Minori, continuano le polemiche per la bimba allontanata dalla madre a Ladispoli

Il senatore Malan: "Trattamento peggiore del 41 bis". Manifestazioni in Bulgaria, si muove anche l'ambasciatore. Di Camilla Folena
Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp
Condividi su email
Condividi su print

ROMA – “Quando si tratta di fare proclami tipo ‘li riporteremo a casa tutti’, e quando si tratta di accusare il PD, sono sempre pronti. Quando però è solo una bambina a dover essere riportata a casa, allora non fanno nulla. Troppo impegnati in litigi e guerre infantili per le poltrone”. Esordisce così Lucio Malan, senatore di Forza Italia e membro della commissione Infanzia e Adolescenza, intervistato dall’agenzia Dire sul caso della bambina bulgara allontanata dalla madre a Ladispoli da giugno 2018, e tuttora residente nella Casa Maria Ausiliatrice del piccolo comune in provincia di Roma.

Non ha avuto risposte, infatti, l’interrogazione di Malan a inizio luglio, rivolta ai ministri Grillo, Bonafede e Di Maio sul caso. Ma la posizione del senatore è molto decisa: è una situazione “di abusi incredibili e contrari alle pronunce del magistrato. C’è qualcuno che assume un potere oscuro ed estraneo alle leggi, al diritto naturale e al senso e sentire comune”.

L’allontanamento familiare di questa bambina continua, infatti, a destare molta attenzione, perché le posizioni e le dichiarazioni delle diverse parti sono in contrasto.

Da un lato, come già riportato dall’agenzia Dire, l’assessore ai Servizi Sociali del comune di Ladispoli, Lucia Cordeschi, ha dichiarato che “nell’udienza del 3 luglio presso il Tribunale di Civitavecchia il giudice ha ritenuto opportune tutte le procedure adottate sul caso dall’amministrazione comunale di Ladispoli” che “ha rispettato sia le leggi che i diritti della minore”.

Inoltre, su Baraondanews.it, l’assessore Cordeschi ha aggiunto: “non c’è stata soltanto una visita domiciliare” (come più volte ribadito da Malan e dalla difesa della madre della bimba, ndr) “ma diverse visite, che- si legge ancora sulla testata web- hanno fatto emergere le condizioni di degrado in cui viveva la piccola. La casa era fatiscente. Uno stato di degrado- ha proseguito sulla testata online Cordeschi- non dovuto a lavori di ristrutturazione o ai preparativi per un trasloco”.

Dall’altro lato, invece, Catia Pichierri, la legale della madre, ha spiegato che “ad un anno dall’allontanamento non sono stati messi in atto progetti volti al reinserimento della bambina nella famiglia, cosa peraltro- ha puntualizzato- prevista dalla legge. Alla bambina, poi, di fede ortodossa è stata fatta fare la comunione” e Malan ha aggiunto “è stata indotta a fare la chirichetta cattolica. È un abuso”.

A quanto ha riportato l’avvocata Pichierri, prima della metà di luglio “il Tribunale ha emesso un provvedimento che, su richiesta mia e del curatore speciale ha ordinato il ripristino delle chiamate e delle visite” mamma e figlia, “che da maggio erano state sospese senza autorizzazione del Tribunale, con una motivazione dubbia- ha continuato l’avvocata- ‘dati i precedenti’”. Il 27 luglio, “solo successivamente ad una mia sollecitazione, sono state riattivate le chiamate, ridotte, però- ha precisato- a una a settimana invece che due”.

Lunedì 12 agosto, poi, la madre della bambina ha raggiunto la struttura che la ospita per incontrarla, “sotto richiesta dei servizi sociali, che però hanno condizionato l’incontro con la minore alla sottoscrizione di una dichiarazione redatta- ha continuato la legale- unilateralmente dai servizi sociali senza la richiesta del Tribunale”.

Nella dichiarazione sono due le richieste che la madre dovrebbe sottoscrivere per poter vedere sua figlia: “la prima è che i colloqui avvengano soltanto in lingua italiana, nonostante la provenienza e la cultura bulgara della famiglia. La seconda richiesta, invece, sancirebbe la presenza di uno psicologo e un assistente sociale durante gli incontri con la bambina. Solitamente- ha spiegato l’avvocata alla Dire- presenzia un educatore per agevolare gli incontri. Le due figure avrebbero invece una funzione dichiaratamente valutativa”. Funzione che, a quanto si apprende, “il Tribunale ha assegnato ad un Ctu per il 12 settembre prossimo”.

La madre in passato aveva poi fatto richiesta “della figura di un mediatore culturale, durante gli incontri, per facilitare le comunicazioni anche con gli stessi servizi sociali. Mediatore che le è stato negato dal Comune per motivi economici”, ha spiegato l’avvocata che ha poi aggiunto, riguardo un’eventuale mancanza di fondi da parte dell’amministrazione: “le due figure inserite nella dichiarazione, lo psicologo e l’assistente sociale, avrebbero potuto essere tranquillamente sostituite con il mediatore, con conseguente risparmio economico”.

Anche per questa ragione, la madre della piccola si è rifiutata di firmare la dichiarazione “contenente condizioni che distruggono ovviamente ogni tipo di naturalezza e intimità di questi incontri. Una relazione madre-figlia, una cosa sacra, che viene scientificamente distrutta. Quattordici mesi lontano dalla famiglia, tre mesi senza colloqui, per me- ha ribadito il senatore Malan- sono condizioni simili, ma di fatto peggiori, a chi è al 41 bis. E questo solo per la presenza di sporcizia e pediculosi, come attesta la documentazione dei servizi sociali”, ha chiosato il membro della commissione Infanzia e Adolescenza.

Il senatore di Forza Italia, poi, ha operato una visita alla struttura ‘Casa Maria Ausiliatrice’ di Ladispoli ma ha smentito con l’agenzia Dire la dichiarazione dell’assessore Cordeschi secondo cui lui stesso avrebbe detto “che forse la sua interrogazione era stata frettolosa e basata solo su informazioni frammentarie”.

Il senatore sostiene: “l’assessore mi ha riferito una serie di cose sul caso di sua spontanea volontà. Cose che non erano nelle relazioni dei servizi sociali. L’interrogazione parlamentare è stata basata sulla documentazione- ha spiegato Malan- Se quindi ci sono elementi omessi o, peggio, falsificati nelle relazioni, allora si tratta di un caso molto grave”.

Intanto, anche lo Stato bulgaro si è mosso, “ci sono state due manifestazioni in Bulgaria contro questa situazione”, ha spiegato il politico ma “il governo è troppo impegnato in altro”. Anche l’ambasciatore della Bulgaria in Italia “è intervenuto sul punto, ha esaminato la documentazione, al vaglio anche dei suoi legali, e si è recato, poi, in visita della signora, dove ha ritenuto assolutamente ingiusto questo allontanamento. È intervenuto quindi con il sindaco di Ladispoli- ha concluso l’avvocata Pichierri- e ha promesso che interverrà al livello internazionale”.

Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DiRE» e l’indirizzo «www.dire.it»

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp
Condividi su email
Condividi su print

Agenzia DIRE - Iscritta al Tribunale di Roma – sezione stampa – al n.341/88 del 08/06/1988 Editore: Com.e – Comunicazione&Editoria srl Corso d’Italia, 38a 00198 Roma – C.F. 08252061000 Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DIRE» e l'indirizzo «www.dire.it»