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Tg Ambiente, edizione del 16 novembre 2021

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– COP26 CHIUDE: ‘VIVO’ IMPEGNO +1.5 GRADI, MALE CARBONE

La COP26 di Glasgow si è chiusa con un’intesa sull’azione internazionale contro l’emergenza climatica, indebolita però dal blitz finale dell’India, benedetto dalla Cina, sul carbone. Nel ‘Glasgow climate pact’ resta però “vivo” anche se “ammaccato” l’impegno per mantenere l’aumento della temperatura media globale entro +1,5 gradi come soglia massima a fine secolo. Nell’accordo finale resta l’intenzione dei 197 paesi più l’Ue di procedere a un taglio delle emissioni del 45% al 2030 sui livelli del 2010, puntando a zero emissioni nette alla metà del secolo, formula ritenuta da molti troppo vaga. Pesa l’assenza di impegni chiari sul fondo da 100 miliardi di dollari l’anno per i paesi più vulnerabili: ideato nel 2009, doveva arrivare nel 2020, si rimanda a future riunioni ministeriali. Criticato, soprattutto dai paesi più fragili, il mancato accordo per un fondo di ‘Loss and Damage’ che aiuti ad affrontare le conseguenze del mutamento climatico. Niente intesa sullo stop al carbone: l’India con un intervento dell’ultimo minuto ha chiesto e ottenuto di cambiare il testo da “coal phase out”, cioè abbandono, a “coal phase down”, cioè riduzione. In positivo i paesi hanno convenuto di ritrovarsi il prossimo anno a un tavolo negoziale per riesaminare i propri piani nazionali di riduzione delle emissioni, gli NDC, in anticipo rispetto alla scadenza fissata al 2025. Buona notizia anche l’intesa a sorpresa, e di grande valore strategico, tra Cina e Stati Uniti, a partire da un confronto online tra Joe Biden e Xi Jinping. Bene anche gli accordi sullo stop alla deforestazione entro il 2030, l’impegno di 105 paesi – ma senza Cina, Russia e Australia – per la riduzione delle emissioni di metano del 30% entro il 2030 e lo stop agli investimenti sui combustibili fossili all’estero. Per quanto possa sembrare strano, un risultato significativo è la menzione chiara della necessità di intervenire sui “combustibili fossili”, visto che nell’accordo di Parigi non venivano esplicitamente citati. Severo, come era facile immaginare, il giudizio di Greta Thunberg: “La COP26 si è conclusa. Ecco un breve riassunto: bla, bla, bla. Ma il vero lavoro continua fuori da questi saloni. E noi non ci arrenderemo mai, mai”, ha scritto su Twitter. Appuntamento alla COP27 in Egitto, a Sharm El-Sheikh dal 7 al 18 novembre 2022.

