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Comunali Roma, allo Spin Time Lab il primo confronto tra i sette candidati alle primarie

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Primo confronto pubblico tra i candidati alle primarie della coalizione di centrosinistra per il sindaco di Roma
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ROMA – Imma Battaglia, Giovanni Caudo, Paolo Ciani, Stefano Fassina, Cristina Grancio, Roberto Gualtieri e Tobia Zevi per la prima volta faccia a faccia uno di fronte all’altro. È il primo confronto pubblico tra i candidati alle primarie della coalizione di centrosinistra per il sindaco di Roma quello che si è tenuto all’interno dello stabile occupato di via Statilia che ospita lo Spin Time Lab: accolti dal ‘padrone di casa’ Andrea Alzetta, ex consigliere capitolino e storico esponente dei movimenti romani, oggi in Liberare Roma, i candidati hanno anche ascoltato gli interventi di diversi rappresentanti di associazioni, comitati e lavoratori prima di prendere in seguito la parola per dialogare e confrontarsi con il pubblico.

Il primo a intervenire tra i candidati è stato Zevi: “Oggi è una giornata di festa. Il primo confronto tra tutti noi, e ce ne saranno per fortuna altri, è una spinta a vivere gli ultimi cinque giorni di campagna elettorale in cui dobbiamo convincere la città a prendere parte a questa spinta di cambiamento”. Roma, ha sottolineato, “può e deve essere nei prossimi cinque anni una Capitale europea contemporaneamente competitiva e inclusiva, due parole che non sono alternative. Dovrà essere in grado di attrarre investimenti, talenti e innovazione e allo stesso tempo non lasciare indietro nessuno, e questo si fa investendo innanzitutto su creatività, cultura e conoscenza. Dal 21 giugno dovremo essere tutti uniti per sconfiggere i nostri avversari che sono tanti, sono tutti e soprattutto sono fuori da qui”.

Per Battaglia “essere qui mi restituisce il senso dell’impegno che abbiamo preso insieme a Liberare Roma. Abbiamo idee semplici ma molto concrete per cambiare questa città, che deve diventare ‘modernamente antica’: Roma non puo più essere governata come oggi, perché quel modello è fallito. Non solo per colpa della politica, ma di certo ha avuto un ruolo la brutta storia di cancellazione della democrazia con Ignazio Marino ma anche con noi che eravamo stati eletti democratocamente e poi siamo stati cancellati dalle firme della maggioranza insieme all’opposizione, perché non fu solo incursione di Renzi e Orfini”.

A livello di coalizione, ha sottolineato la ex consigliera capitolina rivolgendosi agli esponenti del Pd presenti, “costruire un’unione è come costruire una relazione: se mi hai tradito me lo devi dire e io ti dico che ho sofferto. Negare quel pezzo di storia che ha portato a governare Raggi è sbagliato“. Siamo qui, ha concluso Battaglia, “per decidere insieme qual è il modello di città che vogliamo fino al 2050, noi non eleggeremo un sindaco o una sindaca ma i sindaci, perché non si può più avere un modello centrale e demandare tutto ai municipi senza risorse e competenze, questo modello è fallito. Il governo deve partire dai territori”.

Caudo è invece partito dall’esperienza di Spin Time: “Questo è un bene pubblico e privato per eccellenza, se questo spazio ha un successo del genere è perché fuori da qui questi spazi non ci sono più. Abbiamo perso il senso della città pubblica e l’abbiamo perso nel rapporto con la politica non affrontando mai la questione negli ultimi vent’anni, e invece dobbiamo ripartire proprio da questo perché è da qui che parte la crisi di questa città. L’impegno che prendiamo- ha puntualizzato il presidente del III Municipio di Roma- è di fare anche fuori quello che succede qui dentro e non venire più solo qui a proteggere quello che accade all’interno di queste mura. La mia preoccupazione non è che non abbiamo idee, ma che queste non trovino un coagulo con la dimensione e lo schema della politica: se le primarie hanno un senso, è quello di costruire l’agibilità politica per fare quello che sappiamo, come succede già in alcuni Municipi di questa città”.

