L’omofobia non esiste ma la ricerca dell’etichetta è sport nazionale

É successo da ultimo con i fatti di Caivano e nulla fa pensare che sarà l’ultima volta
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NAPOLI – Alzi la mano chi si riconosce come omofobica o omofobico. Facile ritenere che nessun dito sarà sollevato. Eppure il dito puntato verso ciò che è altro da quello che noi riteniamo essere, assumendo inoltre di essere nel giusto, è una prassi. E se talvolta non è un dito sono allusioni, perchè l’etichetta sul prodotto ci sta bene. Va apposta. E con essa va apposto tutto il retroscena, la filiera insomma. Da dove arriva, come cresce, che viaggio percorre prima di essere confezionato e poi essere assaggiato. E se piace, finire in pasto. E’ successo da ultimo con i fatti di Caivano e nulla fa pensare che sarà l’ultima volta. Ancor più se la stampa si interessa alla narrazione delle relazioni diverse da quelle eterosessuali solo se ascrivibili a vicende di cronaca nera o di rivalsa. Nella sala del consiglio comunale di Potenza quando un consigliere di maggioranza ha dichiarato che “l’omosessualità è contro natura” a metterci la voce e la faccia c’era sì lui, ma dietro si evidenzia tutto quello che ha fatto, o meglio non ha fatto, il giornalismo in Italia per rendere non strumentalizzabili, indiscutibili, le scelte intime di ognuno di noi. Quindi piuttosto che commentare tutto meglio sipario e sordina, che tante volte aiutano anche i rappresentanti di partito a non essere discordanti fra quel che professano durante i comizi e quel che dichiarano il giorno dopo le disgrazie. Di omofobia, incoerenza e qualunquismo il tempo presente è colmo. Ed anche un po’ la misura. 

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16 Settembre 2020
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