VIDEO | Clima, Onu: “Contro la desertificazione l’impegno sia politico”

È questo, secondo Yukie Hori, portavoce della Convenzione Onu contro la desertificazione (Unccd), l'obiettivo della Giornata mondiale sul tema
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ANKARA – Promuovere consapevolezza e impegno politico, perché nel mondo sia arrestato il degrado del suolo, un problema che colpisce soprattutto Paesi poveri e comunità rurali: è questo, secondo Yukie Hori, portavoce della Convenzione Onu contro la desertificazione (Unccd), l’obiettivo della Giornata mondiale sul tema che si celebrerà domani.

“L’appuntamento del 17 giugno mira a coinvolgere l’opinione pubblica e a favorire responsabilità e impegno politico- ha sottolineato Hori in un’intervista all’agenzia ‘Dire’- Un riferimento essenziale è il ‘land degradation neutrality‘, lo stop al degrado del suolo, un’idea definita proprio qui ad Ankara, nel corso della Conferenza delle parti della Convenzione che si tenne nel 2015″.

La lotta contro la desertificazione, rilanciata 25 anni fa con l’adozione della Unccd, uno strumento che riunisce oggi 196 Paesi, è uno degli impegni dell’Agenda 2030. L’Obiettivo di sviluppo numero 15 chiede di “proteggere, ripristinare e favorire un uso sostenibile dell’ecosistema terrestre“. 

Nel testo, del resto, è fissato al 2030 il traguardo di “un mondo privo di degrado del suolo”. Secondo dati rilanciati alla vigilia della Giornata mondiale dal segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, un terzo delle terre del pianeta sono gravemente degradate e ogni anno si perdono 24 miliardi di tonnellate di suolo fertile. Stando alle statistiche delle Nazioni Unite, inoltre, il 74 per cento dei poveri nel mondo sono direttamente colpiti dal deterioramento dei terreni. 

Le celebrazioni della Giornata mondiale contro la desertificazione si terranno ad Ankara, già sede quattro anni fa della Cop12, la Conferenza delle parti del 2015.

AKHTAR-SCHUSTER: DEGRADO SUOLI COLPISCE 3,2 MLD PERSONE

“Gli stili di vita fondati su consumi elevati nelle economie più sviluppate e la crescita dei consumi nei Paesi emergenti sono fattore chiave del degrado dei suoli a livello globale”: lo ha detto oggi Mariam Akhtar-Schuster, co-presidente della Science-Policy Interface (Spi), piattaforma della Convenzione Onu contro la desertificazione (Unccd). Alla vigilia delle celebrazioni della Giornata mondiale dedicata al tema, che avranno il loro centro ad Ankara, l’esperta ha citato gli ultimi dati delle Nazioni Unite. 

“A subire le conseguenze del degrado dei suoli dovuto ad attività umane sono circa tre miliardi e 200 milioni di persone, quasi la metà della popolazione” ha detto Akhtar-Schuster. Convinta che “ridurre il degrado dei suoli aumenta la sicurezza alimentare e idrica, contribuisce all’adattamento ai cambiamenti climatici e può consentire di evitare conflitti e migrazioni”. Al centro dell’intervento di Akhtar-Schuster, nel corso di un seminario ad Ankara con rappresentanti della stampa internazionale, il legame tra desertificazione e “fenomeni connessi” come i cambiamenti climatici e la perdita di biodiversità. 

L’esperta ha evidenziato la necessità di guardare a questi problemi da una prospettiva ampia, anche geograficamente: “Le scelte di consumo e i loro effetti sul degrado dei terreni spesso non si vedono a causa delle distanze che separano chi consuma da chi, invece, paga le conseguenze di quell’impoverimento”. La Science-Policy Interface, l’organismo co-presieduto da Akhtar-Schuster, ha il compito di promuovere il dialogo tra ricercatori e dirigenti politici su desertificazione, degrado dei suoli e siccità.

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16 Giugno 2019
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