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Il Post lancia il secondo numero di Cose sulle “Questioni di un certo genere”

copertina il post questioni di un certo genere
Le identità sessuali, i diritti, le parole da usare: una guida per saperne di più. In collaborazione con Iperborea
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ROMA – Il cambiamento climatico e i diritti, in particolare quelli sull’identità e la libertà delle persone, sono i temi del nostro tempo. Entrambi coinvolgono gli esseri umani di ogni parte del mondo, entrambi creano accesi dibattiti politici e sociali, entrambi sono legati al futuro delle giovani generazioni, che su questi due fronti hanno le idee chiare e non intendono arretrare. In Italia, nel caso delle “questioni di genere”, il dibattito ha avuto un’importante accelerazione – scaturito anche dal discusso ddl Zan – senza dare il tempo a molte persone di avere una conoscenza maggiore degli argomenti in discussione. Per questo motivo il secondo numero di ‘Cose. Spiegate bene’, la rivista di carta de Il Post realizzata in collaborazione con la casa editrice Iperborea, è dedicata proprio alle identità sessuali, ai diritti, alle parole da usare in modo corretto come ‘LGBTQIA+’, ‘transgender’, ‘pansessuale’. “L’argomento di questo secondo numero è l’argomento degli argomenti- scrive il direttore de Il Post, Luca Sofri-: il rispetto e la comprensione per quello che le persone vogliono essere”.

La rivista, intitolata ‘Questioni di un certo genere’, si apre con un classico articolo di spiegazione del Post, dedicato al concetto di identità di genere, da non confondere con quelli di ‘sesso’ e ‘orientamento sessuale’. È completato da un glossario che definisce il significato di molte espressioni, tra le quali ‘cisgender’, una parola che, come scrive Vera Gheno nel suo corsivo, aiutare a fare a meno di un’idea di “normalità” che ostacola la comprensione reciproca. Alle questioni di lingua sono dedicati altri due articoli, uno sullo schwa (la ‘e’ rovesciata) il carattere e suono proposto come desinenza per parlare di persone non binarie e per mettere donne e uomini alla pari grammaticalmente, e uno sui pronomi, che sono al centro della discussione per chi parla e scrive in inglese. Seguono approfondimenti su temi più concreti, dai simboli sulle porte dei bagni alle categorie nello sport agonistico (‘Le atlete trans con chi gareggiano?’).

“Il dibattito intorno al ddl Zan ha rivelato qualcosa che già c’era, ossia una grande impreparazione sia dei politici che dei media e di molti attori associativi, su queste tematiche, in particolare per ciò che riguarda le vite delle persone Lgbt- spiega Massimo Prearo, responsabile scientifico del Centro di ricerca sulle politiche e teorie della sessualità (PoliTeSse) dell’Università di Verona e co-curatore di questo numero di Cose – Dunque la rivista si pone come uno strumento utile per posizionarsi e fare scelte consapevoli, oltre che conoscere queste realtà”. Secondo Prearo – che nel suo articolo spiega l’importanza degli studi di genere – oggi i giovani sono più avanti su questi temi perché sono cambiati gli usi e le pratiche dal basso. Rispetto ai loro genitori il mondo è cambiato, ci sono leggi che riconoscono le coppie omosessuali, ci sono serie tv che parlano di identità sessuali. Però non sempre hanno gli strumenti per dare un nome alle cose, d’altronde il percorso scolastico non prevede che vengano affrontate le questioni di genere. È arrivato il momento di riconoscere realtà che esistono e che oggi sono scoperte ma non protette”.

Nella rivista le questioni dei diritti sono affrontate anche attraverso i racconti di quattro persone trans, a cui si aggiunge l’intervento di Gianmarco Negri, prima persona trans a essere eletta sindaco in Italia. Il racconto di Fumettibrutti è dedicato a uno degli aspetti di queste esperienze: il fatto di avere un “nome morto”. C’è poi un approfondimento su uno dei temi su cui si dibatte di più quando si parla di identità di genere: cosa si fa quando una bambina o un bambino sembra non riconoscersi nel sesso che le è gli è stato assegnato alla nascita. Ma ‘Questioni di un certo genere’ parla anche di persone intersessuali, i cui problemi sono ancora poco considerati sia in Italia che nel resto d’Europa, e del femminismo intersezionale. Tra i curatori del numero ci sono anche Ludovica Lugli e Arianna Cavallo (che riflette su come certe idee legate al genere vengono trasmesse ai più piccoli), mentre tra gli autori compare anche Diego Passoni (che racconta dei limiti che esistono, nei contesti di lavoro, per le persone omosessuali che dichiarano il proprio orientamento). Il volume si chiude con una scelta di film, serie tv e libri utili ad approfondire gli argomenti trattati, e una lista di bandiere utilizzate oggi per rappresentare le persone LGBTQIA+, a partire da quella arcobaleno usata per la prima volta nel 1978 durante un Pride a San Francisco.

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