Di Eliana Quattrini
ROMA – Venti minuti di lettura per emettere la sentenza di primo grado sul crollo del Ponte Morandi, avvenuto il 14 luglio 2018 causando la morte di 43 persone. Dodici anni a Giovanni Castellucci, amministratore delegato di Autostrade per l’Italia all’epoca dei fatti, contro i 18 anni e 6 mesi richiesti dai pm. Castellucci è stato giudicato colpevole di crollo colposo e omicidio stradale.
Sono 181 gli anni di condanna, contro i 400 complessivi richiesti dai pm, a 32 dei 57 imputati del crollo del ponte Morandi, compresi i 12 anni a Giovanni Castellucci. Castellucci sta già scontando una condanna definitiva a 6 anni nel carcere milanese di Opera per la strage del bus di Avellino. Sono 25 le persone assolte. I reati più gravi contestati sono crollo colposo, omicidio colposo e omicidio stradale.
La seconda pena più grave è per Michele Donferri Mitelli, condannato a 11 anni reclusione, ex numero tre di Aspi. Per Mauro Colerra, ex direttore di vigilanza sulle concessioni autostradali del ministero dei Trasporti, gli anni di reclusione sono cinque.
Aula gremita, con un centinaio di giornalisti italiani e stranieri per ascoltare la prima sentenza emessa dopo anni di lavoro dei giudici, 283 udienze e 280 testimoni ascoltati. Presenti anche i familiari delle vittime, in gran parte riuniti nel Comitato parenti vittime del crollo del Ponte Morandi, la sindaca di Genova Silvia Salis (il Comune di Genova si è costituito parte civile) e il presidente del Consiglio regionale Stefano Balleari.
“Una giornata dal peso storico ed emotivo enorme per la città di Genova e una sentenza attesa da tempo”, dichiara Salis. “Il mio pensiero- continua- va alle vittime, ai parenti delle vittime, il mio ringraziamento va all’enorme lavoro della magistratura. Una giornata dovuta per tutto quello che è successo. Una giornata dovuta alle vittime e alla città di Genova”. A chi le chiede un commento sui 12 anni a Castellucci, la sindaca risponde: “Non si commentano le condanne. Abbiamo ascoltato la sentenza e credo che la sindaca di Genova non potesse mancare”. Poi un augurio: “Quello che da amministratrice pubblica posso sperare- dichiara- è la consapevolezza che non si possa agire solo dopo le tragedie. Serve una programmazione e serve pensare che la messa in sicurezza del paese non è un aspetto su cui risparmiare, ma una cosa necessaria, indispensabile per non trovarci a vivere giornate come queste”.
LE REAZIONI POLITICHE
“La sentenza sul crollo del Ponte Morandi squarcia definitivamente il velo delle ipocrisie. Accerta responsabilità personali per azioni e omissioni che hanno consentito, per anni, il mancato adempimento degli obblighi di manutenzione da parte di Autostrade, mentre la sicurezza veniva colpevolmente relegata in secondo piano”. Così i parlamentari Pd Valentina Ghio, Alberto Pandolfo, Luca Pastorino, Lorenzo Basso.
“Le scuse pronunciate pochi giorni prima della sentenza sono arrivate davvero fuori tempo massimo. Come parlamentari continueremo a vigilare sull’operato di tutti i soggetti chiamati a garantire controlli efficaci e una manutenzione adeguata delle infrastrutture, perché tragedie come quella del Ponte Morandi non si ripetano mai più”, aggiungono. “Ora la giustizia proseguirà il suo corso, ma questa sentenza rappresenta già un passaggio fondamentale nel percorso di verità e giustizia che i familiari delle 43 vittime attendevano da troppo tempo”, concludono.
Ai parlamentari dem si unisce il capogruppo Pd in Regione Liguria, Armando Sanna: “La sentenza sul crollo del Ponte Morandi chiude un lungo percorso giudiziario e definisce finalmente responsabilità, nomi, cognomi e pene. Dopo quasi otto anni, la giustizia ha fatto il suo corso. Era giusto che fosse così”, scandisce. “Ma nessuna decisione potrà restituire ciò che è stato perduto il 14 agosto 2018, né cancellare il dolore di chi da allora convive con un’assenza che durerà per sempre. Oggi il nostro pensiero va innanzitutto alle 43 vittime, ai loro familiari e a una città che da quel giorno porta una ferita ancora aperta”, prosegue. “Questa sentenza rappresenta una pagina importante per il nostro Paese, ma il ricordo di quanto accaduto nella tragedia del Ponte Morandi deve continuare a tradursi in un impegno concreto”, conclude Sanna.
I LEGALI DEL COMITATO PARENTI: “SENTENZA FORTE, OGGI DETTA UNA PAROLA DI VERITÀ”
“È stata detta una parola di verità sull’esistenza di una responsabilità chiara di tutti i soggetti organizzativi, quindi Aspi, Spea e ministero dei Trasporti”. Lo dice Raffaele Caruso, avvocato del Comitato parenti vittime del crollo del Ponte Morandi, al termine della lettura della sentenza di primo grado del processo che stabilisce le responsabilità sul crollo del Ponte Morandi, al Tribunale di Genova.
“La sentenza– continua Caruso- dice che l’impianto dell’accusa è stato confermato ed era corretto. Le assoluzioni che ci sono state non spostano la nostra tesi dal suo baricentro”. La sentenza “dice che il ponte Morandi non è crollato per caso, il ponte è crollato per le responsabilità gravi che sono state evidenziate di tutti i soggetti organizzativi, identificate principalmente nei soggetti con posizioni apicali, raggiunti da pene significative. Credo che sia un momento importante per la costruzione di quella verità di cui tutti abbiamo bisogno”, prosegue.
“La sentenza è forte e decisa. Non mi piace usare la parola soddisfazione, mi piace dire che abbiamo avuto una parola di giustizia”. Aggiunge, guardando poco più in là nell’aula bunker dove si è appena concluso il processo di primo grado: “Questo è il primo impatto, ma non ho ancora parlato con il Comitato e devo ascoltare le loro reazioni”.
IL FRATELLO DI UNA VITTIMA: “A CASTELLUCCI 12 ANNI, I MIEI QUATTRO NIPOTI CONDANNATI PER SEMPRE”
La più tesa, espressa a caldo prima del confronto con il Comitato e con l’avvocato Caruso, è quella di Michele Matti Altadonna, che all’epoca dei fatti aveva 14 anni: “Ho sentito tante volte la parola assolto e poche volte la formula condannato per. Non sono un giurista, non sono un tecnico, non ho la competenza per valutare quello che ho appena ascoltato. Ma se me lo chiedete ora, pochi minuti dopo l’ascolto del verdetto, mi dichiaro non completamente soddisfatto. Sono il fratello di Luigi Matti Altadonna, morto a 34 anni nel crollo, con quattro figli. Castellucci è stato condannato a 12 anni di carcere, i miei quattro nipoti sono condannati per sempre”.




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