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VIDEO | Ubertini: “I tempi sono maturi per una rettrice dell’Università di Bologna”

Rettore università di bologna Francesco Ubertini
Il rettore dell'Alma Mater tira le fila dei suoi cinque anni di mandato alla guida dell'ateneo bolognese
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BOLOGNA – I tempi sono maturi per un rettore donna. Lo dice chiaro e tondo il numero uno dell’Alma Mater di Bologna, Francesco Ubertini, in un’intervista oggi ospite dell’agenzia ‘Dire’. “Prima che venisse fuori qualunque nome- ricorda Ubertini- in un momento in cui non c’erano potenziali candidati, in un’occasione pubblica dissi: ‘A questo penserà il prossimo rettore’. Poi ho aggiunto: ‘O rettrice’. E questa cosa colpì molto”. D’altra parte, sottolinea Ubertini, “partivo da una considerazione abbastanza banale: in mille anni, i rettori sono stati tutti uomini. Ma nel nostro Dna c’è anche Laura Bassi, la prima donna professoressa al mondo. Questo non significa che sarà questa elezione, ma che i tempi sono maturi, certamente sì”. E questo, sostiene Ubertini, “lo dimostra anche il fatto che tra i candidati c’è equilibrio di genere. E penso che questo sia un bel segno”. Detto questo, però, “per ovvi motivi mi terrò lontano dalla campagna elettorale- alza le mani Ubertini- e mi asterrò dal fare commenti, nel mio ruolo istituzionale non posso fare preferenze“. Ciò non toglie che nelle ultime settimane “ho avuto modo di parlare con tutti i candidati”, rivela il rettore. Che mette sul piatto qualche consiglio per chi aspira a succedergli alla guida dell’Alma Mater. “Quello che ho fatto l’altra volta è stato cercare di incontrare e ascoltare più persone possibile- ricorda il rettore- e questa è una modalità compatibile” con la situazione attuale di emergenza dovuta al covid. “Ho girato tutto l’Ateneo- sottolinea- ho consumato le scarpe e pensavo di conoscere l’Università. Ma da rettore ancora adesso scopro cose che non conoscevo del nostro Ateneo, che ha una ricchezza eccezionale. Quindi incontrare tanti e ascoltare è il primo suggerimento”.

Ubertini ricorda poi che i suoi anni da rettore sono arrivati “dopo la legge Gelmini e una fase recessiva. Ho avuto la fortuna di vivere e assecondare una fase espansiva– rimarca- adesso però ci troviamo in una situazione difficile, siamo nel pieno di un’emergenza e non sappiamo cosa sarà dopo”. Quindi il prossimo rettore dovrà “volare alto: abbiamo grandi sfide di fronte su didattica, ricerca, mobilità, relazioni internazionali e sfide europee”. Infine, un ultimo consiglio. “Cercherei di non prendersi mai troppo sul serio- sorride Ubertini- io lo faccio sempre, serve a scaricare la tensione”.

“CANDIDARMI SINDACO? TECNICAMENTE IMPOSSIBILE”

Il rettore Francesco Ubertini chiude una volta per tutte la porta a una sua possibile candidatura a sindaco di Bologna. “Non essendo tecnicamente possibile, la cosa non è mai entrata realmente nella discussione- mette in chiaro-. Molti mi vorrebbero sindaco? Sì, ho letto- sorride- ma non è compatibile”. Poi aggiunge: “Il fatto che alcuni abbiano pensato a me, naturalmente mi fa piacere: è un segno di riconoscimento anche all’istituzione che rappresento, che credo sia uno dei motori di questa città e sia anche il motore su cui puntare per la ripartenza post-covid”. Ubertini dice anche di essere “molto legato a Bologna”, dove arrivò “a 18 anni per fare l’Università e non sono più andato via. L’ho vissuta da studente fuorisede, ed è una Bologna diversa. Poi mia moglie è bolognese e i miei figli sono bolognesi: sono davvero molto legato a questa città, mi ha dato tantissimo”. Detto questo però, la sua candidatura a sindaco “non è tecnicamente possibile” e quindi “la cosa non è mai entrata realmente nella discussione, perché io devo guidare l’Ateneo fino a fine ottobre. E poi pensate un momento in cui il rettore è candidato sindaco mentre è ancora in carica…”. Resta il fatto che sotto le Due torri le difficoltà non mancano a inquadrare il candidato giusto su cui puntare. “Sono venuti fuori molti nomi- sottolinea Ubertini- io però mi concentrerei non tanto sull’interprete, ma sul disegno. Poi c’è anche il fatto che è complessa la gestione di una realtà come Bologna e del futuro che ci aspetta”.

