ROMA – “La situazione si sta complicando da un punto di vista umano perche al di là del risarcimento, che non darà l’imputato ma un terzo soggetto, non c’è prova di un ravvedimento, di un pentimento sincero, ma nemmeno di una presa di coscienza“. Queste le parole dell’avvocata Ilaria Cavallin al termine dell’udienza di oggi al Tribunale di Velletri in cui si attendeva la sentenza. La legale assiste la mamma di Giulia Capraro, la giovane morta da passeggera nello scontro stradale del 13 giugno 2023.
L’udienza è quindi rinviata al 15 settembre, “quando la pm del fascicolo, all’esito dell’acconto del risarcimento (la mamma è stata obbligata a dare il proprio iban) dovrà dare parere positivo o negativo all’accesso dell’imputato al patteggiamento”. L’imputato all’uscita raggiunto dai giornalisti presenti non ha voluto rilasciare dichiarazioni.
“La vita di Giulia vale un iban- ha dichiarato la mamma Antonella Zevini- io non lo avevo, in questo processo si parla solo di soldi e non del reato. Sono dovuta uscire, chiederlo e darlo. Io non sono una bugiarda”, ha detto riferendosi alle accuse lanciate contro di lei.
“Siamo in pausa prima della sentenza, sono andata in bagno e ho incrociato l’imputato. Mi aspettavo un abbraccio, un ‘mi dispiace per Giulia’ e invece ha evitato il mio sguardo. E così mi sono inginocchiata di nuovo io davanti a lui. Se daranno il patteggiamento non crederò più alla giustizia“. Antonella Zevini, mamma di Giulia Capraro, la giovanissima morta da passeggera con la cintura allacciata in uno scontro stradale il 13 giugno 2023, urla il suo dolore davanti al grande portone del Tribunale di Velletri. Imputato M.M. non avrebbe mai chiesto perdono né personalmente né per tramite di una missiva. Aleggia sempre di più la possibilità di un patteggiamento.
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“Sto continuando a subire violenza istituzionale. Non è così che si trattano le madri nelle aule di Tribunale, noi non possiamo parlare e urlare”, ha gridato circondata degli amici di Giulia con le foto della giovane e i cartelli ‘iosonogiulia’ ricordando le indagini e altri fatti segnalati più volte dalla difesa della mamma di Giulia e agli atti, come l’alcol test fatto molte ore dopo, o le ruote tutte diverse della vettura.







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