giovedì 22 Gennaio 2026

In Mali seggi aperti domenica per il referendum sulla Costituzione, a tre anni dal golpe

Apre la strada alle elezioni generali del 2024, ma non convincono i nuovi poteri al presidente e la secolarizzazione dello Stato

ROMA – Domenica 18 giugno in Mali seggi aperti per un referendum costituzionale, volto a spianare la strada alle elezioni generali del 2024. L’appuntamento è particolarmente atteso dalla comunità internazionale, che da tempo chiede alla giunta militare che guida il Paese di lasciare il potere e favorire un avvicendamento democratico.

Il Paese dell’Africa saheliana ha infatti assistito a due colpi di Stato, uno nel 2020 – con la destituzione del presidente eletto Ibrahim Boubacar Keïta – e l’altro nel 2021, a meno di dieci anni da quello del 2012.
L’ipotesi che la giunta restasse al potere altri cinque anni ha spinto la Comunità economica degli Stati dell’Africa occidentale (Ecowas /Cedeao) a far scattare delle sanzioni a gennaio 2022, che poi sono state sospese nel luglio seguente, quando dal governo militare è giunto l’impegno ad andare al voto entro due anni.

“TROPPI POTERI AL PRESIDENTE”, LA RIFORMA NON CONVINCE

Tuttavia, vari partiti e diversi imam musulmani – l’islam è la prima religione del Paese – si sono espressi contro la riforma della Costituzione, convinti che dia “troppi potere al presidente” e che questo “affosserà le altre istituzioni”, come ha detto anche il portavoce del partito Parena, Sidi Toure. Non convince infatti l’emendamento che consente al capo dello Stato di nominare o licenziare il Primo ministro e i ministri, nonché di sciogliere il Parlamento. Inoltre si introduce la “laicità dello Stato”, che fa storcere la bocca agli ambienti islamici. C’è infine chi rifiuta una riforma della carta fondamentale da parte del potere militare, nonché golpista.

L’AFFLUENZA BANCO DI PROVA PER IL COLONNELLO GOITA

Coloro che invece barreranno il “sì” trovano positiva l’introduzione della corte dei conti, la legittimazione della leadership tradizionale e una clausola per includere le lingue nazionali come ufficiali accanto al francese.
Non è ancora chiaro se alle future presidenziali si candiderà anche il colonnello Assimi Goita, a capo della giunta attuale, ma l’affluenza alle urne è certamente un banco di prova per misurare il sostegno della popolazione ai militari. Peserà tuttavia l’insicurezza in cui versa il Paese, dove i civili sono minacciati da diversi gruppi armati. Tensioni tra Bamako e il governo di Parigi hanno anche portato alla smobilitazione della missione militare francese Barkhane.

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