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Dopo il Rettorato, allora, cosa farà Ubertini? “Non lo so- risponde- mi prenderò un po’ di tempo per smaltire la fatica, mi firmerò l’anno sabbatico subito prima di terminare l’incarico. Poi continuerò nel ruolo di professore e a fare ricerca“. Ubertini allarga le braccia: “Se il futuro mi riserverà altri incarichi, non lo so. Non escludo niente, ma io sono proprio sereno. È una cosa che mi manca molto tornare a fare il professore, il rapporto con gli studenti e il lavoro col mio gruppo di ricerca. Non lo vedo come un ripiego, il mestiere del professore è un bellissimo mestiere e l’ho scelto con molta convinzione da quando ero piccolo”.

“IN ATENEO NESSUN CONTAGIO, MA QUALCHE PROBLEMA CON GLI ERASMUS”

Quando partirà la campagna vaccinale anti-covid, “noi faremo ogni sforzo” per sostenerla. “Con convinzione- assicura il rettore dell’Alma Mater- nei modi che ci comunicheranno faremo di tutto perché ci si vaccini. Lo facciamo normalmente anche per il vaccino contro l’influenza: anche quest’anno abbiamo fatto uno sforzo enorme per informare e offrire il vaccino alla nostra comunità”. Rendere obbligatorio il vaccino può essere d’aiuto? “Il mio ruolo non è prendere questa scelta, che trovo molto difficile- non si espone Ubertini- se la scelta sarà quella di non renderlo obbligatorio e di sensibilizzare le persone, noi daremo una mano con convinzione”. Il rettore fa poi il punto sui contagi in Ateneo, rimarcando che in questi mesi “non abbiamo avuto problemi”. In aula “non abbiamo avuto nessun caso di contagio; ci sono stati studenti positivi che hanno seguito le lezioni, ma poi i tamponi dei compagni sono stati tutti negativi. D’altronde avevamo la mascherina obbligatoria dal primo giorno”. Negli spazi dell’Ateneo “il rispetto delle norme è stato totale- ribadisce il rettore- non abbiamo avuto problemi. Avevamo anche coinvolto molti studenti coi contratti da 150 ore, con la pettorina per controllare i flussi e altri per fare da tutor in aula ad aiutare i docenti con la tecnologia. Questa sinergia ha funzionato molto bene. Quindi la stragrande maggioranza degli studenti si è comportata molto bene”.

A settembre, invece, “abbiamo avuto problemi con gli studenti Erasmus– ricorda Ubertini- lì si sono comportati male”. Secondo il rettore, “bisogna fare di più tutti: gli studenti nell’essere più attenti ai doveri, e anche noi tutti. Quando succedono queste cose c’è anche una responsabilità nostra: dobbiamo pensare a come comunicare meglio e fare sì che assumano comportamenti responsabili”. Quei contagi, ricorda Ubertini, “sono accaduti per feste organizzate prima che iniziassero i corsi, quindi non li avevamo ancora intercettati”. Ma si tratta comunque di “numeri molto ridotti”, in generale “gli studenti si sono comportati molto bene”. Per il prossimo anno, aggiunge il rettore dell’Alma Mater, “la mia speranza è tornare ad attraversare via Zamboni piena di studenti e di sentire qualche schiamazzo dal Rettorato, quelli che quando li sentivo chiudevo le finestre e che oggi mi mancano tantissimo”.

