) contiene le storie pubblicate originariamente su Internazionale e su L’espresso in cui l’autore racconta la condizione dei carcerati a inizio pandemia, la sanità territoriale ma parla anche di ‘cancel culture’ fino ad arrivare al reportage del suo ultimo viaggio nel Kurdistan iracheno. E poi ci sono le pagine inedite con i dubbi e le ansie dell’ultimo anno, in cui il mondo si interrogava sul futuro e lui cercava di capire una volta per tutte cosa fare da grande. Tavole queste che il fumettista avrebbe voluto fossero lette obbligatoriamente dal pubblico della serie: “Sono dedicate a ‘Strappare lungo i bordi‘: pensavo potessero rispondere alle critiche che sarebbero arrivate, invece la realtà ha superato di molto l’immaginazione”.

L’impatto con il nuovo pubblico, e cioè quello della serie tv, Zerocalcare pensava di gestirlo meglio: “È un passaggio che richiede di prendere delle misure, pensavo di averle già prese quando dal piccolo pubblico dei centri sociali ero passato a quello delle librerie. Credevo di aver imparato ‘tutta una serie di cose’ ma evidentemente non è successo. Una volta al giorno nelle ultime due settimane sono finito sui quotidiani online con titoli del tipo: ‘Duello social con Capezzone’. Credo a questo punto di poterlo gestire solo con il silenzio”.

Oltre ai ragazzi di 18/19 anni, tra i nuovi ‘seguaci’ di Zerocalcare ci sono anche i giovanissimi: “Da una parte che mi seguano è bellissimo- racconta il fumettista- dall’altra è molto problematico. Mi sono ritrovato a incontrarli mentre facevo disegnetti a ‘Più libri più liberi’, la fiera nazionale della piccola e media editoria, mi puntavano il cellulare in faccia e volevano dicessi ‘annamo a pijà er gelato’: io però non sono la tua bertuccia! È molto difficile spiegare ai ragazzini che sono cresciuti così che tu non fai quella roba. È un altro tipo di rapporto, spero riusciremo a educarci a vicenda”.

Inevitabilmente durante la serata si è aperto il capitolo ‘salute mentale’ e ragazzi, ironicamente Zerocalcare si è chiesto cosa possa aver trasmesso di buono con il suo lavoro agli adolescenti: “Questo è un Paese che lascia sole sia le persone che stanno male sia le famiglie delle persone che stanno male. Senza andare a scomodare gli adolescenti che escono dal Covid, anche nelle nostre comunità abbiamo avuto tantissimi casi di persone a cui non siamo riusciti a stare vicino quindi, forse, oltre all’autocritica, il tema dell’assistenza che lo Stato dovrebbe dare è un tema da porre in maniera consistente”. 

(Foto Roberto Ratti per Brancaleone)

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