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Lectio di Valentina Bertazzoni alla scuola di design di Firenze

Pubblicato:16-05-2024 11:00
Ultimo aggiornamento:16-05-2024 11:00
Autore:

Valentina Bertazzoni
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FIRENZE – La visione del design di prodotto di un’azienda ultracentenaria, con un cuore produttivo molto tecnico e tecnologico, abituata a dialogare con le piazze commerciali mondiali, portata in uno dei centri formativi d’eccellenza dei designer di domani, l’Isia Designer di Firenze. È quanto ha condiviso con una folta platea di giovani appassionati e curiosi Valentina Bertazzoni, direttore Stile e Comunicazione dell’omonima azienda, leader internazionale in elettrodomestici premium per la cucina, di cui rappresenta la sesta generazione. Originale il suo approccio al design declinato nel contesto concreto di un’azienda che può raccontare un secolo e mezzo di storia.

“Ho fornito, forse inaspettatamente, molte informazioni di contesto, perché per pensare a un prodotto il design deve innanzitutto conoscere il committente e la dimensione in cui opera“, spiega l’imprenditrice che, sottolinea, ha voluto consegnare tre chiavi indispensabili per approcciare il mondo produttivo con efficacia. “Per fare un buon prodotto il designer deve preliminarmente chiedersi: che cosa, come e perché. Ovvero- spiega- qual è l’oggetto di cui è chiamato a interessarsi; come approcciarlo, attingendo a un bagaglio di conoscenze tecniche, tecnologiche, di approvvigionamento e commerciali. E poi, e forse prima di tutto, deve chiedersi le ragioni per cui un prodotto deve essere fatto in un certo modo piuttosto che in un altro”. Per Bertazzoni si tratta di aspetti fondamentali che permettono “di non restare innamorati di se stessi o della propria idea e di poter operare più facilmente e con maggior soddisfazione nell’incontro tra creatività e produzione”.

La storia, la visione e la tipologia di prodotto di Bertazzoni hanno consentito di supportare concretamente queste argomentazioni entrando nel cuore di un’azienda amata in gran parte del mondo per i suoi prodotti di qualità, facilmente riconoscibili. “Per un’azienda con una lunga storia come la nostra– sintetizza- la continuità di stile è fondamentale e richiama perciò un design evolutivo, che attinge con creatività agli archivi; i prodotti ingegneristici restano il cardine, devono essere connotati da uno stile che esalti proprio questa loro natura, insieme alla loro funzionalità”.


Non da ultimo, il richiamo a oggetti che in cucina ci restano per anni e anni, legati a un acquisto che è un investimento, più che la risposta a un impulso. Le loro linee, quindi, non possono essere soggette a cambi stagionali. Una complessità, dunque, che ha risposto appieno all’obiettivo dell’Isia Design, ovvero far comprendere ai giovani aspiranti designer l’articolato mondo che ruota dietro e attorno a un prodotto di design, di cui la tecnologia è solo una parte. Una complessità di cui Bertazzoni ha dato conto, raccontando l’attività del Centro Stile interno all’azienda di cui è direttore.

Il designer– dice- assume anche un ruolo di mediazione tra esigenze molto diverse che proprio in questo Centro si mettono a confronto. Quelle della progettazione, della produzione del prodotto, dell’acquisto dei materiali, della vendita, degli aspetti estetici e funzionali. Trovare un punto di caduta è senz’altro impegnativo, ma è anche un lavoro di squadra molto bello”, conclude l’imprenditrice.

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