ROMA – “Non so se sia una buona idea“. È quello che Giovanni Trame, il bimbo di 9 anni che è stato sgozzato dalla madre la settimana scorsa a Muggia in provincia di Trieste, aveva detto agli psicologi che lo avevano sentito e che stavano decidendo se concedere alla madre degli incontri ‘non protetti’, ovvero senza la presenza di altri adulti oltre a lei nelle ore che trascorreva con il figlio. Lo scrive il Corriere della Sera. È proprio durante uno di questi incontri, la sera di mercoledì 12 novembre, che Olena Stasiuk, 55 anni, ha tagliato la gola al bambino. Il padre aveva detto a più riprese che era pericolosa e si era opposto a questi incontri. Il Tribunale civile li aveva concessi il 20 maggio (giudice Filomena Piccirillo). Il quotidiano Il Piccolo, nei giorni scorsi, aveva parlato di una relazione che parlava di “miglioramenti” che aveva portato all’ordinanza del giudice. Su questo, il ministero della Giustizia ha chiesto chiarimenti (aspetta una relazione) e vuole capire cosa sia successo e come si sia arrivati a questa decisione. Oggi il Corriere cita una relazione di 37 pagine firmata dalla psicologa Erika Jakovcic su richiesta dallo stesso tribunale. È appunto in questa relazione che Giovanni, all’idea di avere incontri con la mamma senza la presenza di una educatrice, dice così: “Non so se sia una buona idea”. E dice che il suo sogno è che “mamma e papà che tornino assieme”.
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Olena Stasiuk era stata seguita dal centro di salute mentale di Domio a partire dal 2017, ma non era rimasta sempre in cura in modo continuativo. In questo percorso ancora poco chiaro, spicca un episodio molto allarmante avvenuto due anni fa, quando la donna aveva semi strozzato il bambino, mettendogli entrambe le mani intorno al collo e stringendo forte. Il bambino, medicato in ospedale, aveva raccontato che lei sembrava volesse strozzarlo. Gli erano stati dati tre giorni di prognosi. Ma poi nei successivi documenti si era perso traccia dell’episodio, o era stato letto in maniera diversa, forse.
I documenti nella vicenda giudiziaria che ha portato all’affidamento del bambino al padre Paolo Trame, operaio di 58 anni, sono tantissimi. L’avvocato che ha sempre assistito l’uomo, Gigliola Bridda, al Corriere della Sera ha parlato di 5.000 fogli. Dopo l’epilogo tragico, la legale sta vivendo un periodo molto difficile e si è chiesta se ha fatto tutto il possibile per tutelare il bambino. L’uomo e la donna si era separati nel 2017 e la battaglia giudiziaria era stata lunga.
La Polizia ha sequestrato documenti anche negli uffici dei Servizi sociali del Comune di Muggia che seguivano la donna. Il sindaco ha spiegato nei giorni scorsi che la seguivano per verificare l’adempimento delle prescrizioni del Tribunale, non strettamente per problemi psichiatrici. Il Corriere scrive che “poche ore prima del delitto” la donna si era presentata negli uffici dei Servizi sociali “per una richiesta al limite dell’assurdo”, Aveva infatti detto di volere “la prova del Dna su mio figlio“, sostenendo che “Paolo non è suo padre”.




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