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A Grado in 300 dicono no a 18 richiedenti asilo

La protesta era divampata nei giorni scorsi appena era iniziata a circolare la notizia
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TRIESTE – Qualcuno l’aveva definita la marcia dei bambini, fortunatamente non c’è stata traccia di minori tra i circa 300 cittadini che questa mattina hanno manifestato davanti al municipio di Grado, località turistica della provincia di Gorizia.

A scatenare la rabbia dei cittadini la decisione del sindaco, Dario Raugna, di ospitare 18 richiedenti asilo in un agriturismo nella frazione di Fossalon.

La protesta era divampata nei giorni scorsi appena era iniziata a circolare la notizia. La proprietaria dell’agriturismo aveva deciso di fare un passo indietro a seguito delle polemiche. Questa mattina era previsto il Consiglio comunale con all’ordine del giorno una mozione e una interrogazione delle minoranze proprio sui richiedenti asilo e nell’occasione il “Comitato 18”, composto da rappresentanti di Forza Italia e dell’estrema destra, ha chiesto ai cittadini di manifestare portando i bambini, ma dopo polemiche è stato consigliato ai genitori di non presentarsi con i minori.

Il Consiglio comunale, al quale hanno potuto assistere circa 50 persone per questioni di sicurezza, si è concluso con una fumata nera e la richiesta delle opposizioni (centrodestra) di indire un referendum tra i cittadini è stata bocciata dal primo cittadino, una scelta che ha portato la minoranza a lasciare l’aula.

I lavori del consiglio sono quindi proseguiti con gli altri punti all’ordine del giorno. Sul tema sono intervenuti i tre garanti regionali, Fabia Mellina Bares (Diritti dei minori), Walter Citti (Persone a rischio discriminazione) e Pino Roveredo (Persone private della libertà personale), che esprimono preoccupazione e condanna per “gli atti di intolleranza ed ostilità nei confronti dell’accoglienza di piccoli gruppi di richiedenti protezione internazionale in alcune comunità locali”.

Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DiRE» e l’indirizzo «www.dire.it»

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