A Roma, ha detto Ciani, “da troppo tempo a Roma si parla di emergenza abitativa, ma noi dobbiamo uscire dalla logica dell’emergenza. L’emergenza è la pandemia, il tema abitativo è invece un tema strutturale di questa città e non si può più affrontare con risposte emergenziali. A Roma ci sono troppe persone senza casa e troppi spazi vuoti pubblici e privati: per proporci a questa città dobbiamo creare un’agenzia dell’abitare in cui poter far sedere allo stesso tavolo tutti gli attori, costruttori, movimenti per il diritto all’abitare, sindacati degli inquilini e il comune per riempire spazi vuoti e smetterla con la speculazione. La legge è fatta per gli uomini e le donne, non il contrario: per questo dico che sgomberare una famiglia senza alternativa non è legale, mandare delle persone a vivere per strada non è legale. Basta con vicende come l’ex Fiera di Roma o la scuola di via Cardinal Capranica, non ce le possiamo più permettere”.

In questi anni, ha spiegato Fassina, “abbiamo fatto molta politica per strada ed è importante organizzare la campagna elettorale attraverso momenti di ascolto. Il denominatore comune degli interventi di oggi è la visione di città, e quella che prevale è quella di un agglomerato di funzioni e individui da organizzare in modo efficiente. Cinque anni fa andava di moda l’onestà e oggi la competenza, come se fossero visioni politiche quando invece dovrebbero essere requisiti fondamentali: oggi invece abbiamo tratteggiato un’idea di città come comunità aperta, solidale e inclusiva, e quindi bisogna riconoscere il protagonismo sociale secondo il principio sussidiarietà che non deresponsabilizza l’amministrazione, anzi”.

Secondo il deputato “bisogna fare in modo che gli spazi, a partire da quelli del patrimonio capitolino, siano a sostegno di chi produce cultura, solidarietà e salvaguardia ambientale, e il primo passo è la revoca della delibera 140, che è scritto nella carta d’intenti di queste primarie. Facciamo che questa campagna sia l’abbrivio finalmente per uno slancio unitario”.

“Sapete tutti che io sono entrata in Consiglio comunale con il M5S perché non ce la facevo più a vedere la politica che si presentava ai dibattiti per le amministrative promettendo delle cose e poi facendole diventare carta straccia”, ha invece ricordato Grancio. “Sappiamo quanto sia importante oggi avere un sindaco che sia credibile, dopo che dalle Giunte che si sono susseguite abbiamo sentito solo tante belle parole e poi il nulla. Per me l’emergenza abitativa è ancora emergenza perché non è questione di immobili, ma emergenza di persone e di famiglie, e come tale va presa in carico dal pubblico e non dal privato, nella maniera più assoluta. Anche la questione lavorativa è fondamentale, a Roma è esasperata e la città dovrebbe mettere una mano sulla sua coscienza perché tutti abbiamo visto in Consiglio comunale come sono stati trattati i lavoratori delle partecipate: questa amministrazione ha mostrato una mancanza di umanità disgustosa”.

A concludere il dibattito è stato Gualtieri: “Questa è una citta con una ricchezza straordinaria di esperienze associative, e questa amministrazione sta conducendo una guerra al mondo delle associazioni, del volontariato e del terzo settore. La sfida che abbiamo davanti non è solo quella di recuperare una buona amministrazione che è venuta meno in questa città che collassa secondo tutti gli aspetti, ma interpretare una profonda trasformazione nel segno del benessere equo e sostenibile, con forte discontinuità su alcuni elementi e assetti, se vogliamo una Roma che sia alla guida del rilancio del Paese sulle linee della sostenibilità, dell’innovazione e della piena e buona occupazione”.

Dopo aver delineato le priorità, vale a dire “casa, beni comuni, cultura e ambiente”, il deputato dem ha sottolineato che “la politica culturale a Roma deve conciliare due elementi, la dimensione istituzionale e di eccellenza e allo stesso tempo dare spazi liberi per far esprimere la cultura e liberare la creatività, altrimenti non riusciremo ad aiutare a emergere una parte fondamentale della ricchezza di questa città, che rappresenta una grande opportunità di sviluppo e crescita economica”.

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