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Milano celebra gli 80 anni di Wonder Woman con una mostra

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Inaugurata a palazzo Morando, anche l'assessore Sacchi omaggia l'eroina
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MILANO –  La mitica eroina dei fumetti Wonder Woman compie ottant’anni e per festeggiarla Milano ha pensato di allestire la mostra ‘Wonder Woman. Il mito’, ospitata a Palazzo Morando. Presentata stamattina alla stampa nel tempio milanese dedicato alla storia del costume, della moda dell’ immagine, il percorso espositivo – aperto al pubblico da domani (fino al 20 marzo 2022)- è stato curato da Alessia Marchi e promosso da 24 Ore Cultura – Gruppo 24 Ore, in collaborazione con Warner Bros. e DC, oltre che dal comune di Milano.

Presente, infatti, l’assessore alla Cultura Tommaso Sacchi che ha parlato dell’iniziativa come qualcosa di “assolutamente inedito per la nostra città” e dell’eroina come di una figura che tocca alcuni di quei temi a tutti gli effetti parti integranti del “codice genetico della città” quali “il mondo della televisione e della comunicazione, il mondo della moda e le tematiche sociali” incarnate da Wonder Woman. Quello presentato stamane alla stampa di Milano è il primo progetto museale nonché la prima mostra in Italia interamente dedicata all’eroina femminile dell’universo DC.

Ideata per l’editoria nel 1941 dallo psicologo americano William Moulton Marston, con le prime illustrazioni di Harry G. Peter, Wonder Woman ha dato origine negli anni Settanta l’omonima serie televisiva statunitense per conquistare infine il grande schermo nel 2017 e nel 2020. “Bella come Afrodite, saggia come Atena, più veloce di Hermes e più forte di Ercole”, scriveva di lei il suo creatore: originalissimo modello della cultura pop americana, in questi ottant’anni Wonder Woman è divenuta indiscusso simbolo di verità, giustizia e uguaglianza, attraversando e superando confini geografici e decenni di storia.

“Wonder Woman è questo- spiega la curatrice Alessia Marchiil sogno di un femminista innamorato del potere femminile” un potere “che può gestire il conflitto senza creare una guerra” infatti “si dice: ‘se vuoi finire una guerra chiama Wonder Woman’. Lei è l’ispirazione di tutte le donne che Marston ha conosciuto, donne straordinarie e colte in un paese in cui iniziava ad affacciarsi l’istruzione superiore” anche per la popolazione femminile. “Sono sempre questi profondi cambiamenti sociali- conclude Marchi- che danno profondità al personaggio”.

Dall’illustrazione e il fumetto al cinema, dalla cultura pop alla moda, la mostra è articolata in sezioni dove coabitano comics e tavole originali, videoinstallazioni, costumi e oggetti di scena dell’universo cinematografico. Esposta anche una selezione di tavole delle illustratrici italiane dell’universo DC (tra cui: Laura Braga, Maria Laura Sanapo ed Emanuela Lupacchino, quest’ultima presente stamane,) che vogliono porre l’attenzione del visitatore anche al valore che in questi decenni la matrice del disegno tutta italiana ha portato nella costruzione della figura di Wonder Woman come la conosciamo oggi. 

La mostra inizia il suo percorso dalla prima copertina di Sensation Comics #1 del 1942, che inaugura la prima serie di fumetti dedicati a Wonder Woman, dopo il debutto l’anno precedente all’interno delle pagine di All Star Comics #8, nonché dalla formazione accademica e le ricerche in campo psicologico che William Moulton Marston intraprese per creare la figura dell’eroina, dal suo profilo ai suoi superpoteri fino al suo costume. Si introduce poi al pubblico la cosiddetta ‘Golden Age’ di Wonder Woman, ovvero il periodo epico del fumetto negli Stati Uniti (1941-1955), attraverso alcune tra le copertine più iconiche e un video racconto che intreccia la storia con il mito.

Nel Dopoguerra, negli anni Cinquanta e nei primi anni Sessanta, il personaggio viene ripensato sulla base di modelli e riferimenti più attuali, privata dei superpoteri (a partire dal 1968) e infine resa partecipe di una nuova ondata femminista. La mostra si conclude con un’escursione nei mondi della televisione e del cinema: dalla serie TV con Lynda Carter fino ai recenti film con Gal Gadot. È un breve viaggio che tocca anche il mondo della moda, in particolare attraverso una videoinstallazione realizzata con il contributo di ricerca dello storico della moda Maurizio Francesconi.

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