mercoledì 7 Ottobre 2026

Perquisizioni in 9 città per oltre 20 medici: maxi operazione per i certificati falsi a migranti

L'indagine partita da Ravenna è arrivata a Bari, Bologna, Firenze, Milano. Sit in di protesta nel capoluogo emiliano a sostegno di 5 camici bianchi portati in Questura

di Cristiano Somaschini e Andrea Sangermano

RAVENNA – Oltre venti medici perquisiti in una decina di città per avere falsificato dei certificati così da impedire a cittadini stranieri irregolari di essere trattenuti nei Centri di permanenza
Una maxi operazione della Polizia di Stato, su mandato della Procura della Repubblica di Ravenna, è in corso dalle prime ore della mattina in diverse città italiane. Con perquisizioni locali, personali ed informatiche nell’ambito di un procedimento sul rilascio di presunte certificazioni mediche false per impedire, appunto, di trattenere cittadini stranieri irregolari nei Centri di permanenza per i rimpatri.

Destinatari dei decreti di perquisizione sono, ad eccezione di un solo caso, medici non iscritti nel registro delle persone nei cui confronti si svolgono le indagini preliminari. Le perquisizioni sono in corso a Bari, Biella, Bologna, Firenze, Livorno, Milano, Rimini, Roma e Varese, con il concorso delle Squadre Mobili territorialmente competenti. E sull’attività vige il massimo riserbo.

A BOLOGNA SIT-IN DI PROTESTA IN QUESTURA . ‘FATTO GRAVISSIMO: SANITARI NON VANNO PIEGATI A RISCHIESTE DELLO STATO’

Scatta il presidio di protesta davanti alla Questura di Bologna per i medici sotto accusa per aver prodotto false certificazioni con cui attestare l’inidoneità all’ingresso nei Cpr. “Si sono svolti fatti gravissimi all’alba- spiega Marica Greco del Laboratorio di salute popolare– nei confronti di alcuni colleghi infettivologi che sono stati perquisiti nelle loro abitazioni e poi portati in Questura. Siamo qui in solidarietà a questi colleghi, ma soprattutto per dire che il nostro ruolo di cura e il ruolo dei sanitari non può essere piegato alle richieste di uno Stato che intende recludere le persone all’interno di questi luoghi che ammalano e che producono morte”.
Al momento, sarebbero cinque i medici in Questura, occupati nelle strutture sanitarie tra Bologna, Ravenna e Ferrara. Greco sottolinea come la “patogenicità” dei Cpr sia stata ormai “testimoniata da ampissima letteratura, per cui seguiamo semplicemente il codice deontologico della nostra professione, che ci impone di promuovere sempre in ogni situazione la tutela della salute delle persone che incontriamo nel nostro percorso professionale”. Di conseguenza è “inaccettabile che si venga accusati di un’accusa così grave e sostanzialmente infondata dal punto di vista sia deontologico che legale”. Il caso è il replay di fatto di quanto accaduto a Ravenna nei mesi scorsi. “Ma con l’aggravante che in questo caso la perquisizione è avvenuta sul territorio nazionale- sottolinea Greco- per cui non è più un caso isolato, ma c’è proprio la precisa volontà politica di estenderlo a tutto il territorio e creare un precedente molto pericoloso, perché espone la professione al rischio di dover giustificare e difendere la propria autonomia, che invece è un qualcosa che dovrebbe essere dato per assodato”.
Per Damiano Borin di Ya Basta, “è difficile non vedere un legame anche con quanto è successo qui a Bologna con Fakir. Il Governo interviene in sempre più ambiti della società con una logica repressiva e di morte. E nessuno si può mettere in mezzo. Vediamo una recrudescenza”.

MEDICI PERQUISITI, IL LEGALE ANSELMO: “TERRIBILE, TRATTATI COME CRIMINALI”

Le perquisizioni svolte questa mattina “sono state fatte con una modalità terribile: queste persone non sono nemmeno indagate e sono state trattate come criminali, venendo perquisite alle 5.48 di mattina”. A dirlo è l’avvocato Fabio Anselmo, che assiste cinque medici perquisiti e portati in Questura a Bologna questa mattina. L’operazione, svolta dalla Squadra mobile, rientra tra quelle avvenute in varie province italiane, dove sono stati perquisiti in tutto oltre 20 medici su incarico della Procura di Ravenna, nell’ambito dell’inchiesta sul rilascio di presunte certificazioni mediche false per impedire di trattenere cittadini stranieri irregolari nei Centri di permanenza per i rimpatri (Cpr).
Pur precisando di “non avercela con la Squadra mobile, che ha solo eseguito delle disposizioni”, Anselmo lamenta con forza le modalità con cui sono state eseguite le perquisizioni. “Ora sappiamo- chiosa- che ci sono tre categorie: indagati, annotati e perquisiti”. Il riferimento è a un altro caso di cui il legale si sta occupando: quello della morte di Abderrahim Fakir, il 42enne deceduto il 19 luglio nel rione Pilastro di Bologna dopo essere stato immobilizzato a terra da due poliziotti. Per la morte di Fakir sei persone- due poliziotti e quattro volontari della Croce rossa- sono state iscritte a modello 45-bis, vale a dire il registro delle annotazioni preliminari, ma non sono formalmente indagate.

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