intervista rettore francesco ubertini università di bologna

“TOGLIERE IL NUMERO CHIUSO A MEDICINA NON DAREBBE BENEFICI REALI”

Togliere il numero chiuso a Medicina “non porta benefici reali”. Almeno finché non si arriverà a eliminare anche la strozzatura delle scuole di specializzazione, spiega Ubertini. “Per l’accesso alla professioni servono medici specializzati: dobbiamo arrivare ad avere un numero di posti nelle scuole di specializzazione pari almeno al numero di laureati in Medicina ogni anno”. Negli ultimi anni, l’Alma Mater ha “raddoppiato i posti delle scuole di specializzazione e oggi Bologna ha un numero di posti pari, se non leggermente superiore, ai nostri laureati”. Ma nel complesso, avverte Ubertini, finché i numeri non coincidono “è inutile pensare ad altro, perché lì resterebbe una strozzatura”. In prospettiva, aggiunge però il rettore, occorre “una platea più ampia di laureati in Medicina”, visto anche il numero di pensionamenti previsto nei prossimi anni. A Bologna, ad esempio, “abbiamo aumentato di 300 studenti circa” i posti nei corsi di laurea tra capoluogo e Romagna. Dunque “questa è la strada- insiste- non credo che la rimozione del numero chiuso a Medicina dia alcun beneficio reale, perché comunque ci sarebbe la strozzatura delle scuole di specializzazione”. Inoltre, “la formazione in ambito medico deve essere di qualità“, facendo i tirocini in corsia. Quindi “i numeri devono essere proporzionati. È semplicistico pensare che, togliendo il numero chiuso, si rivolano i problemi di Medicina”, afferma il rettore Alma Mater.

“FINITA L’EMERGENZA COVID L’UNIVERSITÀ TORNERÀ IN PRESENZA”

Per uno studente su due dell’Alma Mater di Bologna la didattica mista dovrà rimanere anche una volta finita l’emergenza covid. È il risultato di un sondaggio realizzato dallo stesso Ateneo felsineo prima dell’estate, come riferisce il rettore. Dopo il covid “sicuramente sarà un’Università in presenza. Gli studenti torneranno, saranno presenti e vivranno l’esperienza universitaria, che non è fatta solo di lezioni. La sua dimensione relazionale non può essere in nessun modo tralasciata”. La didattica mista resterà solo per il tempo dell’emergenza o diventerà strutturale? “Abbiamo chiesto prima dell’estate agli studenti come vedono il futuro, tra la didattica in presenza e online- spiega Ubertini- lo hanno fatto molti altri Atenei in giro per il mondo e la risposta è stata più o meno sempre la stessa”.

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A Bologna, riferisce il rettore, “il 40% degli studenti dice che l’Università è solo in presenza, mentre per il 10% è online” e in questo caso si tratta soprattutto di “studenti lavoratori o che per motivi economici non possono andare all’università. Quindi questo è un pezzo che non potremmo intercettare”. Il restante 50% invece “dice che la parte in presenza è irrinunciabile, ma non va dismessa quella online”. Questa dunque “è la fotografia- spiega Ubertini- la didattica in presenza non può essere sostituibile, ma se vogliamo davvero raggiungere gli obiettivo dell’Onu su una formazione di qualità per tutti, come pensiamo di farla se non utilizziamo anche questi strumenti”. Secondo il rettore dell’Alma Mater, dunque, “dobbiamo prendere la parte positiva” della didattica a distanza, sfruttando le tecnologie “come strumenti di inclusione e ampliamento della platea degli studenti”. Occorre però tenere insieme tutti gli aspetti, “senza snaturare il concetto di università”, avverte Ubertini. Il rettore di Bologna delinea dunque un futuro in cui l’Università tornerà a essere in presenza, ma con le nuove tecnologie ad avere sempre maggiore importanza. In questo senso, Ubertini arriva a immaginare anche una sorta di Erasmus 2.0. “Noi oggi abbiamo il 20% degli studenti in mobilità- spiega il rettore- il nostro obiettivo è arrivare al 50%, ma non è possibile arrivarci con gli attuali schemi, perché costerebbe troppo”. Secondo Ubertini, “si possono allora coniugare le tecnologie per far lavorare gli studenti a distanza e accoppiare a questo periodi di mobilità brevi, per cui non si perde l’aspetto fisico e si porta al 50% la mobilità”.

