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Kenya, la scuola internazionale ‘Still I Rise’ apre nello slum

Nicolò Govoni racconta all'agenzia Dire l'inaugurazione della Still I Rise International School nello slum di Mathare, in Kenya
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ROMA – “Dopo la pandemia, in Kenya oltre quattro miioni di persone sono scivolate sotto la soglia di povertà. L’apertura della nostra scuola internazionale è stata accolta con un entusiasmo che ci ha commosso. Abbiamo 300 posti, consapevoli che almeno 300.000 ragazzi potrebbero volersi iscrivere: servirebbe una cittadella dello studio”. Così Nicolò Govoni racconta all’agenzia Dire l’inaugurazione della Still I Rise International School, l’ultimo traguardo raggiunto dalla ong di cui è presidente, già impegnata con scuole d’emergenza destinate a minori profughi in Grecia e in Turchia.

A Mathare però, una baraccopoli nella periferia di Nairobi con una densità abitativa tra le più alte al mondo, non si tratta solo di garantire l’istruzione ai piccoli profughi. “Forniamo un ciclo di studi di sette anni completamente gratuito a ragazze e ragazzi keniani e appartenenti alle comunità di profughi in egual misura, rispettando la parità di genere. Il nostro obiettivo è assicurare agli ultimi un’istruzione di altissima qualità, che culmina con un diploma di scuola superiore tra i più riconosciuti al mondo, per accedere a quasi ogni università del mondo”.

Nella baraccopoli ci sono famiglie povere keniane ma anche sfollate da Paesi come Etiopia, Burundi, Ruanda o Congo. “Il Kenya è un crocevia di culture, accoglie molti immigrati” dice Govoni. “Ma la maggior parte di chi vive nelle baracche non ha neanche l’acqua o la luce. Quella che offriamo a questi ragazzi è l’opportunità della vita. Lavoriamo per formare la classe dirigente del futuro”.

Il ciclo scolastico proposto da Still I Rise parte dagli 11 e termina ai 17 anni col diploma di scuola superiore. Il personale è formato soprattutto da professionisti locali, perché “solo le persone del posto conoscono meglio i problemi e come risolverli” sottolinea il presidente: “Non crediamo nelle soluzioni calate dall’alto”.
Ogni classe accoglierà 15 tra studenti e studentesse, “per garantire il rapporto alunno-insegnante” dice Govoni. Che prosegue: “Nell’analisi preliminare, abbiamo stimato che a Mathare e nelle aree circostanti vivono un milione di bambini. Circa 750.000 sono svantaggiati e di questi 300.000 sono dell’età giusta per iscriversi alla nostra scuola. Abbiamo dovuto avviare una selezione laboriosa e la più equa possibile”. I ragazzi non sono stati selezionati con i test bensì “in base a criteri quali il livello di vulnerabilità o la passione per lo studio. Si deve essere realmente volenterosi per completare questo ciclo scolastico, che è molto intenso”.

La nuova scuola prevede anche un giardino dove è stato allestito un campo sportivo polifunzionale. Accesso garantito anche agli studenti con disabilità fisiche o mentali. “Il nostro sogno è poter organizzare viaggi all’estero o avviare scambi con le scuole internazionali di Nairobi” confida Govoni. “Vogliamo che si allarghi lo sguardo, che i nostri ragazzi visitino quelle strutture mentre i figli degli ambasciatori o dei politici vedano cosa significa vivere in una baraccopoli come Mathare”.

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