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L’abbazia di Grottaferrata scrigno di tesori: qui Domenichino, atlanti storici e un erbario del ‘500

Ricchissima la collezione di manoscritti, ordinati in serie linguistiche: dal greco, il latino e l'italiano, fino a testi in lingua etiope, araba, turca, ebraica

GROTTAFERRATA (RM) – Agli albori del Seicento, un giovanissimo Domenico Zampieri arriva a Grottaferrata. Sarà lui, che di lì a poco tutti conosceranno come Domenichino, a realizzare gli affreschi dedicati a San Nilo e San Bartolomeo, fondatori dell’antichissima Abbazia alle porte di Roma.

La Cappella Farnese, dal nome del committente Odoardo, allora cardinale commendatario, è il cuore della Chiesa abbaziale, splendido esempio della tradizione monastica italo-greca fiorita nell’Italia meridionale in epoca medievale, che ancora oggi conserva il rito bizantino. “Il monastero di Santa Maria di Grottaferrata è stato fondato dai Santi Nilo e Bartolomeo, al punto che l’altro nome del monastero è quello di Abbazia di San Nilo, nel 1004 ed è oggi una preziosa se non unica testimonianza della presenza monastica bizantina, greco-cattolica, in Italia e nel mondo– spiega all’agenzia Dire padre Francesco, egumeno dell’Abbazia– Naturalmente all’interno di questa tradizione millenaria è fiorita la cultura e la missione dei monaci di trasmettere dei tesori di spiritualità attraverso la produzione libraria. Ed è per questo che l’Abbazia ospita la Biblioteca del Monumento nazionale”.

Ricchissima la collezione di manoscritti, che a oggi contano 1.197 unità compresi i frammenti, di cui 550 sono state digitalizzate, e sono ordinati in serie linguistiche: dal greco, il latino e l’italiano, fino a testi in lingua etiope, araba, turca, ebraica. Tra i 71 incunaboli conservati nella Biblioteca dell’Abbazia, sono tantissimi i libri liturgici ma sono presenti anche testi di diritto canonico e classici latini e greci, oltre alle opere dei grandi scrittori italiani, tra cui un Canzoniere di Francesco Petrarca e due edizioni della Divina Commedia, una stampata a Firenze nel 1481 e l’altra a Venezia nel 1491.

Il Fondo moderno ammonta a oltre 50mila volumi, comprese le opere stampate a partire dal secolo XV. “I manuali pregiati sono numerosi- spiega ancora padre Francesco- tra questi c’è un Atlante geografico di Willem Blaeu, redatto in realtà dal figlio Joan, che è un capolavoro di cartografia, ma anche un bellissimo erbario del Cinquecento che si fregia di riproduzioni di acquerelli in cui la natura viene presa dal vivo e dunque è testimonianza di un’opera che sia dal punto di vista culturale che caritativo è un elemento portante dell’opera monastica. Sempre in questo settore la Biblioteca conserva un incunabolo che si rifà alla scienza medica dove ci sono sette sermoni che riguardano la cura delle diverse parti del corpo attraverso lo studio medicinale del tempo”.

Nel 2001 la Biblioteca ha inaugurato anche degli spazi moderni, posti al secondo piano del rinascimentale Palazzo dei commendatari, mentre la parte monumentale, costruita con radica d’ulivo, mostra una collocazione dei libri per argomenti: “Con uno sguardo panoramico- così ancora padre Francesco- si parte dalla sacra scrittura e si arriva ai commenti liturgici, che sono i due poli non solo della giornata monastica ma anche della visione dell’Universo racchiusa in Dio che è principio e fine, dunque tutto il Sapere è in queste due polarità”.

Realizzato con l’agenzia di stampa DIRE, il progetto ‘Biblioteche d’Italia’ è un viaggio alla scoperta dei 46 Istituti statali italiani, scrigni di bellezza e custodi di un patrimonio documentario che ammonta a circa 40 milioni di esemplari: https://cultura.gov.it/bibliotecheditalia. Il documentario sulla Biblioteca Statale del Monumento nazionale di Grottaferrata fa parte della serie di reportage promossi dal Ministero della Cultura e disponibili sui canali social istituzionali e sul profilo Instagram @bibliotecheditalia https://www.instagram.com/tv/Ce3ECReoVW5/?.

Il prossimo appuntamento con una nuova biblioteca sarà giovedì 16 giugno 2022.

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2022-06-16T16:16:06+02:00

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