martedì 13 Gennaio 2026

Urso dopo le parole di Zingaretti sulla moglie che salta la fila a Fiumicino: “È compito della scorta valutare le condizioni di sicurezza”

Il ministro delle Imprese e del Made in Italy risponde alle domande di La Repubblica sulla vicenda emersa ieri che ha coinvolto la consorte, Olga Sokhnenko: "Ero al telefono, non ho notato niente"

ROMA – Le parole di Luca Zingaretti sulla “moglie di un politico nazionale che è passata davanti a tutti, con la scorta che gli ha fatto ‘prego, prego’” all’aeroporto di Fiumicino hanno scatenato non poche polemiche e la curiosità degli utenti per capire l’identità delle persone coinvolte visto che l’interprete del commissario Montalbano non ha fatto nomi. Sono stati tantissimi, infatti, i commenti social sulla vicenda.

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Dal quotidiano La Repubblica è emerso che l’attore, nel video pubblicato su Instagram, parlava di Olga Sokhnenko, consorte del ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso.

Raggiunto dal quotidiano, ha raccontato: “Ho accompagnato mio figlio di sette anni e mia moglie in aeroporto prima di andare al ministero”. Nel momento descritto da Zingaretti, Urso portava la valigia della consorte: “Ero vicino a mia moglie. Avevo un incontro importante quindi ho trascorso tutto il tempo al telefono per preparare ogni cosa al meglio. Non ho notato niente”. E ha aggiunto: “Dovevo partecipare al tavolo al mio ministero con regione e comuni per un accordo di programma sull’Ilva. L’incontro si era concluso nella tarda serata di lunedì ed è ripreso nella mattinata”.

In ogni caso, secondo il ministro “è compito della scorta la valutazione delle condizioni di sicurezza“. E sulla questione ha concluso: “Mi rammarico se questo possa aver recato disagio ad altri. Non è nel mio stile, come sa chi mi conosce“. Alla domanda “Ministro, secondo lei, però, è stato giusto avere scavalcato la fila?” Urso, però, non ha risposto.

CALENDA: “TOPPA PEGGIO DEL BUCO”

“Toppa peggio del buco. Ho avuto la scorta quando ero Ministro. Mia moglie è salita sulla macchina di servizio due volte in 5 anni in occasione di pranzi ufficiali”, scrive sui social Carlo Calenda. “Far saltare la fila del check in all’aeroporto alla propria famiglia nulla ha a che fare con la sicurezza. È semplicemente cafonaggine e prepotenza. E dirlo con chiarezza non è populismo ma doverosa presa d’atto che questi comportamenti finiscono per ricadere sulla reputazione della classe politica nella sua totalità“, aggiunge.

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