Droga, a Bologna aumenta l’uso della siringa

Le persone tra i 18 e i 35 anni fanno "un uso spropositato di sostanze". Fa il punto l'Unità di strada dell'Asp
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BOLOGNA – A Bologna tra i consumatori di sostanze stupefacenti aumenta il ricorso alla siringa, invece dell’inalazione: un dato che non lascia tranquilli gli operatori impegnati nelle attività di riduzione del danno, perché l’uso della siringa “è più rischioso a livello sanitario e per i possibili effetti sulla salute”. A segnalare il fenomeno è Francesca Di Corpo, responsabile dei servizi dell’Unità di strada dell’Asp, intervenuta nei giorni scorsi durante una commissione che si è svolta in Comune. Buona parte dell’attività dell’Unità di strada si svolge in zona universitaria, “la più colpita sia dal consumo che dallo spaccio”, conferma Di Corpo, mentre in Bolognina “vediamo soprattutto il fenomeno dello spaccio e meno quello del consumo a cielo aperto”.

Intanto, segnala Di Corpo, “negli ultimi tempi si è registrato un forte aumento dei ragazzi tra i 18 e i 35 anni che fanno un uso spropositato di sostanze, senza una reale percezione dei rischi”.

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A livello cittadino, nel primo semestre del 2019 l’Unità di strada ha conteggiato circa 1.000 contatti in più rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Le sostanze maggiormente utilizzate sono cocaina ed eroina, ma non manca anche il consumo di cannabis e quello di alcol associato a psicofarmaci: di conseguenza “oltre allo spaccio di sostanze c’è anche quello di medicinali”, riferisce l’operatrice. E “un altro elemento che stiamo osservando è che dal consumo di sostanze per inalazione molti sono passati all’assunzione per via iniettiva” che, spiega Di Corpo, “fa sentire di più l’effetto”. Nei primi mesi del 2019 “abbiamo registrato un aumento nella distribuzione delle siringhe rispetto al 2018”, segnala sempre la responsabile dell’Unità di strada. 

In particolare, nell’ultimo anno si è notato un aumento dell’uso di siringhe anche nella popolazione magrebina, spiega Di Corpo: se prima questo era un “tabu”, oggi aumentano i magrebini che adoperano l’ago e “nascondendosi” dagli altri.

La commissione, intanto, è servita anche a fare un primo bilancio del potenziamento dei servizi per il contrasto alle dipendenze che il Comune aveva annunciato lo scorso luglio. “E’ partita l’implementazione del servizio di strada e ci si sta concentrando principalmente sulla parte più problematica, quella di piazza Verdi- afferma Monica Brandoli, responsabile Servizi di contrasto alla grave emarginazione dell’Asp- anche se stiamo assistendo ad un fluire di persone verso la Bolognina e la prima periferia dopo via Zanolini”.

Il rafforzamento dei servizi “ci consente di essere fuori tutti i giorni dal lunedì al venerdì per circa sei ore al giorno”, riepiloga Brandoli, con due giorni di presenza fissa in largo Trombetti “perché abbiamo bisogno anche di farci intercettare dagli utenti”. Un’altra novità è la presenza per un giorno a settimana di un infermiere, “che ci sta consentendo di intercettare molte più persone”, riferisce la dirigente dell’Asp: trattandosi di soggetti che vivono in strada, in pratica, si sta dimostrando efficace la possibilità di offrire non soltanto lo scambio delle siringhe ma anche vere e proprie prestazioni sanitarie, come la cura di ascessi o ferite, “che altrimenti farebbero accedere le persone in modo molto più sostanzioso al pronto soccorso”. E così nel solo mese di agosto, spiega Brandoli, sono 583 i contatti registrati a livello cittadino. 

E di recente il sistema è riuscito ad entrare in relazione perfino con alcuni ragazzi che stazionano in via Oberdan e via Ugo Bassi i quali “neanche durante il Piano freddo avevano mai accettato un giorno di accoglienza”, sottolinea Brandoli. Un altro terreno di lavoro è quello che riguarda la relazione con il territorio: non soltanto le associazioni di volontariato ma anche le farmacie. Perché la distribuzione e il recupero delle siringhe passano anche da lì e i farmacisti “possono darci delle informazioni utili sugli stili di vita e le persone”, spiega Brandoli, aggiungendo che è stata contattata un’associazione di Roma che ha elaborato un questionario ad hoc per le farmacie che potrebbe essere utilizzato anche a Bologna. Si tratta insomma di un “lavoro capillare”, da svolgere “in un contesto molto difficile” e di fronte ad un fenomeno “che cambia rapidamente sotto i nostri occhi”, sottolinea Brandoli: una situazione che “non possiamo né impedire né controllare, possiamo solo gestirla per quanto ci compete”. Quello con cui oggi bisogna fare i conti è “un consumo non più legato solo alla marginalità ma trasversale ai fattori socio-economici”, rileva l’assessore alla Sanità, Giuliano Barigazzi, definendo “sorprendenti” e “indicativi” i dati sui contatti registrati in agosto. Una “chiave di volta”, secondo l’assessore, è “l’aggancio con gli stakholders dell’area”: comincia dunque un “lavoro certosino” che porterà a “bussare alle porte delle farmacie, dei comitati di cittadini, delle associazioni di studenti e dell’Università, con la quale è già iniziato un ragionamento che prevede il coinvolgimento di persone altamente qualificate che possano insieme a noi cercare di capire quali sono le azioni migliori”.

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16 Settembre 2019
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