FOTO | VIDEO | Stop ai tabù: le arti marziali sono per donne, parola di Tania Lucchesi

La campionessa alla Dire: "Nei miei corsi sono più dei ragazzi, è caduto un muro"
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ROMA –  “Noi partiamo dal presupposto che la nostra femminilità è quella che non ci farà alzare lo scatolone. E invece, signori, basta allenarsi e lo scatolone lo alzi”. È con lo spirito e la dedizione tipici della campionessa che Tania Lucchesi, 34 anni, 52 ori a livello nazionale e 47 a livello internazionale in Tai Chi Chuan, Shaolin, Sanda e Tui Sho, racconta all’Agenzia di stampa Dire com’è stato possibile per lei superare il divario di genere che ancora troppe bambine, donne e ragazze incontrano lungo il proprio percorso dallo sport di base al professionismo.

LA STORIA DI TANIA LUCCHESI, UNA STAFFETTA DI SUCCESSI

Non si è lasciata fermare Lucchesi, atleta pluripremiata laureata in legge, oggi insegnante di arti marziali, arbitra per Acsi e presidente dell’Asd PerugiaBenEssere, associazione da lei fondata nella città umbra due anni fa, che nelle discipline di combattimento orientali ha trovato una ragione di vita, oltre che un lavoro, in un percorso iniziato da piccolissima, all’età di 4 anni, per sua stessa ammissione “non privo di ostacoli, perché bisogna guadagnarselo, sia per i propri che per gli altrui pregiudizi. La mia esperienza fin da bambina è sempre stata positiva perché per fortuna ho incontrato persone intelligenti- spiega- le arti marziali sono state fin da subito una passione che mi ha portato a praticarle e anche un po’ a salvarmi. Fino all’età di 14 anni pesavo 70 chili, ma, per assurdo, nonostante questo, ero estremamente agile. L’inadeguatezza non era interna all’arte marziale, veniva da fuori”. Quel ‘fuori’ che non capiva perché la piccola Tania avesse scelto ‘uno sport da maschi’, in una palestra in cui “su un centinaio di iscritti eravamo una decina al massimo tra bambine e ragazze. A un certo punto alle elementari ho cominciato a dire che facevo pallavolo, era inutile parlare con chi non capiva”, ricorda Lucchesi. Poi l’adolescenza, quando si comincia a fare i conti con la propria fisicità. “Ho avuto problemi di disturbi dell’alimentazione– confessa- e la passione per questo sport è stata fondamentale, quel compagno di vita che mi ha permesso che quel click scattasse, quando il mio corpo si era indebolito così tanto che non riuscivo più a fare quello che amavo. E in questo devo ringraziare quel maestro-papà che a modo suo mi aveva fatto capire a cosa stessi rinunciando. È stata quella magia che mi ha portato a fare un lavoro su me stessa”.

Nel tempo sono arrivati la conquista dei vari gradi di cintura nera, poi con la maggiore età i primi arbitraggi nazionali e internazionali, il diploma linguistico e gli studi in legge, e dall’ottobre 2011 l’attività di insegnante alla Italy C.K.A., che lei chiama “casa mia”.

La storia di Tania è una staffetta di successi, che l’hanno portata a vivere il suo essere donna nello sport come un vantaggio. “La fiducia mi é sempre stata data, prima dal mio maestro, poi anche in Acsi e in Csen, dove ho trovato totale accoglienza. È il mondo esterno il problema- sottolinea- Se siamo ad un campionato, io sono l’arbitro centrale e nei combattimenti magari c’é un padre che mi insulta in quanto donna, posso contare su un’organizzazione che mi sostiene e mi tutela“.

Stessa fiducia sentita dall’insegnante con la nomina a coordinatrice regionale di un progetto di arti marziali nei reparti ospedalieri di oncoematologia pediatrica degli ospedali in qualità di Martial Art Therapist per KidsKickingCancer-ItaliaONLUS. “Agire a livello educativo sui bambini” e “scrollarsi di dosso l’idea che l’essere donna possa rappresentare un limite” sono per Lucchesi i due strumenti per superare quel divario di genere che è nel mirino di ‘Jump the gap. Oltrepassare le barriere dello sport di base per le donne’, il nuovo progetto di ricerca, divulgazione e promozione della responsabilità condivisa, finanziato da Sport e Salute per il 2020-21 e presentato da Acsi-Associazione di Cultura Sport e Tempo Libero, Aics-Associazione Italiana Cultura Sport, Csen-Centro Sportivo Educativo Nazionale, Centro Nazionale Sportivo Libertas e Università degli Studi di Padova.

Ma la fotografia sull’oggi delle discipline orientali rincuora. “Oggi c’é una grande apertura delle ragazze nei confronti delle arti marziali rispetto agli Anni 90, quando ho iniziato io- chiarisce l’insegnante- Nella mia palestra di PerugiaBenEssere a Foligno il 70% degli allievi di Tai Chi Chuan sono donne, alla Italy C.K.A. col Tai Chi credo che quasi si equiparino, e nel turno della mia associazione a Ponte San Giovanni ci sono 15 bambini, di cui sei sono ragazzine”.

Alla base di questa maggiore presenza femminile nelle arti marziali, secondo la sportiva, c’é un duplice interesse: “Sicuramente molte dicono che sapersi difendere non fa male, motivazione che non è di certo bella”, legata principalmente “all’insicurezza maschile”, osserva. Dall’altra, pero’, “c’é anche una percentuale di ragazze che dice che gli son sempre piaciute e hanno la curiosità di scoprirle. È come se fosse caduto un muro”.

Quel muro di tabù buttato giù da Tania a colpi di gomito e di spalla, fischietto e cacciavite. “Sono cresciuta nell’organizzare campionati e in quelli dell’Acsi non mi fa specie avere in mano un seghetto, un avvitatore, un fischietto, o la giacca da arbitro. Sono tutti ruoli che mi piacciono- conclude- Perché gli altri se ne liberino ce ne dobbiamo liberare anche noi, donne, dei pregiudizi”.

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16 Novembre 2020
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