– ITALIA A COP26, ZERO EMISSIONI 2050 E CORRIDOI VERDI

Raggiungere l’obiettivo emissioni nette pari a zero entro il 2050, creare almeno sei corridoi verdi entro la metà di questo decennio, aumentare la produzione di energia pulita per accelerare la transizione energetica, incentivare lo sviluppo sostenibile agricolo delle foreste e di altri ecosistemi. Sono questi alcuni degli impegni presi dall’Italia alla COP26 di Glasgow, con la sottoscrizione di alleanze e documenti. Intese come l’International Aviation Climate Ambition Coalition, per garantire la massima efficacia del meccanismo di riduzione delle emissioni dell’aviazione, la Clydebank Declaration For Green Shipping Corridors, per creare corridoi di navigazione verdi e rotte marittime a zero emissioni tra due o più porti, almeno 6 entro la metà di questo decennio, e il Global Coal to Clean Power Transition Statement, sulla transizione dal carbone all’energia pulita con cui i Paesi firmatari riconoscono che la produzione di energia da carbone è la principale causa dell’aumento della temperatura globale. Ancora, la Glasgow Leaders’ Declaration on Forests and Land Use, sul ruolo cruciale e interdipendente delle foreste di tutti i tipi, della biodiversità e dell’uso sostenibile del suolo per raggiungere gli obiettivi di sviluppo sostenibile e il sostegno “as a friend”, alla Beyond Oil and Gas Alliance, alleanza proposta da Danimarca e Costa Rica che punta a una completa transizione energetica e a raggiungere i target di neutralità climatica indicati dagli Accordi di Parigi. Il contributo dell’Italia alla COP26 è stato “fondamentale- dice il ministro della Transizione Ecologica Roberto Cingolani a Repubblica- La nostra presidenza del G20, le iniziative Pre-Cop italiane e quelle con i giovani dello Youth for climate hanno dettato l’agenda e scolpito i contenuti su cui Cop26 ha fatto qualche passo avanti: l’ambizione di contenere il riscaldamento a 1,5 gradi, il ricorso alla partnership pubblico-privata per gli investimenti, il ruolo dei giovani, il concetto di multilateralismo, l’indicazione chiara che disuguaglianze globali e cambiamento climatico sono problemi interconnessi sono tutti concetti sviluppati dal G20”.

– ANBI: OLTRE IL PNRR, INVESTIRE SUL SISTEMA IDRICO

L’emergenza climatica richiede interventi urgenti sul sistema idrico e risposte concrete al territorio. Ma a fronte di 149 progetti presentati dall’ANBI, per un importo di 1 miliardo e 620 milioni, nel PNRR ci sono fondi solo per 520 milioni. L’Associazione nazionale dei consorzi per la gestione e la tutela del territorio ha dedicato al tema un convegno. ANBI annuncia anche un emendamento da presentare alla commissione Bilancio del Senato e della Camera per destinare maggiori risorse alla gestione idraulica del territorio nella prossima Legge Finanziaria. L’intervento è necessario: dal 2013 al 2019 in Italia ci sono state 87 dichiarazioni di stato d’emergenza per eventi idrogeologici con oltre 11 miliardi e 426 milioni di danni; gli importi realmente ristorati al territorio, però, superano di poco i 959 milioni, cioè meno del 10%. Anche le opportunità sono rilevanti: ad esempio 4 miliardi di investimento nel sistema idrico meridionale sono in grado di attivare l’1% del Pil del Sud creando quasi 50mila posti di lavoro nel Mezzogiorno. Per il presidente ANBI Francesco Vincenzi “è opportuno che il paese rifletta sul fatto che dopo il PNRR occorre realizzare un piano di investimenti aumentando la rete degli invasi, che migliori la captazione dell’acqua, per una rete di piccoli invasi idrici diffusi sul territorio nazionale”.

– AGRICOLTURA. BOOM POMODORO IDROPONICO NEL FERRARESE: ALTRI 20 ETTARI DI SERRE

Fri-El Green House investe ancora e assume. Il gruppo, tra i principali player italiani di energia da fonti rinnovabili (eolica, biomassa e biogas), produce pomodori idroponici a marchio H2Orto a Ostellato, nel ferrarese, con un modello agricolo a impatto ridotto, e ha presentato la scorsa settimana venti nuovi ettari di serre hi-tech di ferro e vetro. L’obiettivo è fornire 365 giorni all’anno pomodoro italiano proveniente dallo stesso sito, con un risparmio del 70% della superficie impiegata e del 70% di acqua rispetto alle coltivazioni tradizionali, andando a passo spedito verso un’agricoltura a impatto zero o quasi. Ci lavorano 380 dipendenti, che l’anno prossimo dovrebbero diventare 450. Al taglio del nastro con Ernst Gostner presidente del gruppo e Alessio Orlandi direttore Sales & marketing sono intervenuti il presidente della Regione Emilia-Romagna Stefano Bonaccini, l’assessore regionale all’Agricoltura Alessio Mammi e Massimiliano Giansanti, presidente nazionale di Confagricoltura.

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