Le voci delle soldatesse al panel sui 20 anni della legge 380

Lo speciale 'Donne in armi' della Dire diventa un libro
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ROMA – Hanno portato la loro testimonianza concreta le donne soldato delle Forze Armate, intervenute questa mattina al Panel dedicato ai 20 anni della legge che ha consentito l’arruolamento femminile. Il Maggiore Silvia Greco, Ufficiale di Fanteria, ha ricordato con emozione la sua esperienza di Comandante di Compagnia nel 2012 in Afghanistan. “Non dovremmo guardare solo ai numeri e alle statistiche- ha detto il Maggiore-. A differenza, ad esempio, dell’Esercito americano le nostre donne hanno avuto subito accesso a tutto, anche alle Forze Speciali. Nel 2012 si dava allora la possibilità alla donne in Usa di essere Ufficiale di cavalleria o fanteria”. Il Capitano di Corvetta, Sara Vinci, una scelta nata per caso e diventata poi di vita, ha sottolineato il tema della “conciliazione” e quella difficoltà di “allontanarsi dai propri figli”, ma anche quanto sia d’aiuto ricordarsi “il valore per cui lo si fa, il servizio alla collettività”. Il Tenente Colonnello, Paola Verde, medico sperimentatore di volo dell’Aeronautica Militare e specializzata in medicina spaziale ha ricordato che “l’Aeronautica ha sempre fatto lavori scientifici su riviste indicizzate sulle diverse performance uomini e donne e le osservazioni effettuate sui piloti militari confermano che le performance sono assolutamente identiche”, contro tutti gli stereotipi e pregiudizi che spesso faticano a morire. “Mi sono interrogata spesso sulle motivazioni che mi hanno portato a scegliere di essere militare e di carabiniere. Nel 1999 facevo pugilato in Svizzera, in Italia era vietato. Scelsi di combattere per qualcun altro e non per una medaglia. A quanti scelgono la divisa per voglia di prevaricare, dico di andare altrove. Come comandanti il nostro dovere è anche quello di tutelare i soldati, uomini e donne, in quella zona d’ombra che c’è tra disciplina e dovere, come anche nella tutela dagli stereotipi” ha sottolineato il Tenente Colonello Orivella Micelotta dell’Arma dei Carabinieri, che ha spiegato in conclusione con queste parole cos’è il ‘fardello del comando’.

IL GENERALE DE LEVERANO: “A 20 ANNI SI È GIOVANI, TANTO DA FARE”

Quando le prime soldatesse giurarono ad Ascoli Comandante del 235 Reggimento Piceno era il Generale di Corpo d’Armata Luigi Francesco De Leverano, oggi Sottocapo di SMD. “Io sentii quel tremito che pervadeva la piazza del Popolo ad Ascoli, quando l’allora ministro della Difesa, Mattarella, pronunciò quelle parole”. E’ con questo ricordo che il Sottocapo di SMD ha preso parte al Panel della Difesa sui venti anni della legge 380 che ha permesso alle donne di arruolarsi. Il Generale De Leverano ha ricordato il cruciale valore delle donne nelle missioni internazionali e ha aggiunto: “A 20 anni si è giovani, c’è ancora tanto da fare e settori da esplorare e ampliare con la presenza delle donne. Il contesto discontinuo di questi tempi- ha spiegato De Leverano- richiede alle Forze Armate un approccio strategico, azioni predittive e lungimiranti. Le donne sanno lavorare e pensare insieme, sanno fare squadra e sono prova di un’intelligenza collettiva che in tempi dominati da algoritmi artificiali- ha concluso- rappresenta un capitale di valore immateriale al servizio del Paese”.

LO SPECIALE ‘DONNE IN ARMI’ DELLA DIRE DIVENTA UN LIBRO

In occasione del Panel della Difesa, di oggi e domani, dedicato alle donne nella Forze Armate l’agenzia di stampa Dire ha presentato il reportage che ha dedicato ai venti anni della legge che ha consentito l’arruolamento femminile. Dalle interviste sul campo, dai collegamenti con le basi militari e dal media tour in missione KFOR, è nato un libro della Dire con SMD ‘Storie di donne in armi’ della giornalista Silvia Mari, che è stato annunciato proprio in occasione del Panel. Per la redazione DireDonne che ha promosso lo Speciale “la narrazione della scelta dell’arruolamento delle donne nelle FFAA rappresenta un viatico culturale importante per sradicare odiosi stereotipi legati alla supremazia fisica, unitamente ad un’ idealizzazione spesso strumentale del femminile che ha avuto l’effetto collaterale di escludere le donne dai tavoli delle decisioni geopolitiche, perché non c’è alcuna atavica divisione morale per cui la Difesa della Patria sia affare degli uomini. Non conosce invece differenza di genere: è custodia della nostra storia, sentinella dei nostri valori, dello spirito con cui viviamo la Nazione, la cultura che ne è anima ed è pertanto dovere di tutti. Uomini e donne”, ha dichiarato la responsabile della redazione DireDonne. Le testimonianze delle donne soldato, in un anno di interviste, hanno fatto conoscere e documentato l’impegno e la formazione di “pilote, militari impiegate nella sicurezza, nelle professioni sanitarie, nei progetti di cooperazione militare-civile, formatrici, comandanti di navi, paracadutiste. Donne in prima linea, magari assenti per mesi da casa, come quando la pandemia Covid le ha portate nelle zone rosse dei focolai”.

In più occasioni il ministro Lorenzo Guerini “ha ribadito la necessità che si ampli il discorso della Difesa verso l’opinione pubblica affinchè ci sia maggiore consapevolezza del legame tra gli investimenti in questo ambito e il bene comune di tutti. Un impegno di divulgazione- ha continuato la giornalista- che dovrebbe partire dalle scuole dove il patriottismo è stato quasi bandito. La scelta dell’arruolamento è una rappresentazione reale della parità dei diritti e soprattutto un inno alla libertà. Quella per cui ognuno sia messo nelle condizioni di poter essere ciò che vuole essere. Che una giovane donna possa decidere di essere una palombara della Marina, una medica dell’Esercito, un soldato dell’Aeronautica esperta di biocontenimento, una comandante dell’Arma. Parità, complementarietà ed esclusività sono i tre cardini che hanno guidato la realizzazione del reportate Donne in Armi che diventerà il libro che ho scritto pensando proprio ai cittadini, ai civili che come me non indossano l’uniforme. Per documentare, spiegare, narrare le storie e i percorsi che una donna affronta per diventare un soldato. Ma anche come nasce questo desiderio, che natura ha questo amore per la Patria”. Il Generale Enzo Vecciarelli, Capo di Stato Maggiore della Difesa, ha parlato dell‘avvento dei primi Generali donne come l’avvento di una sicura genialità che sarebbe giunta per il mondo della Difesa. “Parole suggestive- ha concluso Mari- Penso che la leadership femminile sia portatrice di un potere nuovo che ha in sé, nella sua stessa esistenza, una novità: quello di mostrare che ciò che non è accaduto mai, può un bel giorno accadere. Un potere trasformativo che ci mostra che non esistono sogni e talenti per uomini e per donne. Esistono ‘solo’ sogni e talenti”.

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