ROMA – L’assemblea di Montecitorio ha dato il via libera alla nuova legge elettorale, ‘Stabilicum’ o ‘Melonellum’ come è stata battezzata. Dopo la sonora bocciatura dell’emendamento sulle preferenze, fortemente voluto dai Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni, e che nel segreto del voto non è passato perché una folta pattuglia di parlamentari di Forza Italia e Lega hanno votato contro, si guarda al prossimo appuntamento del Senato.
Se ne riparlerà a settembre, con l’avvio della discussione in commissione, la presentazione degli emendamenti ecc. Sui diversi media ci sono ancora polemiche sui ‘traditori’ che hanno messo in crisi la maggioranza di governo. Ma qualcuno di grande esperienza politica se la ride: “Gli è stato lanciato l’osso delle preferenze e tutti adesso se lo contendono e litigano. Ma per Meloni la ciccia è il premio di maggioranza previsto dalla legge, quello è il suo vero obiettivo”.
Credo a chi lo dice perché ha militato per decenni nella destra, dal Msi ai partiti nati dopo, conosce tutto e tutti. Ma la conseguenza però porta ad un altro scenario. E tra le possibilità c’è quella che la nuova legge elettorale approvata oggi dalla Camera finisca nel cestino della carta straccia perché diventata pericolosa proprio per chi l’ha pensata per vincere. Basta ragionare a partire dai tempi della presentazione. La ‘ciccia’ della riforma come detto è il premio: è previsto un sistema proporzionale con premio di maggioranza (o di governabilità) di 70 seggi alla Camera e 35 al Senato (fino a un tetto di 220 deputati e 113 senatori), alla coalizione che abbia ottenuto almeno il 42% dei consensi.
Ecco il punto. Quando la riforma è stata pensata qualsiasi sondaggio dava la coalizione del centrodestra fortemente avanti rispetto a quella del centrosinistra. Fino a quando sulla scena non è apparso il Generale Vannacci, che forte dei 500 mila voti fregati alla Lega di Salvini si è messo in proprio. E racimolando di qua e di là quanti erano stati espulsi o messi da parte dalle rispettive forze politiche, alla fine ha cominciato a smuovere i sismografi dei sondaggi con scosse sempre più alte. Vero, al momento il Generale Vannacci è solo un ‘fantasma’, che tutti sentono quando parla o vedono alle iniziative del suo partito, ma che al momento non è possibile valutare quanto ‘ pesa’ realmente. Non ci sono alle viste grandi appuntamenti elettorali e quindi si ritorna ai sondaggi, che per metà non ci azzeccano ma alla fine è che non si riesce a capire qual è la metà giusta. Quindi si continua a mapparlo, a registrare trend e curve.
E da questo, spiegano più marpioni della politica vissuta dietro le quinte, dipenderà l’esito della riforma elettorale. Perché se da settembre in poi il fenomeno Vannacci continuerà a salire o si stabilizzerà, magari con numeri a due cifre, beh allora ci sarà da pensare. Perché nel centrodestra un eventuale arrivo di Vannacci come alleato creerebbe più problemi che soluzioni. Ormai tutti hanno capito che dove si piazza Vannacci si trasforma nel cavallo di troia che fa strage di chi sta attorno. Poi conviene anche a Vannacci restare fuori, perché punta a solidificare un sentimento di rabbia e di schifo contro quella casta che pure a destra ha tradito in cambio di comode poltrone. Una solidità che verrebbe meno se fosse costretto a fare compromessi per avere qualche ministro o sottosegretario.
Tornando ai numeri, se la ‘ciccia’ del premio scatta alla colazione che arriva al 42 per cento, tenendo conto che Vannacci pesca i suoi voti quasi totalmente nel centrodestra, basta fare una sottrazione per capire che a quel punto sarà il centrosinistra in vantaggio, a papparsi la ‘ciccia’. Per questo bisognerà aspettare, se alla fine i sondaggi mostreranno invece una caduta, che il fenomeno Vannacci è destinato a sgonfiarsi, che dopo qualche mese nessuno si ricorderà nemmeno il nome, allora la legge elettorale verrà approvata definitivamente. In caso contrario, con Vannacci che da fantasma diventa incubo reale, voi l’approvereste una legge che vi farà perdere la poltrona?



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