ROMA – Le prove ‘Invalsi 2026’ fotografano una scuola italiana alle prese con un progressivo indebolimento degli apprendimenti di base, soprattutto in italiano e matematica, mentre continuano a migliorare le competenze in lingua inglese. L’indagine è stata presentata oggi alla Camera dei deputati dal presidente Invalsi, Roberto Ricci, e ha coinvolto oltre 2,4 milioni di studenti di circa 11.400 scuole statali e paritarie. A prendere parte all’evento anche la dottoressa Alessia Mattei, responsabile Rilevazioni nazionali Invalsi, e il ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara.
IL DATO PIÙ PREOCCUPANTE RIGUARDA LA SCUOLA PRIMARIA
Il dato più preoccupante, intanto, riguarda la scuola primaria. In seconda elementare il punteggio medio in italiano e matematica raggiunge il livello più basso dell’intera serie storica iniziata nel 2019. In quinta primaria il quadro è più stabile, ma resta inferiore ai livelli precedenti alla pandemia: il 72,7% degli alunni raggiunge almeno il livello base in italiano, mentre in matematica la quota scende al 63,3%, in calo rispetto al 2025.
Secondo l’Invalsi, il peggioramento non sembra riconducibile soltanto agli effetti della pandemia, ma riflette fattori strutturali, tra cui i cambiamenti nelle modalità di apprendimento, l’impatto delle tecnologie digitali e le trasformazioni del contesto sociale e culturale.
MIGLIORANO LE COMPETENZE IN INGLESE
Di segno opposto i risultati in inglese. In quinta primaria il 90,9% degli studenti raggiunge il livello A1 nella comprensione scritta (Reading), il dato più alto della serie storica, mentre l’84,6% consegue il livello previsto nella comprensione orale (Listening), confermando livelli sostanzialmente stabili rispetto allo scorso anno. L’indagine conferma inoltre la persistenza delle disuguaglianze territoriali: Marche e Umbria figurano stabilmente tra le regioni con i risultati migliori, mentre Calabria, Sicilia e Sardegna continuano a registrare le maggiori difficoltà, soprattutto in matematica e nelle competenze linguistiche. Resta evidente anche il divario tra Nord e Mezzogiorno, anche se nelle regioni meridionali si registrano alcuni segnali di miglioramento, soprattutto nella scuola secondaria di secondo grado.
I DATI DELLE SCUOLE MEDIE
Nelle scuole medie il 57% degli studenti raggiunge livelli adeguati in italiano e il 55% in matematica, in lieve calo rispetto al 2025. Più confortanti i risultati in inglese, dove l’83% raggiunge il livello A2 nella comprensione scritta e il 70% in quella orale, consolidando i progressi degli ultimi anni. Alle superiori il quadro appare più incoraggiante: nelle classi seconde il 62% degli studenti raggiunge almeno il livello base in italiano e il 55% in matematica. All’ultimo anno si registra un miglioramento diffuso: in italiano la quota di studenti con competenze adeguate sale dal 52% al 54%, mentre in matematica passa dal 49% al 52%. Gli incrementi più significativi si osservano nel Mezzogiorno, dove il Sud cresce dal 40% al 45% e il Sud e Isole dal 38% al 41%.
I DATI DELLE SUPERIORI
Continua anche la crescita delle competenze linguistiche nelle superiori: il 63% dei maturandi raggiunge il livello B2/B1+ in Reading (contro il 55% del 2025) e il 48% in Listening (44% l’anno precedente), con un recupero particolarmente evidente nelle regioni meridionali. Tra i dati più positivi del Rapporto c’è il continuo calo della dispersione scolastica: secondo le stime Invalsi, il tasso di abbandono precoce potrebbe scendere dal 8,2% del 2025 al 7,3% nel 2026, consentendo all’Italia di superare con largo anticipo l’obiettivo europeo del 9% fissato per il 2030. Diminuisce anche la cosiddetta ‘dispersione implicita’, cioè la quota di studenti che conclude il percorso scolastico senza competenze adeguate, passata dall’8,7% al 6,3%, il dato più basso della serie storica.
Per l’Invalsi, il risultato dimostra che sempre più giovani restano nel sistema scolastico, anche se questo comporta una maggiore presenza di studenti con fragilità negli apprendimenti. Allo stesso tempo cresce la quota delle eccellenze: gli studenti con risultati elevati passano dal 12,3% al 13,1%. Pesano inoltre il contesto socioeconomico e il background migratorio: gli studenti provenienti da famiglie più svantaggiate o di prima generazione ottengono risultati significativamente inferiori rispetto ai coetanei. In matematica emerge fin dai primi anni di scuola anche un divario di genere a sfavore delle bambine.
