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La reporter Barghouti: “Coloni all’attacco in Cisgiordania”

Da quando il gruppo politico-militare Hamas ha attaccato Israele, causando la risposta dell'esercito contro Gaza, anche la Cisgiordania ha registrato un aumento delle violenze

Pubblicato:16-10-2023 20:22
Ultimo aggiornamento:16-10-2023 20:22
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ROMA – “La situazione in Cisgiordania sta peggiorando molto rapidamente: nel fine settimana appena trascorso si sono registrati nuovi attacchi da parte dei coloni israeliani. D’altronde Israele gli garantisce il diritto a uccidere per autodifesa, nella piena impunità”. A parlare con l’agenzia Dire da Ramallah è la giornalista, scrittrice e ricercatrice palestinese con cittadinanza statunitense Mariam Barghouti. Da quando il gruppo politico-militare Hamas ha attaccato Israele, causando la risposta dell’esercito contro Gaza, anche la Cisgiordania ha registrato un aumento delle violenze: dal 7 ottobre sono decine i palestinesi che hanno perso la vita, e oltre 1.200 i feriti. La testata israeliana Haaretz parla di atti provocatori dai parte dei coloni, che secondo Voice of America avrebbero creato “posti di blocco senza l’autorizzazione del governo, ma con la protezione dell’esercito”. Si contano circa mezzo milione di coloni in Cisgiordania, sebbene essendo stata occupata nella guerra del 1967, non dovrebbe comprendere insediamenti da parte di Israele, secondo il diritto internazionale.

Non è questione di provocazioni” dice Barghouti, “una legge del 2018 riconosce il diritto dei coloni di sparare e uccidere. Da un punto di vista legale, però, si tratta di civili, quindi tecnicamente l’esercito israeliano si sta avvalendo di un ‘proxy’ all’interno degli insediamenti per uccidere nei Territori occupati”. Barghouti denuncia ancora: “i militari si coordinano con i civili armati per compiere regolari attacchi contro i palestinesi“. Questo anche perché “l’esercito non sempre può intervenire, dato che dovrebbe agire nel rispetto delle regole: è allora che si attivano i gruppi di coloni armati nella totale impunità”.

Barghouti fa sapere che in Cisgiordania “abbiamo registrato settanta morti solo questa settimana, che si aggiungono ai 250 da gennaio a settembre 2023”.
Un bilancio a cui si sommano quasi 2.900 palestinesi uccisi nei raid contro la Striscia di Gaza, che rischia nelle prossime ore di restare senza acqua e cibo. Un sondaggio del Centro statistico palestinese rivela che i morti palestinesi totali da gennaio sono oltre 3mila, il bilancio più pesante degli ulrimi vent’anni.


E mentre in queste ore l’Oms avverte di temere “la catastrofe” per l’effetto del blocco di Israele a tutte le forniture nella Striscia, “per la popolazione della Cisgiordania è impossibile fare qualcosa in aiuto dei connazionali di Gaza” dice la cronista, che avverte: “è molto importante capire che non si deve scindere quello che accade a Gaza da quello che accade in Cisgiordania: Israele considera tutto il territorio palestinese una sua proprietà e i palestinesi sono bersaglio delle violenze dei coloni, della polizia o dell’esercito. Quindi non è questione di aiutare Gaza ma di denunciare i pogrom e riportare l’attenzione di tutti sulla liberazione della Palestina“. La reporter continua: “Assistiamo alla censura, al mancato riconoscimento dei crimini commessi e di tanti diritti come quello alle riparazioni, al ritorno e alla giustizia. E’ questo quello che chiedono i palestinesi. Solidarizzare non basta. Bisogna combattere la propaganda di Israele”.

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