ROMA – “Voglio ricordare Mahsa Amini (la 22enne curda morta per non aver indossato correttamente il velo, ndr) – e tutte le persone che in Iran stanno lottando per la libertà”. Così Francesca Comencini ha aperto la conferenza stampa di ‘Django – La serie’ (targata Sky Originale con con Cattleya, Atlantique e Canal +) alla Festa del Cinema di Roma e dal 2023 in esclusiva su Sky e in streaming Now. Comencini – alla regia dei primi quattro episodi e alla direzione artistica del progetto – porta sullo schermo l’omaggio in 10 episodi all’omonimo cult western del 1966 di Sergio Corbucci con Franco Nero.
COMENCINI: “UN RACCONTO MODERNO TRA PROTAGONISTE FEMMINILI FORTI E NUOVA MASCOLINITÀ NEL GENERE WESTERN”
“‘Django’ ha una sua modernità: affronta crisi intime, ha grandi protagoniste femminili, rivede i codici della virilità restituendo un nuovo punto di vista sulla mascolinità nel genere western e c’è un antieroe, Django”, ha detto Comencini. “Django – ha detto il protagonista Matthias Schoenaerts – è un uomo in crisi, simbolo di come si continua a vivere dopo la perdita di qualcosa di caro. Il suo desiderio di è quello di riuscire ad esprimere amore verso l’unica persona che gli è rimasta”.
COMENCINI: “CELEBRIAMO UN MONDO UTOPISTICO FATTO DI INCLUSIONE”
Questa è una storia universale “che celebra un mondo senza frontiere fatto di differenze, inclusione e minoranze. Io – ha proseguito la regista – sono cresciuta con i western italiani e americani degli Anni 70, capaci di trasmettere uno spirito indomito di rivolta e che hanno avuto un ruolo nella mia formazione di ragazza ribelle. Qui abbiamo rispettato la tradizione western attraverso cui abbiamo parlato del nostro tempo con grande spazio ai personaggi femminili, non solo buoni ma anche villain, come nel caso del personaggio interpretato da Noomi Rapace, a capo di un ordine patriarcale”. Elizabeth Thurmann, interpretata da Rapace, “parte come persona cattiva ed estremista, capace di essere molto violenta. Nel corso degli episodi si approfondiscono i perché di certi suoi comportamenti”, ha aggiunto l’attrice, che questa sera riceverà il Premio Progressive alla Carriera.
DA CORBUCCI A TARANTINO E DA TARANTINO A COMENCINI
Non è la prima volta che il cult di Corbucci viene rivisitato. Lo ha fatto Quentin Tarantino nel 2012 con ‘Django – Unchained’. “Ci siamo rapportati anche con la versione di Tarantino perché anche lui fa un racconto politico, non ideologico ma una riflessione sulla popolazione black alla fine della Guerra Civile, mettendo in scena personaggi che rispecchiano condizioni ancora oggi esistenti. E poi c’è una forte contrapposizione tra identità e culture minoritarie, che sono avvertite da alcuni come futuro e da altri come una minaccia. Un’eterna contraddizione tra apertura e chiusura”, hanno spiegato gli sceneggiatori Maddalena Ravagli e Leonardo Fasoli. Nel cast anche Vinicio Marchioni, Manuel Agnelli, Nicholas Pinnock, Lisa Vicari, Jyuddah Jaymes, Benny O. Arthur, Eric Kole e Tom Austen.




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