NAPOLI – “Quattordici anni fa è cambiato a livello internazionale il concetto di cultura. È stata affermata l’idea che anche le tradizioni alimentari, le tradizioni legate al mondo agricolo, sono espressioni culturali: la Dieta mediterranea, nel 2010, è diventata patrimonio dell’umanità, al termine di un processo duro, complesso”. Pier Luigi Petrillo, direttore della Cattedra Unesco Unitelma Sapienza, ripercorrere con la Dire la storia del negoziato, seguito in prima persona, che il 16 novembre 2010, a Nairobi, in Kenya, portò al riconoscimento della Dieta mediterranea come Patrimonio culturale immateriale dell’Unesco.
“Avevamo già provato due anni prima a ottenere il riconoscimento e l’Unesco aveva bocciato la richiesta presentata da Italia, Marocco, Grecia e Spagna proprio perché mancava quest’idea, questa condivisione circa il fatto che all’interno del concetto di cultura potessero rientrare anche le tradizioni alimentari”, racconta Petrillo, che è oggi a Pollica, nel Cilento, comunità emblematica Unesco della Dieta mediterranea, dove è in corso la terza giornata del Global Summit “Mediterranean diet feeds the future”, evento internazionale – organizzato dal Comune con il supporto del Future Food Institute, che proprio a Pollica ha fondato nel 2020 il Paideia Campus – che si concluderà il prossimo 22 novembre nella sede delle Nazioni Unite, a New York. Iniziative che hanno ricevuto il plauso di Petrillo: “Senza impegni come questo, tanti rinoscimenti Unesco rischiano di non produrre effetti per le comunità”.
“L’Unesco – prosegue – ha riconosciuto 730 tradizioni in oltre 180 Stati in giro per il mondo, 20 sono italiane. Sono riconoscimenti importanti, tradizioni che vivono nelle spalle delle donne e degli uomini che vivono nelle comunità in cui quelle tradizioni sono praticate. La comunità di Pollica della Dieta mediterranea rappresenta davvero una best practice. Si pensi a come è cambiata la realtà di Pollica in questi ultimi 14 anni, e non faccio riferimento ai numeri dei turisti presenti, al numero delle attività commerciali che sono state aperte o alla capacità attrattiva che il territorio ha sviluppato in questi anni, perché il riconoscimento Unesco non si monitora e non si valuta in termini di impatto economico sul territorio, ma si valuta in termini di consapevolezza di che cos’è quell’elemento, quella tradizione per le donne e degli uomini che vivono in questi territori. Qui, a Pollica, questa consapevolezza, in 14 anni, l’abbiamo acquisita”.
“La comunità di Pollica – evidenzia ancora Petrillo – è una comunità viva, che ha accolto il riconoscimento Unesco come una grande occasione di sviluppo, di crescita, e soprattutto è una comunità che ha compreso che la Dieta mediterranea è un fatto culturale: non è mangiare un prodotto piuttosto che un altro, non è un elemento puramente nutrizionale, ma è uno stile di vita basato sulla condivisione, sulla convivialità, sul benessere, sulla felicità, sulla gioia e anche, soprattutto, sul rispetto del paesaggio che ti circonda”.




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