Ecco come studiare all’estero con le borse di Intercultura per i giovani

Centinaia gli adolescenti che hanno vinto il bando di Intercultura, l'associazione con oltre 5mila volontari-formatori in tutta Italia
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ROMA – Ogni anno centinaia di adolescenti partono per un periodo all’estero con Intercultura, guidati e formati da oltre 5mila volontari in tutta Italia. Ad Asti ad esempio operano 25 volontari che seguono ragazzi e famiglie dalla selezione alla partenza (e rientro): l’anno scorso ben 13 ragazzi sono partiti dalla provincia astigiana per vivere la loro esperienza interculturale in un altro Paese. Molti di loro, così come chi vorrà seguirli in questa esperienza l’anno prossimo, beneficiando di una borsa di studio del territorio, (Fondazione Cassa di Risparmio di Asti, dalla Fondazione CRT e da Compagnia di San Paolo) .

Tra gli studenti della zona all’estero ora c’è Valentina, un semestre in Finlandia. “La mia memoria si sta saturando di immagini rappresentative di questo periodo indimenticabile. La prima è il mio banco di scuola: penne, libri, un quaderno e il computer onnipresente e utilissimo-ditemi che potrò continuare a usarlo anche in Italia! La seconda si riferisce a una giornata in cui abbiamo fatto attività /giochi con la mia classe, imbarazzante, ma vale la pena di sentire i miei compagni cercare di tradurre dal finlandese all’inglese, a volte capisco meglio quando non traducono”.

Per chi volesse ricevere maggiori informazioni basta andare sul sito www.intercultura.it. Il bando di concorso è destinato prioritariamente a studenti nati tra il 1 luglio 2003 e il 31 agosto 2006 e si rivolge ai ragazzi che non intendono rinunciare alla possibilità di vivere una delle più importanti esperienze formative per il proprio futuro. L’iscrizione non è vincolante per la partecipazione, ma deve essere necessariamente effettuata entro il 10 novembre 2020 per potere partecipare alle selezioni. 

Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DiRE» e l’indirizzo «www.dire.it»

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