Caso Massaro, parla la presidente del Tribunale: “Se crede faccia appello, esecuzione si può fermare”

La presidente del Tribunale per i minorenni di Roma interviene dopo il decreto che le ha tolto il bambino. E ricorda che ci sono limiti di comunicazione sui casi riguardanti bambini
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ROMA – A prendere la parola sul caso Laura Massaro oggi, dopo polemiche, appelli e anche conferenze stampa a cui hanno preso parte esponenti politici, è il presidente del Tribunale per i minorenni di Roma, Alida Montaldi. Tribunale che l’11 ottobre scorso ha deciso, con un decreto, il collocamento del bambino dal padre. Il presidente del Tribunale oggi interviene con una nota, in modo pacato, per dire una serie di cose. A partire dal fatto che il provvedimento (preso “a tutela di un minore”) si può impugnare come qualsiasi sentenza, anche ottenendone la sospensione dell’esecuzione. Ma anche che un caso giudiziario in cui è coinvolto un minore, come questo, richiederebbe un maggiore riserbo e che la comunicazione dovrebbe prevedere “rigorosi limiti”.

Quanto poi agli appelli che sono arrivati anche al suo indirizzo per cambiare il destino delle cose, Montaldi ricorda (ritenendolo “doveroso” nei confronti di chi non ha competenze giudiziarie) che lei non può in alcun modo intervenire su una decisione presa da un giudice del suo Tribunale, così come non ha potere di commentarlo.

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Ecco la nota del magistrato, che parte dall’appello arrivatole nei giorni scorsi a mezzo stampa da parte dei Centri antiviolenza e delle associazioni e organizzazioni impegnate nella prevenzione e nel contrasto della violenza nei confronti delle donne e dei minori “affinché intervenga” sull’esecuzione di un provvedimento preso dal Tribunale l’11 ottobre scorso “a tutela di un minore”. Montaldi spiega di aver ricevuto “analoghe richieste” anche in altre sedi e di ritenere quindi “doveroso replicare agli appelli, a me personalmente e pubblicamente rivolti, con alcune inevitabili precisazioni, a presidio di una corretta informazione, soprattutto per chi non possiede competenze tecnico-giuridiche, sugli strumenti di legittima reazione che nel nostro ordinamento sono riconosciuti al genitore che ritiene non conforme all’interesse del proprio figlio la decisione adottata da un giudice dello Stato”.

Continua la nota di Montaldi: “Avverso le decisioni del Tribunale per i minorenni possono essere azionati, con tempestività ed efficacia, gli stessi mezzi di impugnazione previsti per tutte le decisioni del giudice civile di primo grado, anche volti a sospenderne l’esecuzione, senza alcun limite che possa derivare dal loro contenuto. Non è invece consentita al Presidente del Tribunale per i minorenni, come a ogni dirigente di un ufficio giudiziario giudicante, ordinario o specializzato che sia- spiega Montaldi- alcuna forma di ‘intervento’ sui provvedimenti emessi dai giudici dell’ufficio che dirige”.

Il dirigente dell’ufficio, spiega il magistrato, “ha il dovere di astenersi da qualsiasi forma di ingerenza, durante e al termine del procedimento, a tutela dell’autonomia e indipendenza del collegio chiamato a decidere e anche della integrità e dignita della stessa funzione giurisdizionale”.

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Continua poi: “Mi preme inoltre ricordare, anche se noto e comprensibile a chiunque, in questo caso senza necessità di specifiche competenze, che il coinvolgimento di un minorenne in una vicenda giudiziaria impone rigorosi limiti ai contenuti ed alle forme di ogni comunicazione o commento che abbia ad oggetto un provvedimento che lo riguardi. Infine, credo di avere anche il dovere di esprimere- conclude- a quanti mi hanno personalmente in questi giorni chiamato in causa la ferma convinzione della necessità che, anche e soprattutto in vicende come quella oggetto di attenzione, debba essere promosso e dimostrato, in tutte le sedi in cui se ne dibatte, il necessario rispetto del ruolo e delle decisioni del giudice cui è demandata la tutela delle relazioni familiari e delle persone di età minore, che quotidianamente si fa carico di decisioni delicate e complesse”.

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16 Ottobre 2019
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