‘Design di sopravvivenza’, l’Università di San Marino ridisegna Mare Jonio

Ecco i progetti che gli studenti dell’Università di Design della Repubblica di San Marino hanno preparato per la Ong Mediterranea
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ROMA – Un kit di prima accoglienza che possa diventare un cuscino da mettere sotto la testa o uno zaino per custodire i propri oggetti. Poi, una copertura per non dormire sul pavimento del ponte di una nave, che diventa bollente quando fa caldo e gelido quando fa freddo. Ma anche dei gommoni gonfiabili per agevolare le operazioni di primo soccorso e una struttura, aperta e ventilata, per riorganizzare gli spazi.

Sono i progetti che gli studenti dell’Università degli Studi della Repubblica di San Marino hanno preparato per la Ong Mediterranea, durante un workshop di 5 giorni dal titolo esplicativo: ‘Per coloro che son sospesi’. Obiettivo dei lavori, quello di creare delle possibili soluzioni per un nuovo allestimento della nave Mare Jonio, attualmente sotto sequestro, ma che la Ong battente bandiera italiana spera di poter rimettere in mare al più presto.

Il workshop, parte di una settimana in cui i 120 studenti dell’Università di San Marino hanno potuto scegliere tra 8 diversi laboratori, è stato organizzato dai designer Riccardo Varini e Alessio Abdolahian.

“Un progetto nato quasi per caso- spiegano- dopo un incontro con i volontari di Mediterranea, impegnati a raccontare le attività della Ong”. E l’idea di “operare come progettisti nel campo del design per l’innovazione sociale” ha riscosso subito successo: ben 25 studenti hanno scelto di partecipare al progetto in collaborazione con la Ong Mediterranea, che è stato il workshop più partecipato della settimana.

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“Grazie al supporto di Giulia Sezzi, volontaria di Mediterranea- spiega all’Agenzia Dire Alessio Abdolahian- siamo partiti affrontando le problematiche di chi vive su Mare Jonio e dei migranti che vengono salvati. Poi, abbiamo fatto un lavoro di ricerca e approfondimento su quelli che sono i problemi dei migranti nel viaggio dall’Africa all’Italia. Abbiamo provato a ricostruire un contesto più ampio di quello di un semplice salvataggio“.

Da questo lavoro di studio e approfondimento, gli studenti sono partiti per “creare delle soluzioni capaci di risolvere dei problemi pratici“. Hanno affrontato tre diverse aree tematiche: il momento di primo contatto con i gommoni, la consegna ai migranti del kit di prima accoglienza e l’allestimento degli ambienti della nave Mare Jonio.

Per facilitare il trasbordo dei migranti dai gommoni alle barche di salvataggio, la soluzione ideata dagli studenti dell’Università di San Marino prevede due piccoli gommoni, gonfiabili nel momento stesso del salvataggio, per aumentare la ‘superficie di contatto’ con i naufraghi ed intervenire con maggiore velocità in situazioni di emergenza.

Diverse, invece, le soluzioni per la consegna dei kit di prima accoglienza. “Adesso- racconta ancora Abdolahian- quando i migranti vengono salvati, gli viene consegnata una bottiglia d’acqua, una barretta energetica ed una coperta. Il tutto avviene in passaggi separati. I nostri studenti, invece, hanno provato a progettare delle soluzioni per svolgere tutti questi passaggi in un’unica fase”.

Ecco quindi l’idea di una borsa a ‘collana’, in grado non solo di contenere l’acqua, la barretta energetica e la coperta, ma anche di trasformarsi in un comodo cuscino. In alternativa, uno zainetto che, oltre al ‘kit di benvenuto’, possa contenere tutti gli oggetti dei migranti.

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Infine, gli studenti si sono concentrati sul ‘restyling’ del ponte di Mare Jonio. “Attualmente- racconta Abdolahian- la struttura è organizzata con diversi container, ci sono poche possibilità di spostare gli spazi a seconda delle esigenze”. Senza contare i disagi dovuti alle lunghe permanenze in mare: “Di giorno, con il sole a picco, il caldo è infernale, mentre di notte è il freddo il problema”.

Per questo motivo gli studenti hanno progettato una struttura “aperta, ventilata e con pareti componibili”. Questo, spiega ancora Alessio Abdolahian, “anche perchè i container ricordano ai migranti i mezzi utilizzati per attraversare il deserto. Il nostro scopo, invece, è quello di ridare dignità al momento di prima accoglienza“.

Ora tutti questi progetti verranno consegnati a Mediterranea, che sceglierà se svilupparli. “Dipende da loro- conclude Abdolahian- la nave adesso è sotto sequestro. Da parte nostra c’è la volontà di proseguire questa collaborazione, testimoniata anche dall’entusiasmo dei ragazzi. Tutti giovanissimi, tra i 19 e i 22 anni, che dal primo giorno hanno studiato in profondità l’argomento, senza la minima superficialità. Certo, in cinque giorni non si salva il mondo e non si risolve un problema così grande. Ma questo, sicuramente, per noi è un punto di partenza“.

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