L’ESTENSIONE DELLA RILEVAZIONE DELLE COMPETENZE DIGITALI
Novità dell’edizione 2026 è anche l’estensione della rilevazione delle competenze digitali, effettuata secondo il quadro europeo DigComp. I risultati mostrano livelli complessivamente elevati: oltre l’80% degli studenti delle seconde superiori raggiunge almeno il livello intermedio, mentre sei-sette diplomandi su dieci conseguono il livello avanzato previsto per la fine del percorso scolastico.
Per l’Invalsi, sottolinea infine il Rapporto, la valutazione “non deve essere interpretata come uno strumento di classificazione, ma come una base conoscitiva per orientare le politiche educative e sostenere il miglioramento del sistema scolastico, in una fase in cui le competenze di base, linguistiche e digitali sono sempre più decisive per il futuro degli studenti”.
VALDITARA: DAL 2022 RECUPERATI 520MILA STUDENTI
“Voglio innanzitutto rivolgere un ringraziamento ai ricercatori di Invalsi, che hanno svolto un ruolo veramente straordinario, ma il mio ringraziamento va prima di tutto alla scuola italiana, ai docenti e ai dirigenti scolastici che hanno consentito il raggiungimento di traguardi assolutamente insperati. Quando parliamo di un tasso di abbandono scolastico che scende, secondo le previsioni, sia ben chiaro, dall’8,2% certificato dall’Istat per il 2025 al 7,3%, parliamo di un risultato straordinario. Ringrazio anche il presidente Invalsi, Roberto Ricci, per avermi chiarito che quei 520.000 giovani si riferiscono al periodo che va dal 2022 a oggi: significa che abbiamo recuperato 520.000 ragazzi che non andavano più a scuola e che la stavano abbandonando”. Così il ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, intervenendo oggi alla presentazione del Rapporto nazionale ‘Le prove Invalsi 2026’, che si è svolto presso l’Aula dei Gruppi parlamentari della Camera.
“Se questo dato del 7,3% sarà confermato, come verosimilmente accadrà- ha proseguito Valditara- l’Italia si collocherà tra i Paesi più virtuosi, superando Nazioni come l’Olanda, la Danimarca, la Finlandia, l’Estonia e la Germania, che invece registrano un costante peggioramento. Nel 2020 l’Italia aveva fallito l’obiettivo europeo del 10%, mentre ora abbiamo ampiamente superato sia l’obiettivo PNRR per il 2026, fissato al 10,2%, sia l’obiettivo europeo del 9% previsto per il 2030″.
Tornando poi alla dispersione scolastica, Valditara ha proseguito: “Questi 520.000 ragazzi rappresentano giovani che ora hanno un futuro, che sono stati tolti dalla strada, dal divano, sottratti al lavoro nero e, in alcuni casi, anche alla criminalità. Quando si parla di lotta alla criminalità organizzata o di contrasto al lavoro nero, sono proprio questi i dati che dobbiamo considerare, perché questo è lo strumento più importante per arginare tali fenomeni e per contrastare il fenomeno dei cosiddetti ‘maranza’”.
Per questa forte accelerazione “devo ringraziare le scuole italiane e, indubbiamente, l’iniziativa Agenda Sud. I dati sono molto importanti e per questo devo ringraziare anche il decreto Caivano: l’obbligo di mandare i figli a scuola ha fatto letteralmente crollare l’abbandono scolastico in alcune regioni, come la Campania. Un ruolo importante e significativo è stato svolto anche dal docente Tutor, che desidero ringraziare”, ha concluso il ministro.
MELONI PUNTA SU CALO ABBANDONO E RIDUZIONE DIVARI: “DATI INVALSI DIMOSTRANO CHE LA DIREZIONE È GIUSTA”
“I dati INVALSI 2026 dicono una cosa semplice, e bella: oltre 520.000 ragazzi che rischiavano di lasciare la scuola, non l’hanno fatto. L’abbandono scolastico era all’11,5% nel 2022. Oggi è al 7,3%. Abbiamo superato, con anni di anticipo, l’obiettivo UE del 9% per il 2030 e siamo davanti a Spagna (12,8%) e Germania (13,1%)”. Lo scrive sui social la premier Giorgia Meloni, che guarda al bicchiere mezzo pieno, sottolineando i dati invalsi positivi. E continua: “Ma non abbiamo abbassato l’asticella per trattenere di più: scende il numero di chi arriva al diploma senza competenze adeguate e crescono le eccellenze. Funzionano gli strumenti che abbiamo costruito: docente tutor, Agenda Sud, Piano Estate, Decreto Caivano, investimenti su digitale e STEM. Il Sud recupera terreno, i divari si riducono. Restano fragilità alle elementari, in Italia come all’estero. È esattamente ciò a cui rispondono le nuove Indicazioni nazionali: più lettura, grammatica e sintassi, rivoluzione della matematica, carta e penna dove serve.
Il lavoro non è finito. Ma la direzione è quella giusta. A chi ha pensato di lasciare e non l’ha fatto: siete voi la notizia più bella di oggi”, conclude.




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