Armati e pericolosi, banda italo-albanese gestiva le piazze della droga a Bologna terrorizzando i pusher

Vasta operazione antidroga tra Italia, Albania e Spagna: le indagini hanno documentato estorsioni e pestaggi. I pusher al dettaglio venivano vessati
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BOLOGNA – Si rifornivano nei porti di Malaga, Valencia, Barcellona e Nizza. Poi la droga veniva caricata su almeno tre macchine che partivano a distanza di cinque minuti l’una dall’altra per allertare quella di ‘mezzo’ (che di solito trasportava lo stupefacente) dell’eventuale presenza della Polizia. Giunti a Bologna depositavano la droga in un garage in affitto (con tanto di regolari contratti per non destare sospetti) scelto strategicamente vicino alle abitazioni della ‘banda’ (zona via Erbosa) per tenere sotto controllo lo stupefacente. E da lì arrivava sulle piazze di spaccio di Bologna: piazza Verdi, Montagnola, zona Pilastro.

Una base di spaccio al dettaglio era stata ‘aperta’ anche in un ristorante di Castel Maggiore: nella cucina e in dispensa, in particolare nel reparto dolci, c’erano spazi per occultare la droga, occultata anche nel bagno del personale di servizio. E visto che il tutto avveniva in un ristorante usavano nomi in codice per parlare della droga: farina e pane per la cocaina; cioccolato e pesce per hashish e marijuana; dolci o pizze per quantitativi più importanti. Agiva così l’organizzazione italo-albanese a cui è arrivata l’articolata indagine condotta dai Carabinieri di Borgo Panigale dal novembre 2017, e sfociata oggi in 18 misure cautelari e nel sequestro di oltre 130 chili di stupefacenti con l’impiego di bene 200 militari. A coordinare le indagini il procuratore capo di Bologna, Giuseppe Amato e i sostituti Flavio Lazzarini e Marco Forte. L’ordinanza di custodia cautelare in carcere è stata firmata dal gip Sandro Pecorella.

Magistrati e Carabinieri hanno schiantato un’organizzazione pericolosa distintasi anche per detenzione e porto abusivo di armi, estorsione, lesioni personali e furto. L’indagine ha portato all’arresto in flagranza di 14 soggetti e sottoposto a sequestro 100 chili di marijuana, 30 chili di hashish suddivisi in circa 260 panetti, 500 grammi di cocaina (pura con una percentuale del 90%), nonché due pistole (tra cui una pistola artigianale ricavata da un’arma a salve).

Arrivava tutto da Francia e Spagna: lì si recavano ogni mese i capi del’organizzazione, alternandosi periodicamente tra di loro per destare minor sospetto nei loro movimenti, per acquistare lo stupefacente e contrattarne personalmente il prezzo. E in Italia la droga fruttava il 200-300% circa del capitale investito. Infatti per un chilo di marijuana pagavano in Spagna e Francia dai 6.000 ai 10.000 euro, per poi rivenderla al dettaglio in Italia a circa 15-25 euro al grammo (per complessivi 15.000-25.000 euro al chilo).

Per un panetto di hashish da 250 grammi pagavano dai 1.500 ai 2.000 euro (circa 6.000-8.000 euro al chilo), rivendendo al dettaglio a circa 15-20 euro al grammo (per complessivi 15.000-20.000 euro al chilo). Il prezzo della cocaina, invece, all’estero era di 40.000-50.000 euro al chilo al chilo, mentre a Bologna, una volta tagliata, veniva rivenduta a circa 80-100 euro al grammo (per complessivi 80.000-100.000 euro al chilo).

Il ristorante era un punto di ritrovo per gli incontri più importanti e significativi. Infatti, in caso di controllo delle Forze dell’ordine, avrebbero giustificato con l’occasionalità la loro contemporanea presenza al ristorante. Lo spaccio al dettaglio nelle piazze bolognesi avveniva prevalentemente con appuntamento telefonico, mediante consegna in luoghi spesso affollati per destare minor sospetto, come piazza Verdi.

ARMATI E PERICOLOSI, ITALO-ALBANESI TERRORIZZAVANO PUSHER

Armati e pericolosi. Guai a non saldare i conti con loro: la banda italo-albanese che importava a Bologna droga dalla Spagna e dalla Francia non perdonava. Le indagini coordinate dalla Procura di Bologna e portate avanti dai Carabinieri, hanno documentato scene che sembrano quelle dei film. Sono infatti stati accertati numerosi episodi di pestaggi ed estorsioni sugli spacciatori al dettaglio e i consumatori che non riuscivano ad onorare i debiti contratti per l’acquisto dello stupefacente.

In un caso, uno spacciatore al dettaglio, che non era riuscito a pagare la droga acquistata poiché era stato arrestato dai Carabinieri per detenzione delle stesse sostanze stupefacenti, è stato sequestrato per alcune ore con la sua autovettura e violentemente pestato con una mazza da baseball in un parcheggio di Castel Maggiore. E, pur avendo riportato lesioni giudicate guaribili in 40 giorni (frattura del braccio destro ed una lesione orbitale e al timpano), non ha collaborato nelle indagini, negando i fatti per paura di ulteriori ritorsioni.

In un’altra circostanza, uno dei debitori è stato prelevato dalla banda albanese e portato al cospetto dei ‘capi’ in una base logistica nel quartiere San Ruffillo, dov’è stato violentemente pestato poiché non aveva ancora pagato un debito di circa 50 chili di marijuana. E non si facevano pregare neppure ad usare le armi: con le pistole intimorivano gli spacciatori al dettaglio insolventi.

Tra i 14 soggetti arrestati in flagranza, c’è anche un albanese che, per sottrarsi alla cattura, nel giugno 2018 per eludere un controllo si era nascosto sui binari della ferrovia in zona Ponte Samoggia. Lo stesso, latitante dal 2010 poiché già destinatario di una misura della custodia cautelare in carcere per spaccio di stupefacenti emessa dal gip di Bologna, aveva trovato sostegno ad Imperia dalla madre, ove aveva trascorso tranquillamente il periodo del Ramadan. Tornato nel bolognese per continuare i suoi traffici illeciti, dopo aver fatto calmare le acque, è stato invece tratto in arresto in flagranza nella sua abitazione di Zocca.

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16 Ottobre 2019
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