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VIDEO | Diaspore africane (Fedai): “Nessuna invasione di migranti ma tanto valore”

ROMA – ‘Gli immigrati africani invadono davvero l’Italia?’ No, parola di Godwin Chukwu, fondatore della Federazione delle Diaspore africane in Italia (Fedai), che a Roma ha organizzato una tavola rotonda sul tema per dare risposte anche a tale quesito, in collaborazione con l’Istituzione Teresiana, il Centro Studi Idos, Pro.Do.C.S. e Unar, e a partire dai dati del Dossier Statistico Immigrazione 2018 di Idos. Per Chukwu, nigeriano di origine, da oltre 30 anni in Italia, “l’idea dell’invasione” e’ frutto di una errata percezione: “Te ne accorgi ascoltando i discorsi della gente al mercato o sui mezzi pubblici” ha dichiarato alla ‘Dire’ il presidente di Fedai. A rafforzare tale idea anche “gli studi demografici, secondo cui entro il 2040 la popolazione africana raggiungera’ 2 miliardi di persone.

Questo dovrebbe spingere tanti giovani a venire in Europa. Tuttavia- prosegue l’esperto- se consideriamo le statistiche di Banca mondiale e Fondo monetario internazionale, la migrazione africana si attesta al di sotto di quella proveniente da America Latina e Asia. Quindi dal punto di vista numerico non c’e’ nessuna invasione”. Dati riferiti anche dal Dossier, il quale riporta che a livello mondiale dall’Africa parte un migrante su sette, contro i due su cinque dall’Asia, e uno su quattro dall’Europa. In cifre questo significa che gli emigrati asiatici sono 102 milioni, 65 milioni quelli europei, 42 milioni i latinoamericani e 36 milioni gli africani. Quanto all’Italia, il report mette in luce che l’Italia non e’ ne’ il Paese con il numero piu’ alto di immigrati, ne’ quello che ospita piu’ rifugiati e richiedenti asilo.

I cittadini stranieri sono il 7,5% della popolazione dell’Ue – pari a 38,6 milioni. Di questi, poco piu’ di 5 milioni risiedono in Italia, un dato stabile dal 2013. Il nostro Paese si attesta cosi’ dopo la Germania (9,2 milioni) e il Regno Unito (6,1 milioni), mentre supera di poco la Francia (4,6 milioni) e la Spagna (4,4 milioni). Se e’ vero’ che la popolazione africana e’ destinata ad aumentare, Chukwu evidenzia che il continente “entro il 2050 godra’ della liberta’ di circolazione tra i Paesi, e allora i giovani potranno scegliere se emigrare verso altri Stati africani o venire in Europa o altrove”. Il fondatore della Federazione pone quindi l’accento sul “valore aggiunto” che i migranti portano con se’: “Primo, il denaro che inviano in Africa aumenta enormemente l’aiuto allo sviluppo” verso i Paesi d’origine, superando quello proveniente dai donatori internazionali. Secondo, l’apporto lavorativo, “grazie alle loro competenze, ma anche per il fatto che molti sono imprenditori, che creano ricchezza e posti di lavoro”. Infine, “favoriscono la multiculturalita’”, che per il presidente di Fedai “e’ un valore indispensabile al progresso di qualsiasi nazione”. “Se in Italia i migranti creano tanta inquietudine nonostante i numeri esigui, e’ perche’ il sistema dell’accoglienza non e’ efficiente” ha detto ancora Chukwu. Ma piu’ che di integrazione, suggerisce l’esperto, “parlerei di interazione”, un compito che per il portavoce delle Diaspore spetta al governo, che “deve preparare il terreno per accogliere queste persone, mettendole in condizione di sentirsi a casa propria.

E cosi’, automaticamente, doneranno valore aggiunto”. Purtroppo, riconosce il presidente di Fedai, e’ vero che ci sono migranti che entrano a far parte della malavita ma, chiarisce, “si tratta di numeri decisamente bassi”. Infine, a sollecitare una riflessione seria sulla migrazione da un punto di vista culturale e politico e’ il giornalista e scrittore guineano Filomeno Lopes, che mette in luce i pericoli di un approccio “improvvisato”: “La guerra in Costa D’Avorio e’ nata dall’immigrazione: quando, cioe’, i problemi economici hanno suggerito alle persone il pensiero ‘prima gli ivoriani’. E proprio in questi giorni stiamo assistendo a un’ondata d’odio xenofobo contro gli stranieri in Sudafrica”. 

HASSAN: L’ ITALIA NON DEVE IGNORARE IL CONTRIBUTO DEGLI STRANIERI

“In Italia la questione dei migranti che arrivano sui barconi e’ stata talmente strumentalizzata e politicizzata, che noi stranieri che viviamo qui da tanti anni siamo diventati completamente invisibili”. Lo denuncia Mariam Hassan di Fedai, la Federazione delle Diaspore africane in Italia (Fedai), associazione che ha organizzato a Roma l’incontro ‘Gli immigrati africani invadono davvero l’Italia? Cause e problematiche delle migrazioni dei paesi africani’, in collaborazione con l’Istituzione Teresiana, Centro Studi Idos, Pro.Do.C.S. e Unar.

Di origine somala, Hassan mette in luce un fenomeno: “In Somalia abbiamo avuto il colonialismo italiano, grazie al quale la popolazione e’ aumentata. Cio’ vuol dire che molti italiani sono rimasti, e sono nati degli italo-somali”. Quando scoppio’ la guerra civile nel 1990, Hassan – oggi coordinatore sanitario al Policlinico Umberto I di Roma – collaboro’ con la Farnesina per far uscire gli italiani dal Paese. “Io pero’ non volevo lasciare la Somalia- racconta- ma quando la situazione peggioro’, dovetti partire. Avevo una bambina di 1 anno. Ma dall’Italia ottenni un permesso di soggiorno di soli due mesi”.

Hassan lotto’ con altri e infine ottenne un decreto presidenziale che garanti’ per i somali un permesso speciale. Oggi pero’, osserva con rammarico, le sue difficolta’ non sono finite: “Noi stranieri che viviamo qui da anni non esistiamo.
Eppure contribuiamo al Paese con le tasse, con il nostro lavoro e capacita’”.

Hassan dunque suggerisce: “Le istituzioni devono riconoscere l’esistenza delle comunita’ straniere, il lavoro faticoso che facciamo e infine concedano una legge per dare la cittadinanza ai nostri figli: noi abbiamo il passaporto italiano, i nostri figli no. Eppure sono cresciuti qui, e il paese d’origine spesso lo conoscono solo di nome”. Utile secondo Hassan anche “un ministero dell’Immigrazione, magari diretto da un ‘nuovo’ italiano”.

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16 Settembre 2019
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