di Alessandra Fabbretti e Sausan Khalil
ROMA – Si rifiuta di rimuovere lo striscione con la scritta ‘Stop bombing Gaza – Stop genocide’ e riceve una multa di 430 euro. È quanto è accaduto all’apicoltore Marco Borella, mentre vendeva il suo miele al mercato di Desio, in provincia di Monza e Brianza. A raccontare quanto è successo è stato il protagonista sui social: “Due carabinieri mi hanno chiesto di rimuovere lo striscione perché mi hanno detto che si trattava di propaganda politica non autorizzata”, ha detto Borella spiegando che lui si è rifiutato di farlo perché “il messaggio che veicola lo striscione non è d’odio ma una richiesta di pace immediata e di interruzione del genocidio in corso”. E ancora: “Non era la prima volta che avevo lo striscione, ma lunedì avrà dato fastidio a qualcuno”. “Credo che il significato politico di quanto è successo sia molto grande: è una repressione del dissenso. Si mette nel silenzio chi chiede la fine di questa guerra oscena e disumana. Non mi è possibile separare la giustizia ambientale che voglio per le api da quella sociale, anzi, non può esserci l’una senza l’altra. Quando le persone vedono il mio striscione, si fermano a parlare e proprio questo è un primo passo, perché c’è troppo silenzio su questo massacro indiscriminato”. Ora l’apicoltore ha fatto sapere di aver contattato un avvocato per fare ricorso. La storia, che lascia increduli, ha fatto il giro della rete e tantissimi sono stati i messaggi di solidarietà.
LE OPPOSIZIONI: LA MULTA LEDE LA LIBERTÀ
In favore di Borella si sono mobilitate anche le opposizioni. Per lui e per difendere “la sua personale libertà di espressione” hanno presentato due interrogazioni distinte le deputate Laura Boldrini del Partito democratico (Pd) e Stefania Ascari del Movimento 5 Stelle (M5S), all’indirizzo del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi. Boldrini spiega: “Tale provvedimento ha tutto il sapore del tentativo di limitare la libertà di espressione di Marco Borella”. Spiega la deputata, già presidente della Camera: “La multa riporta, infatti, la violazione dell’art.23 del codice della strada che regola l’esposizione di cartelli, insegne, manifesti che ostacolino la viabilità o la segnaletica stradale o che contengano messaggi razzisti, discriminatori, offensivi, razzisti o sessisti. Ma nessuna di queste circostanze riguarda lo striscione esposto da Borella perché era rivolto verso l’interno del mercato, quindi non verso il traffico automobilistico, e perché conteneva un chiaro messaggio di pace e non violento”.
Ascari aggiunge: “Questo episodio si inserisce in un contesto più ampio di repressione del dissenso in Italia, con recenti casi di intimidazioni nei confronti di individui che esprimono sostegno alla causa palestinese”. Pertatno, al capo del Viminale si domanda di “sapere quali misure il ministro intenda adottare per garantire il rispetto della libertà di espressione e il diritto di manifestare opinioni, in particolare in relazione a tematiche sensibili come quella palestinese; se il Ministero intenda fornire chiarimenti sulle linee guida per le forze dell’ordine riguardo alla gestione di situazioni di dissenso pubblico; se siano previsti interventi formativi per le Forze dell’ordine al fine di sensibilizzarle sul rispetto dei diritti civili e delle libertà fondamentali”.




Aggiungi Dire.it alle tue fonti preferite su Google

