giovedì 15 Ottobre 2026

Coppa al Bologna, il “milordino” in blazer trascinato dalla curva

La partita vista da "quelli sempre col posto in prima fila quando si tratta di criticare e in ultima fila quando c'è da pagare il biglietto"

di Gabriele Rubbini

Blazer blu, camicia bianca e scarpe lucidate, il milordino scende a Roma per vedere la prima finale della sua vita. “Milordino” è una felice definizione di Giuseppe Gazzoni Frascara, patron del Bologna dal 1993 al 2005. Si riferiva a “quelli che hanno sempre un posto in prima fila quando si tratta di criticare e in ultima fila quando si tratta di pagare il biglietto”. Biglietto di tribuna in tasca, of course, albergo e Freccia Rossa prenotati con largo anticipo, il milordino ha programmato strategicamente la trasferta calcistica insieme a una serie di riunioni di lavoro; business as usual. Il milordino viaggia in autonomia e mostra di disprezzare le famiglie e i gruppi di amici che affrontano la stessa trasferta con spirito da gita scolastica, ma in realtà si sente solo e per fortuna incrocia qualche conoscente da salutare. Per il resto si rifugia nel lavoro.

COMPATISCE LE TRUPPE CAMMELLATE, MA LUI VA AL LAVORO

All’arrivo a Roma, il milordino compatisce le truppe cammellate che si affannano in code chilometriche ai taxi, fuori della stazione. Essi non sanno che basterebbe spostarsi di poche centinaia di metri, a piazza Indipendenza o piazza Esedra, per trovare parcheggi pieni di taxi. Lui lo sa, perché quella trasferta di lavoro è pane quotidiano e ne conosce ogni malizia. Però le truppe cammellate imprecano con allegria, mentre lui è da solo, e sta andando a lavorare.

In ufficio, tra un meeting e una call, un report e un abstract, il milordino viene a sapere che una parte dei tifosi bolognesi sono rimasti bidonati dalla mancanza dei pullman prenotati. Tra loro anche un collega, subito oggetto di scherno, bombardato dalla canzone di Venditti “bomba o non bomba, arriveremo a Roma”. Ma quei tifosi hanno trovato il modo di partire comunque, con l’autostop, con auto condivise tra sconosciuti, con qualsiasi mezzo: innumerevoli zingarate da raccontare in eterno. E il milordino lavora, scrive mail, compulsa excel.

PRIMA DELLA PARTITA IN ALBERGO A CAMBIARE LE SCARPE

La sera, il milordino va in albergo a cambiarsi almeno le scarpe prima di ottenere un passaggio in auto da un gentile collega (milanista) che abita dalle parti dell’Olimpico. E così anche quella traversata di Roma diventa l’occasione per prolungare la giornata di lavoro, discutendo questioni organizzative. Loro parlano di lavoro e tutto attorno i tifosi sfrecciano per la città con le sciarpe al vento: a piedi, con i monopattini, le biciclette in sharing. Una zingarata continua.

Finalmente l’Olimpico, nel quale i tifosi veri hanno messo l’accampamento da ore, provando coreografie e cori. Finalmente la partita, e finalmente anche il milordino comincia la sua metamorfosi, anche se è l’unico con la camicia bianca (ma ha comprato una sciarpa per strada). Si unisce timidamente ai cori – dei quali non sa una parola- suggerisce tattiche ai calciatori, comincia ad accalorarsi. Trascinato dal ruggito della curva, lentamente entra nel mood del tifo, della passione, del casino. Non è più solo, è parte di una comunità, di una comunione di valori, almeno per un paio d’ore.

METAMORFOSI ALLO STADIO, ORA CANTA ANCHE LUI

Il Bologna vince la finale e il milordino si è divertito un mondo. Ha cantato le canzoni di Lucio Dalla, si è commosso, si è esaltato. Soprattutto, da domani potrà dire “io c’ero” e quando quel giorno sarà ricordato, lui potrà stare in punta di piedi. All’uscita dallo stadio lentamente l’adrenalina cala. Nella notte romana nella quale più di uno fa a pezzi una canzone, l’esaltazione lascia il posto alla stanchezza. Dopo una lunga attesa riesce a salire su un autobus diretto a Termini. Le famiglie, i gruppi di amici, i tifosi veri, tutti sono stanchissimi, ma felici. Per loro continua la zingarata.

TORNA LA CAMICIA D’ORDINANZA MA DIRA’: “IO C’ERO”

Il milordino è tornato milordino. Domattina di nuovo blazer blu, camicia pulita, scarpe lucidate. Qualche perculata ai colleghi milanisti, ma di nuovo: call, meeting, report. Business, as usual. Di nuovo: da solo. Però potrà dire “io c’ero”.

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