Fecondazione assistita Roma, a chi rivolgersi dopo un fallimento

Uno degli errori più frequenti nei centri di fecondazione assistita è quello di standardizzare i trattamenti, prescindendo dal singolo caso
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ROMA – Intraprendere un percorso di fecondazione assistita non elimina la possibilità di uno o più fallimenti, prima del conseguimento del risultato finale. I motivi del fallimento possono essere molteplici, a volte legati all’embrione, altre allo stato di salute della paziente, altre ancora legate alla strategia adottata del centro di riferimento.

Tra i centri per la fecondazione assistita Roma, la clinica Raprui vanta le percentuali più alte di successo, soprattutto riguardanti una casistica di pazienti che si rivolgono alla clinica dopo essersi sottoposti a trattamenti non andati a buon fine.

L’approccio al fallimento deve essere analitico, ovvero è necessario esaminare i dati di laboratorio provenienti dai passati trattamenti, al fine di trovare la motivazione del fallimento e la soluzione ad esso collegato. Tra le cause più comuni del fallimento della fecondazione assistita, vi è la scarsa qualità dell’embrione, a volte dipesa da una qualità altrettanto scarsa di ovuli, prodotti da una paziente con problemi di ridotta riserva ovarica o affetta da patologie come l’endometriosi o da ovaio policistico. In questi casi, è necessario studiare un trattamento farmacologico personalizzato, che tenga conto delle problematiche della paziente.

L’approccio della clinica Raprui è quello di chiedersi cosa la medicina moderna può fare per venire incontro ad una problematica riscontrata, al fine di compiere il primo passo verso la soluzione.

Uno degli errori riscontrati con maggior frequenza nei centri di fecondazione assistita è quello di standardizzare i trattamenti, prescindendo dal singolo caso e dalla singola problematica che potrebbe emergere. Quando si intraprende un percorso di fecondazione assistita, è preferibile che la paziente venga seguita da un’équipe che abbia un approccio organico ed una visione condivisa per tutta la durata del trattamento.

Allo stesso modo, l’età può essere un ulteriore ostacolo alla buona riuscita del trattamento: nella donna incide sulla riserva e sulla qualità degli ovociti, nell’uomo sulla quantità e qualità del liquido seminale. Con l’avanzare dell’età, i gameti subiscono un graduale danneggiamento genetico, che può portare a difetti cromosomici, causa di fallimento dell’impianto e di interruzioni premature di gravidanza.

Di fronte ad un fallimento, è importante chiedersi se sono stati effettuati tutti gli esami propedeutici al trattamento e collegati con il buon esito dell’attecchimento e della gravidanza, come per esempio esami che riguardano l’autoimmunità, la parte genetica, il controllo del funzionamento della tiroide per evidenziare eventuali anomalie e calibrare il giusto intervento.

La prima visita alla clinica Raprui include l’anamnesi, un’ecografia, eventuali esami aggiuntivi, come lo spermiogramma e l’ormone anti-mulleriano e infine il preventivo.

Secondo i dati del 2017, la clinica Raprui ha ottenuto il 40% di gravidanze cliniche dallo scongelamento degli ovuli, il 60,5% dallo scongelamento degli embrioni e il 40% nei cicli a fresco di micro-inseminazione ICSI/IMSI.

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16 Luglio 2019
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