“ZAKI? NON POSSIAMO ARRENDERCI DI FRONTE ALL’INGIUSTIZIA”

“Non possiamo arrenderci di fronte a questa ingiustizia. E io rimarrò in prima linea“. Il rettore dell’Alma Mater di Bologna, Francesco Ubertini, rinnova ancora una volta il suo impegno per la liberazione di Patrick Zaki, lo studente egiziano detenuto da 10 mesi a Il Cairo. “Faremo qualche altra iniziativa nelle prossime settimane”. Il rettore plaude anche alla decisione di Corrado Augias di restituire la Legione d’onore alla Francia, dopo che lo stesso riconoscimento è stato assegnato anche al premier egiziano Al Sisi. “Ho apprezzato molto il gesto di Augias”, afferma. Quella di Zaki, continua il rettore, “è una vicenda che mi addolora moltissimo, è una delle cose di cui sono più preoccupato. Porto la coccarda rossa da febbraio e ho sempre la sagoma di Patrick quando mi collego da remoto. La situazione ha dell’incredibile, ma sono ancora fiducioso che lo stato di fermo possa essere interrotto e Patrick venga liberato”. Ubertini assicura che “continueremo a farci sentire: sfrutteremo tutte le occasioni, spero davvero che Zaki possa tornare nella nostra comunità al più presto. Ma come lui ci sono altri- sottolinea il rettore- c’è anche il tema dei diritti umani su cui dovremo porre maggiore attenzione. Parlo prima a me stesso, e poi a tutti quelli che hanno un ruolo: impegniamoci tutti di più per Patrick. Sono uscite anche le ricostruzioni sul caso Regeni, che sono agghiaccianti. Non possiamo arrenderci di fronte a questa ingiustizia. E io rimarrò in prima linea su questo”.

“A FINE MANDATO NON HO RIMPIANTI”

Con l’anno nuovo dovrebbe sbloccarsi la realizzazione del nuovo asilo dell’Ateneo di Bologna in via Filippo Re, mentre a giorni uscirà il bando per l’appalto della nuova Torre biomedica al Policlinico Sant’Orsola. Sono le ultime manovre del Rettorato di Francesco Ubertini, che si avvia alla conclusione del suo mandato alla guida dell’Alma Mater. Cinque anni (l’ultimo si chiuderà a ottobre 2021) di cui “non ho rimpianti”, afferma il rettore. Le partite “più importanti le abbiamo impostate tutte- spiega- nell’ultimo Cda abbiamo varato il nuovo piano quinquennale di investimenti dal 2021 al 2025. È imponente, ma non è che voglio impossessarmi del prossimo Rettorato, eh? Lo consegneremo”, sorride. Ad ogni buon conto, “nella prima parte dell’anno usciranno i bandi per una serie di opere a Bologna e in Romagna, tra cui la realizzazione dell’asilo in via Filippo Re”. Inoltre, “a giorni esce il bando per la Torre biomedica al Sant’Orsola”. Insomma, afferma Ubertini, “il disegno che abbiamo fatto trasformerà profondamente il nostro insediamento e la nostra capacità di fare didattica e ricerca di qualità”. In questi anni di mandato, traccia un primo bilancio il rettore, “ci abbiamo messo tantissimo impegno. Non so se in un’ottica di discontinuità, ma certamente per dare nuovo slancio alla nostra Università. Ho tenuto anche un diario di bordo, sul sito Alma 2021, dove abbiamo raccontato strada facendo quello che accadeva e lì si trova la nostra storia: non posso essere io a giudicare se siamo riusciti a dare questo slancio”.

