Salvini cede: parlerà per 2 minuti del “Russiagate” in Parlamento

L'editoriale di Nico Perrone, direttore dell'Agenzia di stampa Dire, per DireOggi | edizione del 16 luglio 2019
Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp
Condividi su email
Condividi su print

ROMA – Tira e molla, con il presidente del Consiglio in testa a chiedere che il ministro dell’Interno e leader della Lega, Matteo Salvini, venga in Parlamento a riferire sull’intrallazzo russo dei presunti fondi alla Lega.

Fino a poche ore fa Salvini aveva snobbato tutte le richieste dicendo che non aveva nulla da dire. Alla fine ha sì ceduto, ma con fregatura per gli avversari. Parlerà ma solo al question time, che prevede 2 minuti per lui e 3 minuti per chi vuol replicare. Tutto qui.

Ma la giornata politica ruota attorno alla storica chiamata di ieri al Viminale con le 43 sigle delle categorie economiche accorse ad illustrare a Salvini le loro proposte sulla prossima manovra. Storica perché il Viminale dal 1925 al 1961 è stata la sede del Governo, che poi si spostò a Palazzo Chigi. Per dire, la scrivania che usa Salvini è stata di Alcide De Gasperi.

Nella sede del Viminale ci possono essere solo incontri istituzionali e non politici, con buona pace di quanto sottolineato ieri dal presidente del Consiglio. Quindi il messaggio che il leader leghista ha voluto lanciare è molto chiaro: ecco chi comanda e governa davvero.

Sta qui la nuova spaccatura tra Lega e M5S con il presidente della Camera, Roberto Fico, che oggi ha tenuto a sottolineare che per lui c’è solo un Governo, quello presieduto da Giuseppe Conte (e non da Salvini, ndr). Ribolle la base della Lega, supportata da molti dirigenti politici e dai governatori della Lombardia e del Veneto. Tutti spingono per rompere con i ‘grillini’ che snobbano la loro richiesta di autonomia regionale e andare a votare.

Clamoroso quanto accaduto ad un comizio in Veneto, alla presenza del leader Salvini. Il Governatore Zaia ha preso la parola dicendo che l’autonomia era diventata una farsa e che lui e la Lega si erano rotti le palle. Subito dopo ha lasciato parlare Salvini, che le sta tentando tutte ma senza successo.

La ciliegina è arrivata dal presidente della Camera: ha detto che l’autonomia rafforzata passerà prima in Parlamento, con possibilità di essere modificata. Quindi non si parte dal testo blindato che vuole Salvini. Tradotto: si approverà chissà quando.

LEGGI DIREOGGI: EDIZIONE DEL 16 LUGLIO

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp
Condividi su email
Condividi su print

Leggi anche:

16 Luglio 2019
Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DIRE» e l'indirizzo «www.dire.it»