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Afghanistan, la viceministra Sereni: “Nuova ondata di profughi, siamo in debito con la popolazione”

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La viceministra degli Affari esteri e della cooperazione internazionale: "Pronti a ponti aerei costanti da Kabul"
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ROMA – “Siamo nelle condizioni per fare dei ponti aerei frequenti in questi giorni a condizione ovviamente che l’aeroporto resti agibile. Il nostro programma è quello di far rientrare non solo tutti gli italiani ma anche tutti gli afgani che hanno collaborato con le istituzioni italiane. Penso a chi ha collaborato con il contingente italiano, ma non solo, alla cooperazione italiana con progetti seguiti da personale anziano e anche a situazioni umanitarie molto drammatiche che ci vengono in queste ore segnalate da alcune Ong italiane”. Lo ha detto la viceministra degli Affari esteri e della cooperazione internazionale, Marina Sereni, parlando a Radio 24 della situazione in Afghanistan.

Il Paese è tornato ieri sotto il controllo dei talebani, che hanno fatto ingresso nella capitale Kabul e hanno preso possesso del palazzo presidenziale. Nelle ore scorse lo scalo della capitale è stato preso d’assalto da migliaia di persone desiderose di lasciare il Paese. Almeno cinque sono rimaste uccise in quella che alcuni testimoni hanno descritto come una sparatoria.

Sereni ha affermato che l’Italia ha “uno strettissimo rapporto e contatto tra l’Unione europea e la Nato per quanto riguarda l’agibilità dell’aeroporto di Kabul”. Ampliando la prospettiva ai prossimi giorni, Sereni ha detto che l’Italia deve “prepararsi sicuramente, come ha già detto anche la ministra Lamorgese, ad un aumento del flusso di profughi dall’Afghanistan“.

“Dobbiamo sapere che di fronte a questa situazione così difficile e drammatica abbiamo un debito nei confronti della popolazione afghana” ha aggiunto Sereni. “Non possiamo abbandonare l’Afghanistan sotto due profili: non possiamo consentire che torni ad essere un paradiso per le organizzazioni terroristiche, non ci possiamo permettere che le donne i bambini e le bambine di quel paese tornino a vent’anni fa”.

“E’ ancora molto presto per poter dire che cosa dal punto di vista politico diplomatico e umanitario dovremmo fare” ha poi specificato la vice titolare della Farnesina. “Vedo una mobilitazione dell’opinione pubblica italiana, penso ai sindaci ma penso anche alle donne. Dovremmo lavorare nelle prossime ore e nei prossimi mesi in stretto rapporto con la comunità internazionale anche su operazioni umanitarie su larga scala. Le Nazioni unite sono presenti e dovranno fare la loro parte ma noi siamo pronti come paese a contribuire“.

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