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rettore francesco ubertini

All’inizio, racconta ancora Ubertini, “sentivo tutto il peso della storia millenaria dell’Ateneo. Mi sentivo come alla guida di un transatlantico e per quanta energia ci metti è difficile farlo virare. Dall’altra parte però mi sentivo anche sollevato, perché pensavo che con mille anni di storia l’Alma Mater sarebbe sopravvissuto anche a me”. Certo è che “abbiamo messo tantissima energia- continua il rettore- molti spunti si vedono già e altri si vedranno”. In definitiva, dunque, “sono molto soddisfatto e poi vi confesso: mi sono anche divertito“. E aggiunge: “Rimpianti non ne ho, tornando indietro rifarei le stesse scelte. L’unica cosa che era nel mio programma e che ho fatto solo parzialmente è la riforma dello Statuto. Il titolo primo avrebbe bisogno di alcune migliorie, ma lo abbiamo escluso dalla riforma che abbiamo fatto perché eravamo in attesa di un regolamento attuativo della legge Gelmini, che però non è stato mai emanato”. Tre sono i segni lasciati di cui Ubertini va più orgoglioso. “Per la didattica- sottolinea- l’impatto più grosso lo ha avuto la riforma delle tasse: oggi accedono alle esenzioni 51.750 studenti, tre volte di quando mi sono insediato”. Sul fronte della ricerca, invece, “mi dà soddisfazione il numero di progetti attratti dalla Ue. Si sta chiudendo Horizon 2020 e siamo passati dagli 80 milioni presi col settimo programma quadra agli attuali 145 milioni di euro: abbiamo quasi raddoppiato i fondi di ricerca dall’Europa”. E poi c’è “il grandissimo investimento sulle infrastrutture, opere edilizie e miglioramento dei servizi”.

“QUELLA DI ROMAGNA SARÀ LA PRIMA AUSL UNIVERSITARIA”

L’Ausl della Romagna diventerà “la prima azienda territoriale sanitaria universitaria“. E “lo stesso modello” sarà replicato anche a Bologna – spiega Ubertini-. “Stiamo lavorando molto e nei prossimi mesi perfezioneremo gli atti per l’integrazione dell’Università con la sanità”. Ubertini pensa “alla Romagna, dove abbiamo fatto un grande percorso e adesso dobbiamo fare un accordo attuativo che sancisca l’integrazione. Nei fatti è già avvenuta, nella didattica e con i direttori di unità operativa universitari. Ora dobbiamo fare l’atto che certifichi questo e che segni la traiettoria per arrivare alla piena integrazione: penso che ci vorranno 10 anni. La Romagna deve essere la prima azienda territoriale universitaria”. Su Bologna, invece, “serve un ultimo passo“. Dopo la ‘promozione’ a Irccs del Policlinico Sant’Orsola, ora “dobbiamo lavorare su un’integrazione più forte con l’Ausl- spiega il rettore- siamo pronti e lo vareremo nei primi mesi del prossimo anno. Il modello è quello della Romagna”. La pandemia ha dimostrato che “è importante per il benessere della società e il futuro della sanità avere più ricerca e innovazione sul territorio. Dobbiamo colmare questo gap”, anche perché dall’altra parte invece “c’è una sanità fai da te. È una cosa che a me spaventa molto, dove tutti si sentono medici e vanno su Google, poi ci saranno i sensori…”. Un maggior spazio dell’Ateneo in sanità, dunque, “è un seme che produrrà frutti in futuro”, è convinto Ubertini.

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